Cronaca

Bimbo di 46 giorni risulta positivo al Covid nel Veneziano durante un controllo pediatrico. Contagiati anche i genitori

E' accaduto nella zona di Mirano, in provincia di Venezia: durante la prima visita in ambulatorio, la dottoressa ha riscontrato nel piccolo una forma di raffreddore e ha disposto il tampone per tutta la famiglia. Il referente provinciale della Federazione nazionale pediatri: "L'episodio, che è avvenuto durante un normale bilancio di salute, ci insegna appunto che anche un bambino piccolo con un solo sintomo, per altro leggero come il naso che cola, può avere il Covid"

VENEZIA – Un bimbo di appena 46 giorni è risultato positivo al Coronavirus, assieme ai suoi genitori, entrambi asintomatici. E’ accaduto nella zona di Mirano, in provincia di Venezia, e la scoperta si deve a una visita di controllo pediatrico da parte del medico di base. Il piccolo è stato portato da mamma e papà nell’ambulatorio per la prima visita. Presentava una forma di raffreddore, che ha spinto la dottoressa a prescrivere il tampone per la famigliola. Il risultato è di positività per tutti e tre. Adesso dovranno attenersi alla procedura della quarantena.

“La collega è stata bravissima – dichiara Vito Francesco D’Amanti, referente provinciale della Federazione italiana medici pediatri – perché si è attenuta alle linee guida. L’episodio, che è avvenuto durante un normale bilancio di salute, ci insegna appunto che anche un bambino piccolo con un solo sintomo, per altro leggero come il naso che cola, può avere il Covid. La collega ha ricevuto il paziente perché lo scopo della visita era un altro, ma in tutti i casi che prendono le mosse dai sintomi Covid l’ordine cronologico è: prima il tampone e poi la visita”.

E così ha fatto. Non sempre i pediatri trovano la disponibilità e comprensione dei genitori, per questo parte l’invito ad accettare con maggiore favore l’operato dei medici, quando richiedono il rispetto delle procedure. “I genitori – spiega D’Amanti – non devono protestare se prescriviamo il tampone in presenza di sintomi lievi, talvolta uno solo, oppure se attiviamo il protocollo al telefono, senza la visita in presenza. Capisco benissimo che sia un disagio, ma devono comprendere che siamo nel giusto, in quanto obbligati a comportarci così. Inoltre, il nostro è un impegno rivolto a tutti, dai piccoli ai genitori, fino ai nonni che sono più fragili, cercando di preservare la collettività con quello che ci viene richiesto dallo Stato e dalle regioni, che si chiama ‘sorveglianza epidemiologica‘”.

Il problema per i medici è il fatto di trovarsi di fronte ad asintomatici. “Non dobbiamo mai abbassare la guardia, anche perché i portatori sani sono il 30% dei positivi, ciò significa uno su tre. Continua il dottor D’Amanti – Ciò non significa che dobbiamo preoccuparci, i bambini se la cavano senza accorgersene nella quasi totalità dei casi, ma il Covid c’è, faremo fatica a venirne fuori, ci vorranno anni”. Con l’inizio delle scuole il lavoro per i pediatri è notevolmente aumentato. Essi devono confrontarsi con il protocollo di eseguire il tampone prima di effettuare le visite.