Carlo Acutis diventa beato. E il ragazzo 15enne, stroncato dalla leucemia fulminante nel 2006, potrebbe essere proclamato a breve dalla Chiesa cattolica anche “patrono di Internet” per la sua passione per l’informatica. Papa Francesco ha delegato il cardinale Agostino Vallini, legato pontificio per le Basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli, a presiedere la beatificazione di Acutis svoltasi ad Assisi, dove le sue spoglie sono esposte dal 2019. Ad assistere alla cerimonia anche i genitori di Carlo, Andrea Acutis e Antonia Salzano. Il miracolo attribuito all’intercessione del giovane riguarda la guarigione improvvisa e inspiegabile, avvenuta nel 2013, di un bambino brasiliano affetto da una malformazione congenita al pancreas. Ma è tutto l’iter della causa che è stato velocissimo se si considera che la beatificazione del ragazzo arriva ad appena 14 anni dalla sua morte.

Una vita fuori dall’ordinario per un giovane considerato un genio dell’informatica. Ma con una fede molto radicata, anche a dispetto delle sofferenze procurategli dalla malattia che lo portò rapidamente alla morte. Ripeteva spesso: “L’Eucaristia è la mia autostrada per il cielo”. Carlo nacque a Londra il 3 maggio 1991, dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro, ma ha vissuto la sua infanzia a Milano. A 7 anni chiese e ottenne di ricevere in anticipo la prima comunione grazie a un permesso speciale. Le sue giornate erano sempre scandite dalla messa e dal rosario. Maturò un grande amore per i santi e per l’Eucaristia, fino ad allestire una mostra sui miracoli eucaristici, tuttora online, che ha riscontrato un successo inaspettato, anche all’estero. Grazie alla sua testimonianza cristiana, perfino il domestico di casa Acutis, un induista di casta sacerdotale bramina, decise di farsi battezzare. Carlo morì il 12 ottobre 2006 nell’ospedale San Gerardo di Monza. I genitori ricordano che qualche giorno prima di essere ricoverato, mentre gli facevano compagnia in camera da letto, si erano sentiti dire dal figlio: “Offro tutte le sofferenze che dovrò patire al Signore per il Papa e per la Chiesa, per non fare il Purgatorio e andare dritto in cielo”. E ai medici che lo curavano, nonostante i forti dolori che la malattia gli procurava, ripeteva: “C’è gente che soffre molto più di me”.

Il giovane amava ripetere che “criticare la Chiesa significa criticare anche se stessi”. Parole che sono tornate di grande attualità alla luce dei recenti scandali finanziari che hanno letteralmente travolto la Segreteria di Stato. “Nella sua vita, – scrive il postulatore della causa di beatificazione, Nicola Gori, giornalista de L’Osservatore Romano – aveva incontrato molte persone che non credevano all’Inferno e al Purgatorio. Una volta ebbe una discussione con un sacerdote che negava l’esistenza del Purgatorio e dell’Inferno. Tuttavia, il ragazzo nutriva una grande reverenza e rispetto nei confronti dei sacerdoti, che onorava sempre anche se a volte non offrivano un buon esempio. La sua maturità in ambito di fede risaltava agli occhi di quanti lo conoscevano”.

Gori, nella biografia di Carlo, Un genio dell’informatica in cielo (Libreria Editrice Vaticana), annota: “È veramente stupefacente come la fama e la conoscenza di questo ragazzo si sia diffusa tanto rapidamente. Basti pensare alle centinaia di grazie e favori ricevuti per sua intercessione. E senza che nessuno abbia fatto grande opera di diffusione, ma spontaneamente. D’altronde, non potrebbe essere altrimenti, visto che l’ambito in cui Carlo eccelleva era proprio l’informatica. Molti suoi coetanei vengono proprio a contatto con lui per la prima volta su internet, poi rimangono affascinati e desiderano approfondire la conoscenza. Da un primo incontro, si passa poi alla scoperta del suo messaggio e della sua vita. Sono molti, e non solo giovani, a rimanere stupiti da questo apostolo che non lascia indifferenti. Il suo esempio trascina e invita a cambiare condotta e a riflettere”.

Nella sua esortazione apostolica Christus vivit, Francesco lo indica come modello ai giovani di tutto il mondo: “È vero – scrive il Papa – che il mondo digitale può esporti al rischio di chiuderti in te stesso, dell’isolamento o del piacere vuoto. Ma non dimenticare che ci sono giovani che anche in questi ambiti sono creativi e a volte geniali. È il caso del giovane venerabile Carlo Acutis. Egli sapeva molto bene che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo e dalle novità che possiamo comprare, ossessionati dal tempo libero, chiusi nella negatività. Lui però ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza. Non è caduto nella trappola. Vedeva che molti giovani, pur sembrando diversi, in realtà finiscono per essere uguali agli altri, correndo dietro a ciò che i potenti impongono loro attraverso i meccanismi del consumo e dello stordimento. In tal modo, non lasciano sbocciare i doni che il Signore ha dato loro, non offrono a questo mondo quelle capacità così personali e uniche che Dio ha seminato in ognuno. Così, diceva Carlo, succede che ‘tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie‘. Non lasciare che ti succeda questo”.

Twitter: @FrancescoGrana

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