Bankitalia conferma che quest’anno la caduta del pil “a grandi linee” sarà del 9,5%, peggio del –9% con prospettive di revisione al rialzo in cui spera Roberto Gualtieri. E avverte che “il debito pubblico è sostenibile, ovviamente all’interno di una serie di politiche e comportamenti adeguati e ragionevoli”, ma “non stiamo mica dicendo che va bene: riteniamo che mantenere il debito sull’ordine del 150%” del pil, come il governo nella Nota di aggiornamento al Def prevede di fare almeno fino al 2023, “sia molto pericoloso” perché “lascerebbe il nostro paese fortemente esposto a rischi derivanti da tensioni sui mercati finanziari o da nuovi shock economic”. Dalle audizioni parlamentari sulla Nadef arrivano per l’esecutivo alcune conferme ma anche nuovi allarmi. L’Ufficio parlamentare di bilancio, il cui presidente Giuseppe Pisauro è stato ascoltato dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha per esempio dato il suo via libera alle previsioni programmatiche per il 2021 – rimbalzo del pil del 6%, deficit al 7% – ma ha acceso una spia rossa sotto i numeri indicati per il 2022 e 2023 rilevando un “eccesso di ottimismo“.

Bankitalia: “Produzione a +30% nel terzo trimestre. Impatto più persistente nei servizi” – “Tutti gli indicatori che osserviamo (tra questi i consumi elettrici e di gas, i flussi di traffico, i pagamenti al dettaglio) segnalano un recupero dell’economia nel terzo trimestre, più ampio di quanto avevamo stimato in precedenza, anche se non omogeneo tra i settori”, ha spiegato il capo del Dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia Eugenio Gaiotti in audizione. “Secondo le nostre valutazioni, la produzione industriale potrebbe essere cresciuta attorno al 30 per cento nel terzo trimestre, con un sostanziale recupero dopo il crollo osservato nei mesi di chiusura delle attività economiche. L’impatto della pandemia è invece più persistente nei servizi, che hanno segnato un recupero solo parziale”. Le prospettive sull’anno restano comunque “alquanto incerte” e via Nazionale non rivede al rialzo la stima sulla caduta del pil. A preoccupare è il debito, che quest’anno toccherà il 158% del pil e stando ai piani del governo dovrebbe scendere al 151,5 nel 2023 grazie all’aumento del prodotto. Ma “l’evoluzione potrebbe risentire anche dell’escussione delle garanzie pubbliche concesse per favorire l’accesso al credito”, che ammontano già a circa 90 miliardi. “Data la gravità della crisi e l’incertezza sui tempi e sulla rapidità della ripresa dell’attività economica, la probabilità di una futura escussione di tali garanzie sarà verosimilmente più elevata che in condizioni normali”.

“Effetto del Recovery dipende da tempi e qualità degli interventi” – In questo quadro il programma Next Generation Eu “è un passo avanti di portata storica e che rappresenta un’occasione da non perdere” e “l‘efficacia degli interventi da finanziare con i nuovi fondi europei è decisiva per sostenere la crescita nel medio termine”. La possibilità di rilanciare la crescita “dipende dalla definizione e attuazione anche di misure in grado di elevare il potenziale produttivo e di rendere l’economia italiana più resiliente“. Le linee guida del Piano nazionale di ripresa italiano “sembrano muoversi nella direzione delle priorità sulle quali la Banca d’Italia si è espressa in varie sedi, che includono il miglioramento della qualità e dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione, la realizzazione di infrastrutture in settori ad alta innovazione, la salvaguardia del patrimonio naturale e storico-artistico”.
Nel quadro macroeconomico programmatico della Nota, le misure espansive che risultano dalla manovra di bilancio incluso l’utilizzo delle risorse Ue “forniscono una spinta macroeconomica considerevole, innalzando la crescita di 0,9 punti nel 2021, 0,8 nel 2022, 0,7 nel 2023. Secondo le nostre valutazioni, il “moltiplicatore fiscale” implicito in queste valutazioni appare plausibile; è di un ordine di grandezza coerente con una composizione degli interventi in cui abbiano ampio spazio gli investimenti pubblici, che hanno una capacità elevata di attivazione della domanda”. Ma l’effetto “dipende in modo rilevante anche dai tempi di attuazione dei progetti di investimento e dalla misura in cui questi daranno luogo a una espansione del potenziale di crescita del Paese. Per ottenerne pieni benefici, anche nel medio termine, sarà quindi essenziale adoperarsi per accelerare i tempi di realizzazione degli investimenti e assicurare la qualità degli interventi”.

Ufficio di bilancio: “Rischi molto ampi orientati al ribasso” – Dal canto suo Pisauro ha segnalato che se le stime per il biennio 2020-2021 appaiono credibili, ci sono “elementi di ottimismo nel periodo successivo (2022-23), che ha comunque importanti effetti sulle stime di finanza pubblica e sulla sostenibilità del debito“. Il fatto è che la normativa attuale non richiede la valutazione dell’organismo indipendente per gli anni finali del periodo di revisione. Una prassi da rivedere, secondo l’Upb: “E’ opinione dell’attuale Consiglio che sia opportuno e importante, al fine di rafforzare il presidio di tutela della prudenza nei quadri di finanza pubblica, che in futuro la validazione delle previsioni macroeconomiche sia estesa all’intero triennio di previsione anche nell’ambito della Nadef”. Tornando alle previsioni sull’evoluzione di breve e medio termine dell’economia, ci sono ancora “rischi molto ampi, nel complesso orientati al ribasso. Gli scenari avversi sono riconducibili prevalentemente all’evoluzione della pandemia, in Italia e all’estero, oltre che alle tensioni finanziarie”. In Italia “al momento non si prefigurano nuovi lockdown generalizzati, ma se si rendessero necessarie restrizioni mirate alle attività produttive e agli spostamenti ne deriverebbero comunque conseguenze non trascurabili sia sul ciclo economico sia sulla struttura produttiva, già colpita dalla passata recessione”.

Quanto ai fondi europei, per l’integrazione dei fondi del Recovery all’interno del processo di bilancio sarà “indispensabile una significativa riqualificazione dell’amministrazione pubblica verso maggiori capacità di individuazione degli interventi orientati alla crescita, di programmazione e realizzazione della spesa, di collaborazione tra i diversi livelli di governo, in sostanza una maggiore capacità di assorbimento dei fondi europei, nonché la necessità di adeguate strutture di monitoraggio dell’esecuzione e attuazione della spesa”.

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