Società

Per Morelli la priorità delle donne è essere femminili? Io credo che sia essere femministe

“No dai, non l’ha detto davvero”. Siamo state in tante a ripeterci questa frase dopo il discorso di Raffaele Morelli ieri su Rtl. E invece no, l’aveva proprio detto, rivolgendosi a tutte le donne in ascolto: “Prima di tutto sei il femminile”.

Oggi lo psichiatra ha rincarato la dose, stavolta su Radio Capital, e dopo aver detto che tutte le bambine devono giocare con le bambole per mantenere la loro radice femminile, ha zittito Michela Murgia, che giustamente provava a fare il suo mestiere mettendo in discussione opinione assurde e retrograde.

Proviamo ad addentrarci un passo alla volta in quell’universo di sessismo che è stato il suo discorso.

“Io direi che se una donna esce di casa e gli uomini non le mettono gli occhi addosso deve preoccuparsi perché vuol dire che il suo femminile in qualche modo non è presente in primo piano”.

Davvero? Siamo a Chicago, Ruth George ha 19 anni. Un uomo inizia a seguirla e a salutarla per strada senza conoscerla. Fin qui ci siamo tutte, vero? Scommetto che invece qualche uomo si trova già in territorio sconosciuto, perché di solito noi non inseguiamo le persone per strada solo perché pensiamo siano attraenti. Ma magari succede, andiamo avanti. Il signore in questione trova assurdo il fatto che Ruth lo ignori e continui dritta per la sua strada – io di solito accelero il passo, prendo il cellulare e digito il 112. Non so se è mai capitato agli uomini che leggono, forse sì, a qualcuno che ha temuto di essere derubato. Una volta nella vita, non tutte le sere.

Allora lui si avvicina, sempre più arrabbiato per le mancate lusinghe, la prende per il collo da dietro e inizia a trascinarla. Quante volte lo abbiamo immaginato? Quante volte abbiamo sperato in una traversa con un paio di luci e qualcuno fuori a fumare disposto ad aiutarci. Era l’1.34 del mattino. Alle 3.20 l’aggressore confessava alla polizia di averla ammazzata. Quindi scusa, Morelli, se quando abbiamo gli occhi addosso ci capita di preoccuparci.

“Vedi? Tu puoi fare l’avvocato, il magistrato, puoi essere conduttore radiofonico e ottenere tutto il successo che vuoi e tutti i soldi che vuoi, ma il femminile in una donna è la base su cui si siede il processo”. Ah sì? Wow! Io pensavo che il processo si sedesse sul fatto di essere indipendenti, competenti, resilienti, professionali, appassionate. Quindi basta la gonna? Grazie del suggerimento, mi sembra molto più semplice ora! Avviso subito quelle di noi che stanno curando pazienti, preparando concorsi, presentando proposte di legge, insegnando in cattedra, salutando dalla stazione spaziale internazionale… Ragazze: annuncio importante! Mettetevi subito la gonna, essere femminili è la chiave del successo!

“Prima di tutto sei il femminile e il femminile è il luogo che suscita il desiderio”. Procediamo con Aristotele: se tutte le donne sono il femminile e il femminile è il luogo del desiderio, allora tutte le donne sono il luogo del desiderio. In pratica siamo a disposizione di Morelli e di quelli come lui: pezzi di carne che allietano le loro giornate. Facendo una media a livello internazionale, più dell’80% delle donne sin da giovanissime ha subito catcalling, ovvero quell’insieme di fischi, frasi offensive, commenti, a volte insulti che rientrano nell’innocente categoria del “ma stavo solo guardando!”.

Il 16% delle donne in Italia secondo un’indagine Istat 2018 ha subito molestie con contatto fisico, contro il 3% degli uomini. Ma il dato più allarmante è la percezione del pericolo di quelle molestie: il 76% delle donne le considera gravi, mentre si scende al 47% per gli uomini. Capite? Appena qualcuno si avvicina o ci accarezza contro la nostra volontà, noi pensiamo di fare la fine di Ruth.

“E le donne lo sanno bene perché quando le donne escono di casa e hanno addosso un vestito con cui non si sentono a loro agio tornano indietro a cambiarsi”.

È vero, molte di noi non indossano affatto quello che vorrebbero. Molte si cambiano ancor prima di uscire perché pensano che quella scollatura sia pericolosa, che ci siano troppe gambe al vento, o che quella gonna vada bene di giorno, ma non di sera. Che quella maglia sia per donne più magre, che quei pantaloni siano troppo attillati, tanto da poter attirare attenzioni spiacevoli. Quindi sì, è vero, a volte pensiamo agli uomini mentre ci cambiamo.

“Gli uomini non lo fanno perché noi uomini siamo più unilaterali, non diamo così importanza alla forma. La donna è la regina della forma”. Non poteva mancare l’ultimo tocco del patriarcato, quello che dice che gli uomini devono essere tosti, machi, ruvidi. Non torna a cambiarsi l’uomo, perché se ne frega, non può essere insicuro di sé. E se sei timido, se tingi i capelli di rosa, se ti metti una maglia a fiori, se indossi make up, scommetto che non sei abbastanza uomo. Perché il maschile e il femminile lo decidono gli altri, tu devi solo adeguarti.

Mi spiace per Morelli, perché pensava che la nostra priorità fosse essere femminili. Invece la nostra priorità è essere femministe. Sono solo tre lettere, ma sono quelle che ci fanno sperare di cambiare le cose.