Doveva essere l’uomo dello Stato, il militare integerrimo inviato nella base per rimettere ordine negli appalti e cancellare lo scandalo delle tangenti che stavano imbarazzando la Marina militare. Invece il comandante Giovanni Di Guardo ha rimediato una condanna in primo grado a 10 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla concussione: l’uomo che doveva restaurare l’immagine sfregiata della forza armata è diventato anche lui simbolo del malaffare. In una delle ultime udienze aveva chiesto di rilasciare dichiarazioni spontanee e aveva chiesto scusa alla Marina per il suo comportamento: “Voglio chiedere scusa alla Marina militare – aveva detto in aula il 26 novembre 2019 – per i miei comportamenti: porterò il peso dei miei errori per tutta la vita”.
Una chiara ammissione di quanto veniva contestato dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone che aveva coordinato le indagini della Guardia di finanza. Gli investigatori scoprirono un giro di appalti truccati per un valore di 5 milioni 462mila euro solo nel primo anno di comando di Di Guardo. Il giudice Rita Romano, al termine del rito abbreviato, ha condannato anche altri 8 imputati: 8 anni di carcere al dipendente civile ritenuto il factotum di Di Guardo Marcello Martire, 5 anni e 8 mesi alla compagna dell’ufficiale Elena Corinna Boicea, 4 anni e 6 mesi per Francesca Mola, la giovane ufficiale che era a capo dell’ufficio contratti a cui era stata contestata una turbativa d’asta per un appalto da 11 milioni di euro. Condanna rispettivamente a 1 anno e 8 mesi e a 1 anno e 4 mesi per altri due militari: Gerardo Grisi e Massimo Conversano, per i quali è stata disposta la sospensione della pena. Tre invece gli imprenditori locali che hanno rimediato pene comprese tra un minimo di un anno e un massimo di 4 anni e 9 mesi.
Una sentenza che ha dato ragione alla procura che aveva acceso i riflettori sul “sistema criminale” delle tangenti alla Direzione di Commissariato della Marina a Taranto definendolo “una sorta di grande ‘Matrix’ delle tangenti” che aveva continuato a funzionare nonostante le precedenti inchieste giudiziarie. Le indagini avevano scoperto un “feroce demone dell’avidità e del denaro che ‘tutto move’”, scrisse nell’ordinanza d’arresto il gip Pompeo Carriere: un demone che avrebbe spinto i pubblici ufficiali e gli imprenditori a portare avanti il sistema nonostante il rischio concreto di “potenziali arresti o sequestri, perché l’unica cosa che interessa è perpetuare questo sistema criminale, anche perché per gli imprenditori esso è ormai, in un simile contesto, quasi fonte di ‘sopravvivenza’ economica”.
Il “sistema del 10 percento” era stato ribattezzato: nessun imprenditore poteva sfuggire. Chi si aggiudicava un appalto doveva versare una tangente pari al 10 percento dell’importo altrimenti, con una serie di escamotage burocratici, gli ufficiali si vendicavano pagando in ritardo le fatture o facendo saltare l’affidamento. Chi non voleva farne parte “viene messo brutalmente fuori”, secondo la ricostruzione dei magistrati. E così buona parte degli imprenditori sarebbe stata costretta a pagare: un sistema che permetteva a chi intascava le tangenti di continuare “ad assicurarsi un determinato tenore dl vita” e a chi le pagava a “obbedire alle ferree logiche (anche gerarchiche) di un ‘sistema’ che è persino più grande di loro”.
Giustizia & Impunità
Taranto, tangenti per gli appalti nella Marina Militare: 10 anni al comandante Giovanni Di Guardo. Altre otto persone condannate
Doveva essere il militare integerrimo inviato nella base jonica per cancellare lo scandalo delle mazzette che stavano imbarazzando la Marina militare, invece è stato incastrato dalla Guardia di finanza. Il giudice Rita Romano, al termine del rito abbreviato, ha condannato anche altri 8 imputati, tra cui ufficiali della forza armata e imprenditori locali. Per i magistrati esisteva un "sistema del 10 per cento" sugli affidamenti
Doveva essere l’uomo dello Stato, il militare integerrimo inviato nella base per rimettere ordine negli appalti e cancellare lo scandalo delle tangenti che stavano imbarazzando la Marina militare. Invece il comandante Giovanni Di Guardo ha rimediato una condanna in primo grado a 10 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla concussione: l’uomo che doveva restaurare l’immagine sfregiata della forza armata è diventato anche lui simbolo del malaffare. In una delle ultime udienze aveva chiesto di rilasciare dichiarazioni spontanee e aveva chiesto scusa alla Marina per il suo comportamento: “Voglio chiedere scusa alla Marina militare – aveva detto in aula il 26 novembre 2019 – per i miei comportamenti: porterò il peso dei miei errori per tutta la vita”.
Una chiara ammissione di quanto veniva contestato dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone che aveva coordinato le indagini della Guardia di finanza. Gli investigatori scoprirono un giro di appalti truccati per un valore di 5 milioni 462mila euro solo nel primo anno di comando di Di Guardo. Il giudice Rita Romano, al termine del rito abbreviato, ha condannato anche altri 8 imputati: 8 anni di carcere al dipendente civile ritenuto il factotum di Di Guardo Marcello Martire, 5 anni e 8 mesi alla compagna dell’ufficiale Elena Corinna Boicea, 4 anni e 6 mesi per Francesca Mola, la giovane ufficiale che era a capo dell’ufficio contratti a cui era stata contestata una turbativa d’asta per un appalto da 11 milioni di euro. Condanna rispettivamente a 1 anno e 8 mesi e a 1 anno e 4 mesi per altri due militari: Gerardo Grisi e Massimo Conversano, per i quali è stata disposta la sospensione della pena. Tre invece gli imprenditori locali che hanno rimediato pene comprese tra un minimo di un anno e un massimo di 4 anni e 9 mesi.
Una sentenza che ha dato ragione alla procura che aveva acceso i riflettori sul “sistema criminale” delle tangenti alla Direzione di Commissariato della Marina a Taranto definendolo “una sorta di grande ‘Matrix’ delle tangenti” che aveva continuato a funzionare nonostante le precedenti inchieste giudiziarie. Le indagini avevano scoperto un “feroce demone dell’avidità e del denaro che ‘tutto move’”, scrisse nell’ordinanza d’arresto il gip Pompeo Carriere: un demone che avrebbe spinto i pubblici ufficiali e gli imprenditori a portare avanti il sistema nonostante il rischio concreto di “potenziali arresti o sequestri, perché l’unica cosa che interessa è perpetuare questo sistema criminale, anche perché per gli imprenditori esso è ormai, in un simile contesto, quasi fonte di ‘sopravvivenza’ economica”.
Il “sistema del 10 percento” era stato ribattezzato: nessun imprenditore poteva sfuggire. Chi si aggiudicava un appalto doveva versare una tangente pari al 10 percento dell’importo altrimenti, con una serie di escamotage burocratici, gli ufficiali si vendicavano pagando in ritardo le fatture o facendo saltare l’affidamento. Chi non voleva farne parte “viene messo brutalmente fuori”, secondo la ricostruzione dei magistrati. E così buona parte degli imprenditori sarebbe stata costretta a pagare: un sistema che permetteva a chi intascava le tangenti di continuare “ad assicurarsi un determinato tenore dl vita” e a chi le pagava a “obbedire alle ferree logiche (anche gerarchiche) di un ‘sistema’ che è persino più grande di loro”.
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Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Le parole di Meloni sull’Ucraina sono state nette e chiare in un contesto molto difficile. Le va riconosciuto". Così il segretario di Azione, Carlo Calenda, da Odessa.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Amiamo le nostre nazioni. Vogliamo confini sicuri. Preserviamo aziende e cittadini dalla follia della sinistra verde. Difendiamo la famiglia e la vita. Lottiamo contro il wokeismo. Proteggiamo il nostro sacro diritto alla fede e alla libertà di parola. E siamo dalla parte del buon senso. Quindi, in definitiva, la nostra lotta è dura. Ma la scelta è semplice. Ci arrenderemo al declino o combatteremo per invertirlo?". Lo ha detto Giorgia Meloni al Cpac.
"Lasceremo che la nostra civiltà svanisca? O ci alzeremo e la difenderemo? Lasceremo ai nostri figli un mondo più debole o più forte? Vorremo che le nuove generazioni si vergognino delle loro radici? O recupereremo la consapevolezza e l'orgoglio di chi siamo e glielo insegneremo? Ho fatto la mia scelta molto tempo fa e combatto ogni giorno per onorarla. E so che non sono solo in questa battaglia, che siete tutti al mio fianco, che siamo tutti uniti. E credetemi, questo fa tutta la differenza", ha concluso.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Quando la libertà è a rischio, l'unica cosa che puoi fare è metterla nelle mani più sagge. Ecco perché i conservatori continuano a crescere e stanno diventando sempre più influenti nella politica europea. Ed ecco perché la sinistra è nervosa. E con la vittoria di Trump, la loro irritazione si è trasformata in isteria". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac.
"Non solo perché i conservatori stanno vincendo, ma perché ora i conservatori stanno collaborando a livello globale. Quando Bill Clinton e Tony Blair crearono una rete liberale di sinistra globale negli anni '90, furono definiti statisti. Oggi, quando Trump, Meloni, Milei o forse Modi parlano, vengono definiti una minaccia per la democrazia. Questo è il doppio standard della sinistra, ma ci siamo abituati. E la buona notizia è che le persone non credono più alle loro bugie".
"Nonostante tutto il fango che ci gettano addosso. I cittadini continuano a votarci semplicemente perché le persone non sono ingenue come le considera l'ultimo. Votano per noi perché difendiamo la libertà", ha ribadito.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "La sinistra radicale vuole cancellare la nostra storia, minare la nostra identità, dividerci per nazionalità, per genere, per ideologia. Ma non saremo divisi perché siamo forti solo quando siamo insieme. E se l'Occidente non può esistere senza l'America, o meglio le Americhe, pensando ai tanti patrioti che lottano per la libertà in America Centrale e Meridionale, allora non può esistere nemmeno senza l'Europa". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Il Cpac ha capito prima di molti altri che la battaglia politica e culturale per i valori conservatori non è solo una battaglia americana, è una battaglia occidentale. Perché, amici miei, credo ancora nell'Occidente non solo come spazio geografico, ma come civiltà. Una civiltà nata dalla fusione di filosofia greca, diritto romano e valori cristiani. Una civiltà costruita e difesa nei secoli attraverso il genio, l'energia e i sacrifici di molti". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni alla conferenza dei conservatori a Washington.
"La mia domanda per voi è: questa civiltà può ancora difendere i principi e i valori che la definiscono? Può ancora essere orgogliosa di sé stessa e consapevole del suo ruolo? Penso di sì. Quindi dobbiamo dirlo forte e chiaro a coloro che attaccano l'Occidente dall'esterno e a coloro che lo sabotano dall'interno con il virus della cultura della cancellazione e dell'ideologia woke. Dobbiamo dire loro che non ci vergogneremo mai di chi siamo", ha scandito.
"Affermiamo la nostra identità. Affermiamo la nostra identità e lavoriamo per rafforzarla. Perché senza un'identità radicata, non possiamo essere di nuovo grandi", ha concluso la Meloni.
(Adnkronos) - "Il nostro governo - ha detto Meloni - sta lavorando instancabilmente per ripristinare il legittimo posto dell'Italia sulla scena internazionale. Stiamo riformando, modernizzando e rivendicando il nostro ruolo di leader globale".
"Puntiamo a costruire un'Italia che stupisca ancora una volta il mondo. Lasciate che ve lo dica, lo stiamo dimostrando. La macchina della propaganda mainstream prevedeva che un governo conservatore avrebbe isolato l'Italia, cancellandola dalla mappa del mondo, allontanando gli investitori e sopprimendo le libertà fondamentali. Si sbagliavano", ha rivendicato ancora la premier.
"La loro narrazione era falsa. La realtà è che l'Italia sta prosperando. L'occupazione è a livelli record, la nostra economia sta crescendo, la nostra politica fiscale è tornata in carreggiata e il flusso di immigrazione illegale è diminuito del 60% nell'ultimo anno. E, cosa più importante, stiamo espandendo la libertà in ogni aspetto della vita degli italiani", ha concluso.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - L'Italia è "una nazione con un legame profondo e indistruttibile con gli Stati Uniti. E questo legame è forgiato dalla storia e dai principi condivisi. Ed è incarnato dagli innumerevoli americani di discendenza italiana che per generazioni hanno contribuito alla prosperità dell'America". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac a Washington. "Quindi, a loro, permettimi di dire grazie. Grazie per essere stati ambasciatori eccezionali della passione, della creatività e del genio italiani".