Cronaca

Il ciclista della memoria sulle tracce dei partigiani: il viaggio in bici di Giovanni Bloisi tra massacri nazisti e la Repubblica dell’Ossola

Sette giorni in sella alla sua due ruote decorata col tricolore, Giovanni Bloisi ha ripercorso con l'Anpi i giorni che sconvolsero Val Grande, Valsesia e Ossola: dai rastrellamenti dei tedeschi fino all'emozionante incontro col partigiano classe '28 Giulio Gazzola

Giovanni Bloisi, il 65enne ciclista della memoria, è abituato a imprese impegnative: pedalare attraverso le campagne russe o fino a Gerusalemme ricordando i bambini di Sciesopoli. Quest’anno il Covid ha scompaginato un po’ i suoi piani ma la bicicletta decorata dal tricolore e dal simbolo dell’Anpi non poteva essere fermata. E così il ciclista di Varano Borghi (Varese) ha attraversato in traghetto il lago Maggiore per poi partire per un viaggio in Piemonte durato sette giorni (da lunedì 31 luglio a domenica 6 settembre) sulle tracce dei partigiani della Val Grande, della Repubblica dell’Ossola e di quella della Valsesia. Ricordando anche il capitano Enrico Beltrami che rifiutò un salvacondotto morendo in combattimento il 13 febbraio 1944. Cinquecento kilometri scanditi dagli omaggi ai luoghi della memoria visitati con il presidente della provincia di Vercelli, Eraldo Botta, con molti sindaci e con i rappresentanti delle Anpi locali. Per non dire dell’incontro con la memoria vivente: il partigiano Giulio Quazzola, classe 1928.

IL RICORDO DELAL VOLANTE CUCCIOLO Attraversato il lago Maggiore in traghetto, Bloisi ha cominciato la sua avventura visitando il vecchio comando tedesco di Intra per poi salire a Trarego dove il “ciclista della memoria” (così lo ha soprannominato il giornalista varesino Matteo Fontana) ha visitato il monumento che ricorda i sette ragazzi della Volante (“erano molto rapidi”) Cucciolo. Il 25 febbraio 1945 vennero trucidati insieme a due abitanti del posto. Un massacro che si concluse anche con l’evirazione dei cadaveri.

IL RASTRELLAMENTO DELLA VAL GRANDE – Da lì Bloisi e due amici si sono diretti verso la Val Grande per ricordare il rastrellamento del giugno 1944 quando i tedeschi ripresero il controllo del territorio e costrinsero 43 partigiani prigionieri a sfilare per gli otto kilometri che separano Intra e Fondotoce reggendo il cartello: “Sono questi i liberatori d’Italia oppure sono i banditi?” I 43 saranno poi fucilati, ma uno sopravvisse alla raffica di proiettili e riuscì a scappare durante la notte. Il ciclista della memoria si è fermato a omaggiarli presso la Casa della Resistenza, il tempio della memoria di Fondotoce.

IL RICORDO DELLA REPUBBLICA DELL’OSSOLA – Seguendo il corso del fiume Toce, la memoria si è spostato a Villadossola dove Bloisi ha potuto ricordare l’insurrezione – repressa il giorno seguente – della popolazione e degli operai avvenuta l’8 novembre 1943 in una sorta di antipasto della repubblica dell’Ossola, durata invece dal 9 settembre al 23 ottobre 1944. Nella valle si visse un’esperienza di governo democratico che ha visto tra gli ispiratori i padri costituenti Umberto Terracini e Piero Malvestiti oltre che il critico letterario Gianfranco Contini.

IL PARTIGIANO CHE RISCHÒ DI MORIRE DUE VOLTE – Infine, il viaggio è proseguito a Sud fino alla Valsesia. Qui Bloisi – ricordando un’altra Repubblica partigiana sorta l’11 giugno 1944 – vive una delle più grandi emozioni nel tragitto verso Alagna Valsesia: “Abbiamo incontrato Giulio Quazzola, classe 1928, che era tra i partigiani di guardia su una collina presso Varallo Sesia. E proprio lì ha rischiato di morire in due occasioni. La prima volta si è salvato strisciando sotto una trave: proprio questo il suo gruppo si è poi chiamato ‘Brigata strisciante’. Era pronto a essere ucciso ma prima aveva deciso che avrebbe sparato gli ultimi due colpi a disposizione. Ma i tedeschi non si sono accorti che era sopravvissuto”. E la seconda volta? “Arrivò in ritardo a un appuntamento”. Giulio il partigiano non ha dimenticato i suoi compagni caduti, perlopiù legati al Partito Comunista Italiano: “Mi ha detto che alla sua morte vuole che le sue ceneri vengano riposte su quelle montagne”.