Un commissario governativo per la Metro C di Roma. Una soluzione sul modello della ricostruzione del ponte di Genova. E proprio come per il Viadotto Polcevera, l’incarico andrebbe in capo al sindaco della città, in questo caso Virginia Raggi (almeno per i prossimi 11 mesi). Il Campidoglio e i costruttori sono d’accordo e hanno già raggiunto un’intesa di massima. Il ministero Infrastrutture e Trasporti – in queste ore alle prese con il dossier Autostrade – prende tempo, ma dagli uffici di Porta Pia si registrano aperture e dicono che “i presupposti ci sono” e che “se ne discuterà sicuramente a breve”. L’obiettivo, secondo quanto dichiarato dai tecnici capitolini in una commissione ad hoc svoltasi mercoledì scorso, è “inserire il provvedimento nella seconda lista del decreto semplificazione” quello delle “opere urbane”, attraverso “l’approvazione del documento di economia e finanza che il governo presenterà a settembre”.

Lungaggini ed extracosti: almeno 12 anni di ritardo – La terza linea della metropolitana di Roma è ancora l’opera più imponente d’Europa, con i suoi 3 miliardi e 740 milioni di euro – di cui circa 700 milioni di extracosti maturati in 15 anni – per 25,6 km, tracciato che parte dall’estrema periferia est della città fino al quartiere Prati attraverso il Centro Storico. La prima pietra è stata messa ben 14 anni fa, nel 2006, quando la data di ultimazione dei lavori nel progetto originario doveva essere il 2016. E invece si viaggia con almeno 12 anni di ritardo rispetto a quel cronogramma: la tratta Pantano-San Giovanni è stata completata nel 2018 (l’apertura era prevista nel 2011), l’apertura della San Giovanni-Venezia è prevista per il 2025, mentre per l’ultimo tratto, che va da piazza Venezia a piazzale Clodio, i più ottimisti parlano di 2028, ma va considerato che non ci sono ancora né tempistiche ufficiali, né la rimodulazione del progetto (in corso da quasi 2 anni).

La lettera dei costruttori: “Commissariare subito” – Di fronte a questo scenario, c’è la necessità di una “discontinuità”, segnalata nell’ottobre scorso dalla stessa sindaca Raggi, in una lettera al premier Giuseppe Conte. L’opera, infatti, viaggia a ritmi lumaca anche per la complessa struttura burocratica che si porta dietro: tre enti finanziatori (70% Stato italiano, 18% Comune di Roma, 12% Regione Lazio), una stazione appaltante (Roma Metropolitane, municipalizzata in liquidazione), un consorzio, la Metro C Scpa, formato da cinque società costruttrici (Astaldi, Vianini Caltagirone, Hitachi Rail, Ccc e Cmb), tre assessorati comunali e due ministeri competenti, con le relative avvocature. Per non parlare degli interventi delle soprintendenze in occasione dei (numerosi) ritrovamenti archeologici. In una lettera del 7 luglio, il presidente di Metro C Scpa, Franco Cristini, ha rappresentato al capo del governo “l’assoluta necessità di prendere in considerazione la tempestiva nomina di un commissario straordinario cui conferire i poteri necessari a rimuovere al più presto gli ostacoli di natura burocratica che stanno condizionando sempre più pesantemente la realizzabilità della Linea C”.

Il Campidoglio guarda ai giubilei 2025 e 2033 – Il Campidoglio è d’accordo con la linea dei costruttori. L’impasse nata nell’ultimo anno – che ha portato quasi allo stop dei lavori fra San Giovanni e Fori Imperiali – è figlia di un continuo inseguimento fra gli adempimenti burocratici di Comune e Ministero. Commissariare la parte centrale, quella più complessa, andrebbe anche a scongiurare i “2,5 miliardi in più”, che Raggi ipotizzava nella sua missiva dello scorso anno, oltre alle 45 varianti già approvate a cavallo fra i mandati dei sindaci Veltroni, Alemanno e Marino. Con il commissariamento, invece, “il finanziamento della tratta T2, da Venezia a Clodio avverrà con una richiesta di erogazione diretta al Mit al di fuori del bando del trasporto rapido di massa”, ha spiegato all’agenzia Dire l’assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese. La giustificazione potrebbe essere quella di stringere i tempi per concludere la San Giovanni-Venezia entro il Giubileo 2025 e l’ultima tratta, con l’aggiunta di un paio di fermate oltre Clodio, ben prima del Giubileo di Cristo del 2033.

L’apertura del Mit. All’orizzonte anche la Linea D – Cosa dice il Mit? Per il momento lo staff di Paola De Micheli è concentrato sulla partita di Autostrade, ma la ministra riceve importanti sollecitazioni da Roma, anche per la vicinanza al segretario Nicola Zingaretti e al Pd capitolino. “I presupposti ci sono, è un’opera molto costosa che ha bisogno di un salto di qualità. Se ne parlerà sicuramente in tempi brevi”, spiegano a ilfattoquotidiano.it dall’ufficio stampa del ministero. Ai dem, infatti, non sfugge che nel 2021 esiste l’occasione di tornare al governo della Capitale e che entro l’anno Virginia Raggi potrebbe presentare il suo progetto per la Linea D, la quarta metropolitana cittadina, che nelle intenzioni dovrebbe ricalcare il modello di co-finanziamento intrapreso con la linea C.

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