In teoria la concorrenza dovrebbe portare benefici ai consumatori. Ma nel mercato elettrico italiano pare proprio stia accadendo l’opposto, almeno per quanto riguarda le famiglie. Nel 2019, riferisce l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), “sul mercato libero i clienti domestici hanno pagato mediamente il 26% in più sul mercato libero, per l’approvvigionamento dell’energia elettrica. “Pur scontando le possibili differenze in termini di condizioni contrattuali e di servizio offerto, questo differenziale di prezzo rappresenta certamente un elemento di attenzione”, ha spiegato il presidente dell’autorità Stefano Besseghini, presentando ieri a Parlamento e Governo la Relazione annuale 2019. “Per i clienti domestici il prezzo medio del mercato libero continua ad essere maggiore di quello del regime tutelato”, ha aggiunto Besseghini. Secondo il presidente “Nelle transizioni che interessano il settore energetico, quella al mercato libero sembra essere una delle più faticose. Il percorso di liberalizzazione del mercato, cominciato nel 2007, pur procedendo costantemente non ha ancora conosciuto il definitivo approdo”.

La piena liberalizzazione del mercato elettrico dovrebbe concretizzarsi nel 2022, dopo l’ennesimo rinvio deciso lo scorso dicembre. Dal 2007 è possibile scegliere autonomamente il proprio fornitore sul mercato in base alla convenienza delle tariffe. Oppure, in alternativa, si può scegliere di rimanere sotto il regime di tariffe stabilite dall’Autorità (mercato tutelato). Come mostrano i dati, qualcosa sta andando storto, visto che dal mercato libero non sta arrivando nessun beneficio in termini di costi. Possibile che ci sia una qualche politica di cartello da parte delle aziende fornitrici che, tacitamente o meno, concordano nel non spingere troppo su offerte al ribasso per non danneggiarsi a vicenda. Il problema è che dal 2022 il regime tutelato dovrebbe scomparire per tutti, mentre da gennaio 2021 cesserà per le piccole aziende.

Va detto che per quanto riguarda le industrie di grandi dimensioni, che hanno però un maggior potere contrattuale rispetto a famiglie e piccole imprese, il sistema è già pienamente in vigore e ha dato risultati migliori, almeno fino a poco tempo fa. Nel 2017 e nel 2018 si è infatti ridotto il divario del costo dell’energia rispetto alla media europea, che è però tornato a salire nel 2019. Da sfatare il mito che le nostre industrie paghino l’energia più di tutti gli altri. Come si legge nel rapporto: “i prezzi italiani comunque si confermano più bassi, come di consueto, di quelli dei consumatori industriali tedeschi ad eccezione della prima classe di consumo, ma anche di quelli inglesi almeno per le ultime tre classi di consumo, mentre la Spagna mantiene prezzi più bassi in tutte le classi di consumo”.

Sempre in tema di elettricità ieri Terna, che gestisce la rete, ha fatto sapere che in agosto la domanda di elettricità in Italia è stata di 26,1 miliardi di kWh, in calo dell’1,4% rispetto allo stesso mese del 2019. Ennesimo segnale di rallentamento dell’attività produttiva visto che il valore è stato ottenuto con lo stesso numero di giorni lavorativi (21) e una temperatura media sostanzialmente in linea con quella di agosto dello scorso anno. La domanda dei primi otto mesi del 2020 è in flessione del 7,7% rispetto al corrispondente periodo del 2019. Le fonti rinnovabili hanno coperto complessivamente il 40% della domanda elettrica, rispetto al 36% del corrispondente periodo del 2019.

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