Mentre al Forum di Cernobbio si discettava su “The Green New Era: what does it mean for business” (e sarà meglio che lo dica subito per togliervi il pensiero, non ci sono andata, non avendo il dono dell’ubiquità), in Engadina al Maloja Palace (qui c’ero) si disputava l’annosa questione del Carbon off setting, la compensazione delle emissioni di C02. Ve la spiego facile: tanto inquino, tanto (ri)pago. Mentre di là si sfogliava l’agenda per cambiare l’Europa, ci si rimpinzava di bollicine millesimate e di termini promettenti come la nuova era Green e implicazione per l’economia. Scenari di oggi e domani per strategie competitive. In mezzo al blablabla, a tutto schermo i risultati di sondaggi a domande trite e ritrite: La sua impresa ha mai implementato strategie di Economia Circolare o criteri ESG (Environmental Social Governance)?. Ovvio che oltre il 50% degli intervistati rispondesse: Oh yes, with great success ( con grande ritorno).

Al di qua delle Alpi Amedeo Clavarino, fondatore di Ambiente Milano, condivideva con amici, banchieri e amministratori delegati sondaggi da lui commissionati a varie Università in diversi paesi sulla necessità di diventare net CO2 neutrali entro il 2030 per salvare l’umanità dal surriscaldamento globale.
“L’impegno per salvare la vita sulla terra dovrebbe essere un obbligo morale per tutti e, dopo la pubblicazione dell’enciclica “Laudato siì”, chiediamo scusa a madre Terra per la nostra ingordigia, per noi cristiani non farlo immediatamente significherebbe rinnegare la nostra fede”, postilla Clavarino, che indossa una Tee-shirt con scritta “Non esiste un Planet B”. E neanche un piano B.

Il futuro dell’ambiente è un impegno collettivo e Amedeo si rivolge ai giovani perché non accantonino il loro senso di responsabilità.
Dareste voi 200 euro all’anno per diventare subito C02 neutral, cioè ecosostenibili, cioè tuttogreen, cioè tutti gretini…?
Simone Molteni di Lifegate (tra i conferenzieri al Maloja) vi dirà come si fa. Molte aziende si rivolgono a lui per il carbon management, cioè come pulire il pianeta dalla “spazzatura” da emissioni CO2.

E intanto sul megaschermo posizionato in fondo alla sala imperiale del Maloja Palace scorrono le immagini di Severn Suzuki, 12 anni, canadese, che al Vertice della Terra di Rio de Janeiro parlò a nome di Eco ( Environment Children Organization) di cui facevano parte ragazzini della sua età di ogni dove. Quattro di loro misero da parte i loro risparmi per farsi 5000 chilometri e lanciare al mondo il loro appello.
Vedete, la nostra Greta Thunberg non ha inventato proprio niente. Neanche il tono pacato/apocalittico, il messaggio di oggi è lo stesso di ieri: “Ci avete rubato il nostro futuro”. Severn parlava con tono fermo e sguardo fisso sui potenti della terra. Correva l’anno1992. L’hanno applaudita, qualcuno avrà fatto pure finta di commuoversi. Ma alla fine non hanno fatto un c…o.

Questa bambina oggi è un’ adulta, è diventata un’ attivista, una conduttrice televisiva, quante volte si sarà chiesta perché non l’hanno ascoltata. Perché il mondo continua la sua catastrofica traiettoria verso il punto di non ritorno. Certo che il mondo è cambiato, ma solo in peggio.
Il contrasto è stridente anche con quello che evoca il Maloja Palace, il primo grande albergo dell’Engadina frequentato dall’aristocrazia in trasferta della Mitteleuropa. Erano i gaudenti anni della Belle Epoque. Dopo balli e sollazzi il grand hotel cadde in disgrazia, l’imprenditore e filantropo Amedeo Clavarino 14 anni fa lo ha trasformato nel primo eco/resort (ovviamente certificato a emissioni zero), un santuario dell’ecosostenibilità che ospita un paio di convegni all’anno sulle questioni ambientali. L’essere umano è destinato a farsi a pezzi da solo. Anzi a farsi fuori da solo – allarga le braccia Amedeo.

“L’essere umano è destinato a farsi a pezzi da solo. Anzi a farsi fuori da solo”, allarga le braccia Xenia Peran, avvocatessa con il piglio battagliero da giuste cause, e leader della Lega Verde del Canton Ticino. Tra le sue filippiche quella per la conversione in qualcosa di più “smart” dell’ obsoleto aereoporto di Lugano ( visto anche la vicinanza con quello di Malpensa). Menù “ambientalista” anche a tavola ( riso integrale e verdure al vapore), a candele spente perché contribuiscono all’inquinamento, quando sul megaschermo compare il faccione barbuto di Harrison Ford, ma sempre con una voce che ti fa svenire, testimonial di “Mother Nature” ( ma non dovrebbe esserlo tutti della nostra casa comune?). Quello che succede al pianeta succede a noi. Non ci sono muri, confini che possano separare le persone. Se non si inverte rotta il pianeta si surriscalderà fino a 100 gradi e molto, molto prima l’umanità sarà scomparsa dalla faccia della terra. Allora il divino Harrison ci ricorda che Madre Natura non ha bisogno di noi. Ma noi abbiamo bisogno di lei. E anche tanto.
Più chiaro di così?

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