I Comuni individueranno le aree dove si verificano i maggiori assembramenti, ma sarà il governo a doverne garantire la chiusura tramite i controlli delle forze dell’ordine. Il presidente dell’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) e sindaco di Bari, Antonio Decaro, abbassa i toni dopo il botta e risposta tra enti locali e governo seguito all’annuncio del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che nella conferenza stampa di domenica sera aveva attribuito agli amministratori locali il compito di attuare o meno dei mini-lockdown in strade o piazze a rischio assembramenti dalle 21. Al termine della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, alla quale ha partecipato il prefetto di Bari alla presenza del direttore del dipartimento di prevenzione della Asl, Decaro ha dichiarato che “i sindaci non si sottraggono alle responsabilità. Mai. Figuriamoci in tempo di emergenza. Prenderci cura delle nostre comunità è nel nostro dna. Se oggi il nostro compito è individuare strade e piazze da chiudere per evitare gli assembramenti e quindi i contagi, lo faremo. Anzi, lo stiamo già facendo. Individueremo le aree all’interno del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, lo Stato dovrà assicurare il controllo attraverso le forze dell’ordine, coordinate dal prefetto e dal questore. Perché, come è noto, non sono i sindaci a disporre delle forze dell’ordine“.
Un’interpretazione poi confermata dallo stesso premier Conte, che a margine di una conferenza stampa sulla legge di bilancio 2021 spiega: “Ci siamo sentiti con Decaro e Lamorgese e abbiamo già concordato un protocollo che consentirà ai sindaci, sentite le Asl, di adottare una proposta per le piazze e le vie che più si prestano ad assembramenti. Poi, nell’ambito di una riunione tecnica del Comitato ordine e sicurezza pubblica si cercherà una soluzione per controlli e attuazione da parte di tutte le autorità competenti. Si tratta di misure sperimentali: dobbiamo costruire anche qualcosa di nuovo”. La telefonata è stata confermata anche da Decaro che ha chiuso definitivamente la partita, ribadendo il ruolo di prefetti e questori nei coprifuoco locali: “Non chiedete ai sindaci i controlli perché, come ha confermato il presidente del Consiglio Conte, i controlli li fanno il prefetto e il questore”. In serata è proprio lui a fare da apripista tra i colleghi, firmando la prima ordinanza di chiusure nella sua Bari.
Si placano quindi le polemiche sui nuovi poteri assegnati ai sindaci dall’ultimo dpcm. Lo scontro era nato nella serata di domenica, per poi proseguire per tutta la mattinata di lunedì tra i rappresentanti dell’esecutivo e i primi cittadini italiani. Proprio Decaro era arrivato a definire la comunicazione di Conte “una scorrettezza istituzionale che scarica le responsabilità di un coprifuoco sui sindaci”. Alle sue parole aveva ribattuto il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, sostenendo invece che “se c’è un quartiere da chiudere lo decidono i sindaci, non c’era nemmeno bisogno di specificarlo”. Di fronte alle proteste degli amministratori, dal testo definitivo del nuovo Dpcm è poi sparito il riferimento ai sindaci, un cambiamento puramente formale più che fattuale. Ma ciò che ha scatenato le proteste è il fatto che la comunicazione del presidente del Consiglio sia arrivata senza essere stata concordata nel corso dei vertici precedenti al dpcm: “Non parteciperemo più a riunioni di regia perché tanto la presenza dei sindaci è inutile”, aveva dichiarato il primo cittadino barese. Sulla questione era poi intervenuto il Viminale precisando, con il sottosegretario con delega agli Enti Locali, Achille Variati, che “i primi cittadini, che sono autorità sanitarie locali, saranno ovviamente supportati in tutto dai Prefetti negli appositi Comitati provinciali di ordine pubblico. Ed è proprio con i Prefetti e nei Comitati Provinciali che si potranno valutare casi particolarmente delicati in cui risultasse necessario, opportuno e possibile chiudere al pubblico strade o piazze”.
Decaro: “Scaricabarile, il governo si assuma le sue responsabilità”
Poco dopo la conferenza stampa del presidente del Consiglio, il sindaco di Bari è stato il primo a protestare per l’annuncio del premier. “Il governo, senza nemmeno affrontare il tema nelle numerose riunioni di queste ore, inserisce in un Dpcm una norma che sembra avere il solo obiettivo di scaricare sulle spalle dei sindaci la responsabilità del coprifuoco agli occhi dell’opinione pubblica. Questo non lo accettiamo. Nei momenti difficili le istituzioni si assumono le responsabilità, non le scaricano su altre istituzioni con cui lealmente dovrebbero collaborare. I sindaci sono abituati ad assumersi le loro responsabilità. Vorremmo che tutte le istituzioni facessero lo stesso”, aveva tuonato.
Oggi, di nuovo interpellato sul tema, il primo cittadino del capoluogo pugliese ha fatto sapere che il riferimento ai “sindaci” è stato tolto dal testo definitivo del Dpcm, anche se la sostanza non cambia. Così ha annunciato che le delegazioni dei primi cittadini non parteciperanno più alle cabine di regia con esecutivo e Regioni: “È stata commessa una scorrettezza istituzionale, non parteciperemo più a riunioni di regia perché tanto la presenza dei sindaci è inutile. Si incontrano i ministri con i presidenti di Regione e decidono in autonomia. Il governo decide senza tener conto delle esigenze locali”.
Boccia: “Comuni non sono stati abbandonati, ma tocca ai sindaci decidere”
Al presidente dell’Anci ha risposto, in mattinata, il ministro Boccia: “Il governo scarica sui sindaci? No, non è così, Decaro lo sa – ha detto a Rainews24 – La norma che chiamava espressamente in causa i sindaci è stata smussata ma in ogni città se c’è un luogo da chiudere lo decide il sindaco, i sindaci sanno che lo Stato è al loro fianco 24 ore su 24, dobbiamo tornare alla collaborazione massima”. E ha poi aggiunto: “I sindaci ci hanno dato un contributo importante, la norma specifica non è il centro del Dpcm, c’è ben altro”.
Viminale: “Se urgenti, chiusure anche in 24 ore”
Dopo aver chiarito il ruolo di supporto dei Prefetti alla gestione dei mini-lockdown decisi dai sindaci, Variati ha anche aggiunto che, in caso di situazioni di emergenza, le chiusure possono avvenire anche nell’arco di 24 ore: “Laddove si rivelassero condizioni di urgenza, nell’arco di 24 ore si può fare anche l’ordinanza di chiusura, ma è chiaro che non vanno tralasciati una serie di passaggi, non ultimo quello che, quando un provvedimento riguarda un esercizio, va notificato. Essendo una motivazione di natura sanitaria – ha aggiunto – il Prefetto non ha la capacità di emettere l’ordinanza ma solo di attuarla. Il sindaco fa l’ordinanza e lo strumento è il Comtato di ordine e sicurezza pubblica che supporterà, motiverà e accompagnerà il sindaco sull’opportunità di emettere il provvedimento da lui firmato”. Inoltre, prosegue, per emettere ordinanze di chiusura come quelle previste nel Dpcm “bisognerà sentire anche l’Asl, che potrà essere invitata dal Prefetto al Comitato per l’ordine pubblico, per portare tecnicamente il pensiero della sanità locale. Sicuramente verranno valutate anche le relazioni delle forze dell’ordine stilate a seguito delle loro verifiche in quei luoghi dove eventualmente dovessero verificarsi assembramenti”.
Da Gori a Nardella, le proteste dei primi cittadini
D’accordo con Decaro anche il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che su Facebook definisce la misura “inapplicabile”: “È una previsione non concordata con i rappresentanti dei sindaci, mai discussa negli incontri che si sono tenuti con il governo fino a stamattina, e che i sindaci giudicano non realizzabile con le sole forze di polizia locale a loro disposizione. Condivido dunque la posizione del presidente dell’Anci, il sindaco di Bari Antonio Decaro, rilanciata in queste ore da moltissimi altri sindaci”.
Anche Dario Nardella, sindaco di Firenze, spiega su Twitter che “lasciare sulle spalle di noi sindaci la scelta delle zone dove imporre e controllare il coprifuoco è impossibile”. Mentre il primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, aggiunge che “l’esecutivo non può scaricare questa responsabilità dopo mesi durante i quali il ruolo delle amministrazioni locali è stato a dir poco sottovalutato. Se il governo valuta, come sembra che sia dal contenuto del Dpcm, che la situazione in Italia sia grave e stia ulteriormente peggiorando come in altri Paesi d’Europa, si assuma le sue responsabilità come hanno fatto altri governi europei. Se si valuta la necessità di una sorta di lockdown notturno che somiglia molto al coprifuoco, il governo lo decreti e disponga chi, come e con quali forze deve effettuare i controlli. Basta con il gioco al massacro contro le amministrazioni locali”.
Quello del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, suona come un j’accuse: “Conoscendo la sensibilità istituzionale del presidente Conte e la coesione che deve caratterizzare questo difficilissimo periodo che vive la nostra Repubblica, non posso credere che si sia deliberatamente e dall’alto, senza consultare sul punto i sindaci d’Italia, scelto di scaricare su di noi una decisione non praticabile“, ha dichiarato. “L’effetto delle parole pronunciate dal presidente del Consiglio davanti a milioni di italiane e italiani – aggiunge – sarà quello di lasciare ancora una volta i sindaci con il cerino in mano. Lo Stato sceglie, quindi, di puntare il dito per nascondere quello che non si è fatto, in tante parti del Paese, per rafforzare la rete territoriale di sanità pubblica”. E dice di provare “amarezza, sconforto e delusione per uno Stato che non ha la sensibilità, la volontà e la lungimiranza di mettere al centro i suoi cittadini e chi li rappresenta, a mani nude, sul territorio, con poche risorse umane e spesso senza un euro. Dopo 9 mesi dallo scoppio della pandemia è un segno di debolezza e mancanza di lucidità dello Stato non riuscire a garantire il controllo del territorio e scaricarlo sui sindaci che spesso non hanno né personale né soldi per pagare straordinari”.
Duro il commento del sindaco di Benevento, Clemente Mastella, che parla di “Stato di polizia”: “I sindaci non sono spaventapasseri della popolazione, soprattutto quella giovanile. Già abbiamo incombenze straordinarie, senza avere assai spesso la possibilità di poter passare dalle decisioni all’operatività. Darci anche compiti esagerati, quasi da Stato di Polizia, è inaccettabile. Bisogna essere tutti responsabili e i sindaci lo sono, ma nessuno trasferisca le proprie responsabilità agli altri. L’unica cosa vera è che è mancato in questo periodo un maggior ascolto dei sindaci e un loro maggior coinvolgimento”.
Sindaco di Aosta col governo: “Polemica sul nulla, competenze ci sono già”
Controcorrente rispetto ai suoi omologhi italiani è il sindaco di Aosta, Gianni Nuti: “Il riferimento ai sindaci nel Dpcm è implicito, la misura restrittiva in questione riguarda competenze che sono già in capo a noi, da adottare in accordo con la prefettura. Si sta facendo polemica sul nulla“, ha dichiarato.
Politica
Coprifuoco, Decaro: “Comuni indicheranno aree con assembramenti, poi sarà lo Stato a chiuderle”. Conte: “Concordato un protocollo”
Il presidente dell'Anci abbassa i toni dopo il botta e risposta tra i primi cittadini italiani e il governo seguito all'annuncio di Giuseppe Conte che nella conferenza stampa di domenica sera aveva attribuito agli amministratori locali il compito di attuare o meno dei mini-lockdown in strade o piazze a rischio assembramenti dalle 21. Ora il premier precisa: "Ci siamo sentiti con Decaro e Lamorgese. Sarà il Comitato ordine e sicurezza pubblica a trovare una soluzione per le aree più critiche"
I Comuni individueranno le aree dove si verificano i maggiori assembramenti, ma sarà il governo a doverne garantire la chiusura tramite i controlli delle forze dell’ordine. Il presidente dell’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) e sindaco di Bari, Antonio Decaro, abbassa i toni dopo il botta e risposta tra enti locali e governo seguito all’annuncio del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che nella conferenza stampa di domenica sera aveva attribuito agli amministratori locali il compito di attuare o meno dei mini-lockdown in strade o piazze a rischio assembramenti dalle 21. Al termine della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, alla quale ha partecipato il prefetto di Bari alla presenza del direttore del dipartimento di prevenzione della Asl, Decaro ha dichiarato che “i sindaci non si sottraggono alle responsabilità. Mai. Figuriamoci in tempo di emergenza. Prenderci cura delle nostre comunità è nel nostro dna. Se oggi il nostro compito è individuare strade e piazze da chiudere per evitare gli assembramenti e quindi i contagi, lo faremo. Anzi, lo stiamo già facendo. Individueremo le aree all’interno del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, lo Stato dovrà assicurare il controllo attraverso le forze dell’ordine, coordinate dal prefetto e dal questore. Perché, come è noto, non sono i sindaci a disporre delle forze dell’ordine“.
Un’interpretazione poi confermata dallo stesso premier Conte, che a margine di una conferenza stampa sulla legge di bilancio 2021 spiega: “Ci siamo sentiti con Decaro e Lamorgese e abbiamo già concordato un protocollo che consentirà ai sindaci, sentite le Asl, di adottare una proposta per le piazze e le vie che più si prestano ad assembramenti. Poi, nell’ambito di una riunione tecnica del Comitato ordine e sicurezza pubblica si cercherà una soluzione per controlli e attuazione da parte di tutte le autorità competenti. Si tratta di misure sperimentali: dobbiamo costruire anche qualcosa di nuovo”. La telefonata è stata confermata anche da Decaro che ha chiuso definitivamente la partita, ribadendo il ruolo di prefetti e questori nei coprifuoco locali: “Non chiedete ai sindaci i controlli perché, come ha confermato il presidente del Consiglio Conte, i controlli li fanno il prefetto e il questore”. In serata è proprio lui a fare da apripista tra i colleghi, firmando la prima ordinanza di chiusure nella sua Bari.
Si placano quindi le polemiche sui nuovi poteri assegnati ai sindaci dall’ultimo dpcm. Lo scontro era nato nella serata di domenica, per poi proseguire per tutta la mattinata di lunedì tra i rappresentanti dell’esecutivo e i primi cittadini italiani. Proprio Decaro era arrivato a definire la comunicazione di Conte “una scorrettezza istituzionale che scarica le responsabilità di un coprifuoco sui sindaci”. Alle sue parole aveva ribattuto il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, sostenendo invece che “se c’è un quartiere da chiudere lo decidono i sindaci, non c’era nemmeno bisogno di specificarlo”. Di fronte alle proteste degli amministratori, dal testo definitivo del nuovo Dpcm è poi sparito il riferimento ai sindaci, un cambiamento puramente formale più che fattuale. Ma ciò che ha scatenato le proteste è il fatto che la comunicazione del presidente del Consiglio sia arrivata senza essere stata concordata nel corso dei vertici precedenti al dpcm: “Non parteciperemo più a riunioni di regia perché tanto la presenza dei sindaci è inutile”, aveva dichiarato il primo cittadino barese. Sulla questione era poi intervenuto il Viminale precisando, con il sottosegretario con delega agli Enti Locali, Achille Variati, che “i primi cittadini, che sono autorità sanitarie locali, saranno ovviamente supportati in tutto dai Prefetti negli appositi Comitati provinciali di ordine pubblico. Ed è proprio con i Prefetti e nei Comitati Provinciali che si potranno valutare casi particolarmente delicati in cui risultasse necessario, opportuno e possibile chiudere al pubblico strade o piazze”.
Decaro: “Scaricabarile, il governo si assuma le sue responsabilità”
Poco dopo la conferenza stampa del presidente del Consiglio, il sindaco di Bari è stato il primo a protestare per l’annuncio del premier. “Il governo, senza nemmeno affrontare il tema nelle numerose riunioni di queste ore, inserisce in un Dpcm una norma che sembra avere il solo obiettivo di scaricare sulle spalle dei sindaci la responsabilità del coprifuoco agli occhi dell’opinione pubblica. Questo non lo accettiamo. Nei momenti difficili le istituzioni si assumono le responsabilità, non le scaricano su altre istituzioni con cui lealmente dovrebbero collaborare. I sindaci sono abituati ad assumersi le loro responsabilità. Vorremmo che tutte le istituzioni facessero lo stesso”, aveva tuonato.
Oggi, di nuovo interpellato sul tema, il primo cittadino del capoluogo pugliese ha fatto sapere che il riferimento ai “sindaci” è stato tolto dal testo definitivo del Dpcm, anche se la sostanza non cambia. Così ha annunciato che le delegazioni dei primi cittadini non parteciperanno più alle cabine di regia con esecutivo e Regioni: “È stata commessa una scorrettezza istituzionale, non parteciperemo più a riunioni di regia perché tanto la presenza dei sindaci è inutile. Si incontrano i ministri con i presidenti di Regione e decidono in autonomia. Il governo decide senza tener conto delle esigenze locali”.
Boccia: “Comuni non sono stati abbandonati, ma tocca ai sindaci decidere”
Al presidente dell’Anci ha risposto, in mattinata, il ministro Boccia: “Il governo scarica sui sindaci? No, non è così, Decaro lo sa – ha detto a Rainews24 – La norma che chiamava espressamente in causa i sindaci è stata smussata ma in ogni città se c’è un luogo da chiudere lo decide il sindaco, i sindaci sanno che lo Stato è al loro fianco 24 ore su 24, dobbiamo tornare alla collaborazione massima”. E ha poi aggiunto: “I sindaci ci hanno dato un contributo importante, la norma specifica non è il centro del Dpcm, c’è ben altro”.
Viminale: “Se urgenti, chiusure anche in 24 ore”
Dopo aver chiarito il ruolo di supporto dei Prefetti alla gestione dei mini-lockdown decisi dai sindaci, Variati ha anche aggiunto che, in caso di situazioni di emergenza, le chiusure possono avvenire anche nell’arco di 24 ore: “Laddove si rivelassero condizioni di urgenza, nell’arco di 24 ore si può fare anche l’ordinanza di chiusura, ma è chiaro che non vanno tralasciati una serie di passaggi, non ultimo quello che, quando un provvedimento riguarda un esercizio, va notificato. Essendo una motivazione di natura sanitaria – ha aggiunto – il Prefetto non ha la capacità di emettere l’ordinanza ma solo di attuarla. Il sindaco fa l’ordinanza e lo strumento è il Comtato di ordine e sicurezza pubblica che supporterà, motiverà e accompagnerà il sindaco sull’opportunità di emettere il provvedimento da lui firmato”. Inoltre, prosegue, per emettere ordinanze di chiusura come quelle previste nel Dpcm “bisognerà sentire anche l’Asl, che potrà essere invitata dal Prefetto al Comitato per l’ordine pubblico, per portare tecnicamente il pensiero della sanità locale. Sicuramente verranno valutate anche le relazioni delle forze dell’ordine stilate a seguito delle loro verifiche in quei luoghi dove eventualmente dovessero verificarsi assembramenti”.
Da Gori a Nardella, le proteste dei primi cittadini
D’accordo con Decaro anche il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che su Facebook definisce la misura “inapplicabile”: “È una previsione non concordata con i rappresentanti dei sindaci, mai discussa negli incontri che si sono tenuti con il governo fino a stamattina, e che i sindaci giudicano non realizzabile con le sole forze di polizia locale a loro disposizione. Condivido dunque la posizione del presidente dell’Anci, il sindaco di Bari Antonio Decaro, rilanciata in queste ore da moltissimi altri sindaci”.
Anche Dario Nardella, sindaco di Firenze, spiega su Twitter che “lasciare sulle spalle di noi sindaci la scelta delle zone dove imporre e controllare il coprifuoco è impossibile”. Mentre il primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, aggiunge che “l’esecutivo non può scaricare questa responsabilità dopo mesi durante i quali il ruolo delle amministrazioni locali è stato a dir poco sottovalutato. Se il governo valuta, come sembra che sia dal contenuto del Dpcm, che la situazione in Italia sia grave e stia ulteriormente peggiorando come in altri Paesi d’Europa, si assuma le sue responsabilità come hanno fatto altri governi europei. Se si valuta la necessità di una sorta di lockdown notturno che somiglia molto al coprifuoco, il governo lo decreti e disponga chi, come e con quali forze deve effettuare i controlli. Basta con il gioco al massacro contro le amministrazioni locali”.
Quello del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, suona come un j’accuse: “Conoscendo la sensibilità istituzionale del presidente Conte e la coesione che deve caratterizzare questo difficilissimo periodo che vive la nostra Repubblica, non posso credere che si sia deliberatamente e dall’alto, senza consultare sul punto i sindaci d’Italia, scelto di scaricare su di noi una decisione non praticabile“, ha dichiarato. “L’effetto delle parole pronunciate dal presidente del Consiglio davanti a milioni di italiane e italiani – aggiunge – sarà quello di lasciare ancora una volta i sindaci con il cerino in mano. Lo Stato sceglie, quindi, di puntare il dito per nascondere quello che non si è fatto, in tante parti del Paese, per rafforzare la rete territoriale di sanità pubblica”. E dice di provare “amarezza, sconforto e delusione per uno Stato che non ha la sensibilità, la volontà e la lungimiranza di mettere al centro i suoi cittadini e chi li rappresenta, a mani nude, sul territorio, con poche risorse umane e spesso senza un euro. Dopo 9 mesi dallo scoppio della pandemia è un segno di debolezza e mancanza di lucidità dello Stato non riuscire a garantire il controllo del territorio e scaricarlo sui sindaci che spesso non hanno né personale né soldi per pagare straordinari”.
Duro il commento del sindaco di Benevento, Clemente Mastella, che parla di “Stato di polizia”: “I sindaci non sono spaventapasseri della popolazione, soprattutto quella giovanile. Già abbiamo incombenze straordinarie, senza avere assai spesso la possibilità di poter passare dalle decisioni all’operatività. Darci anche compiti esagerati, quasi da Stato di Polizia, è inaccettabile. Bisogna essere tutti responsabili e i sindaci lo sono, ma nessuno trasferisca le proprie responsabilità agli altri. L’unica cosa vera è che è mancato in questo periodo un maggior ascolto dei sindaci e un loro maggior coinvolgimento”.
Sindaco di Aosta col governo: “Polemica sul nulla, competenze ci sono già”
Controcorrente rispetto ai suoi omologhi italiani è il sindaco di Aosta, Gianni Nuti: “Il riferimento ai sindaci nel Dpcm è implicito, la misura restrittiva in questione riguarda competenze che sono già in capo a noi, da adottare in accordo con la prefettura. Si sta facendo polemica sul nulla“, ha dichiarato.
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Conte: “Nuove misure per evitare un altro lockdown”. Si potranno chiudere vie e piazze. Orario flessibile nei licei. Stop a gare sportive dilettantistiche e rinvio di 7 giorni per le palestre
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Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Cristiani e socialisti si inseguono e si separano, si combattono si alleano, si contaminano da quasi due secoli. E’ l’ispirazione cristiana a suscitare le prime utopie socialiste, l'ambizione della scientificità del socialismo marxista ed il presidio di interessi sociali parzialmente diversi li ha spesso divisi, ma questo non ha impedito per esempio al socialismo del Nord Europa di continuare ad attingere largamente alla tradizione evangelica". Lo ha detto l'ex ministro ed esponente Pd Andrea Orlando intervenendo all'evento "Dialogo tra Socialismo e Cristianesimo" in corso a Roma.
"Le fragili regole di un multilateralismo spesso a doppio standard e quelle ben più solide poste a presidio dell’integrazione dei mercati - ha aggiunto poi l'esponente dem - sono travolte dalla pressione di soggetti economici in grado di essere al contempo finanza, informazione, controllo dei dati ed in ultima analisi potere politico puro. Persino il mercato viene sostituito dalla mera logica dei rapporti di forza determinata dall’intreccio tra vecchi e nuovi Leviatani, tra poteri pubblici e smisurate potenze economiche".
"Il fatto che a tutto questo non paiano emergere forze antagoniste in grado di civilizzare questa assenza di misura non può essere un alibi per la politica. La politica deve interrogarsi invece - spiega Orlando - su quali possano essere le vie oltre i vecchi steccati, in grado di liberare energie e di offrire la possibilità del riscatto collegando esperienze e domande. E tutto ciò che resiste e che è stato pensato per resistere deve oggi essere riunito. Tutto ciò che si è sforzato, non senza limiti ed imperfezioni, di rendere più umana la vita economica e sociale, di democratizzare i processi produttivi non può ancora restare separato, talvolta contrapposto da dicotomie del secolo scorso. Di fronte al fatto che ciascuno, persino chi si sentiva al riparo da ogni pericolo, rischia di essere solo di fronte a tanta potenza è il tempo di mettere in campo l’insieme degli strumenti che i due filoni culturali di cui oggi parliamo hanno saputo elaborare. Per affermare un nuovo umanesimo che si fondi sulla centralità della comunità come luogo di sviluppo della persona , delle comunità nel loro pluralismo di cui lo Stato può essere l’antitesi, ma lo sviluppo delle comunità che si organizzano in modo migliore".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Io credo che affidare, come sino qui è avvenuto, alla sola logica delle armi non è solo pericoloso e folle, è oggi velleitario. L’Europa rischia di cercare nelle armi ciò che avrebbe potuto e può trovare politica. L’idea di una difesa comune è necessaria e condivisibile, ma non è quella la vera forza che l’Europa potrà mettere in campo nel breve periodo". Lo ha detto l'ex ministro ed esponente Pd Andrea Orlando intervenendo all'evento "Dialogo tra Socialismo e Cristianesimo" in corso a Roma.
"L’Europa grazie alle sue radici costituisce un luogo di equilibri che garantisce una vita migliore più lunga, più piena di qualunque altro luogo della terra. L’Europa che poteva e può essere Ponte si è fatta risucchiare nella logica West and the rest, salvo poi scoprire che the West, qualunque cosa abbia voluto dire, non esiste più".
"La possibilità di recuperare il terreno perduto non credo passi per i decimali di bilancio in più - spiega l'ex ministro dem - che saprà mettere nel riarmo ma dalla capacità di concorrere a definire un nuovo ordine. Facendosi interprete di quell’enorme maggioranza di popoli che non ha alcun interesse dal prevalere della logica della forza e del dominio per il controllo sulle risorse strategiche. E’ un messaggio che deve essere rivolto a tutti persino ai nazionalisti che vanno cacciandosi in una insanabile contraddizione. La sconfitta e la marginalizzazione dell’Europa sarà inevitabilmente la sconfitta delle nazioni che la compongono. Per questo sarà fondamentale l’esito della vicenda Ucraina. Il tema non è come proseguire la guerra ma bensì come condizionare la pace impedendo che si consumi una spartizione tra potenze sulla testa degli ucraini e a discapito degli interessi europei. Nonostante le provocazioni di Trump tutti sappiamo che l’Europa ha carte da giocare. Nessun assetto futuro che assicuri un minimo di sicurezza e di stabilità nell’area può essere realizzato senza il concorso dei paesi europei. Su questo fronte possono andare in ordine sparso o come un soggetto che si fa promotore anche per chi non ne ha la forza di un nuovo e rifondato multilateralismo".
Roma, 27 feb (Adnkronos) - "Non chiediamo abiure ma un partito deve saper scegliere su un appuntamento così importante: supporteremo il referendum sul lavoro e sulla cittadinanza". Elly Schlein chiude formalmente la stagione del renzismo. Nel suo intervento in Direzione, la leader dem ha dato l'ultimo colpo di spugna alle impronte lasciate al Nazareno dall'ex segretario e premier, schierando il partito a favore del referendum abrogativo del JobsAct, una bandiera renziana.
"Rispetto per chi non ha firmato il referendum, ma un partito deve essere chiaro e lineare: sui diritti dei lavoratori non saremo mai alla finestra", ha sentenziato la leader dem. Nel 2014 il via libera alla riforma fortemente voluta da Renzi segnò uno degli strappi più profondi della storia dem. Alla Camera, al momento del voto, il Pd si ritrovò platealmente diviso con 29 deputati contrari al Jobs Act tra voti contrari e non partecipazioni al voto. Per non parlare degli assenti, come Enrico Letta.
I contrari (Cuperlo, Bindi, D'Attorre, Boccia tra questi) firmarono un documento per spiegare le ragioni dei dissenso. E a nulla valsero gli appelli all'unità dell'allora presidente Matteo Orfini e di Pier Luigi Bersani. Il sì arrivo dalla maggior parte del gruppo dem (allora forte di 307 deputati), alcuni dei quali ancora oggi tra i banchi del Parlamento. Tra i ministri del governo Renzi, in Direzione Andrea Orlando è stato netto: "Io non ho firmato il referendum" ma "fa bene la segretaria ad auspicare una convergenza massima". Non tutti, però, hanno battuto le mani sulla scelta della Schlein sul referendum. Dalle parti dei riformisti, qualche dubbio c'è stato.
(Adnkronos) - "Sul referendum serve pluralismo perché se raggiunge il quorum comunque è sostenuto solo dalla parte più estrema del sindacato, visto che la Cisl, fino a poco tempo fa non lontana dal Pd, non è d’accordo e la Uil non ha raccolto firme e sta ragionando se mobilitarsi", ha spiegato la deputata Lia Quartapelle.
Anche Piero Fassino ha messo in guardia: "Rischiamo di fare un dibattito sul lavoro di retrospettiva. In dieci anni tutto è cambiato compreso l’articolo oggetto di referendum modificato dalla Corte Costituzionale". Mentre la senatrice Simona Malpezzi ha sottolineato come "le sensibilità nel Pd sul tema sono diverse". Ma la relazione della segretaria, poi approvata all'unanimità, ha suscitato discussione anche a causa di un altro passaggio sull'Europa e la pace, un tema molto sentito in casa dem.
"Quando torneremo al governo per noi Trump non sarà niente di simile a un alleato. Noi non siamo con Trump e il finto pacifismo che cela una resa all'aggressore e non saremo con l'Europa per continuare la guerra", ha detto tra le altre cose Schlein. Un passaggio che ha fatto sobbalzare alcuni presenti, come la vice presidente del Parlamento Ue Pina Picierno, la senatrice Sandra Zampa e ancora Fassino. Così è stata la stessa segretaria, nelle repliche, a chiarire: "Riprendo gli interventi di Fassino, Picierno, Zampa e dico che siamo d'accordo sul fatto che senza il supporto all'Ucraina a quest'ora staremmo discutendo di come Putin ha riscritto i confini dell'Ucraina e questa è una cosa che da sinistra non si può accettare. Io invece non sono d'accordo sul fatto che l'Europa non potesse fare niente di diverso".
Palermo, 27 feb. (Adnkronos) - Aggredita nel mercato di Ballarò la troupe di Striscia la Notizia, il tg satirico di Mediaset. L'inviata Stefania Petyx e i suoi operatori sono stati aggrediti da alcune persone mentre stavano realizzando un'intervista con l'assessore alle Attività produttive, Giuliano Forzinetti. "Esprimo ferma condanna per la vile, ingiustificata e violenta aggressione subita dall’assessore alle Attività produttive Giuliano Forzinetti, dall’inviata di "Striscia la Notizia", Stefania Petyx e dalla sua troupe nel mercato di Ballarò- dice il sindaco Roberto Lagalla - Un episodio che conferma come certi soggetti tentano una inutile resistenza al lavoro di ripristino della legalità in quest’area della città voluta dall'Amministrazione. Al contrario, per me è doveroso sottolineare che in questo quartiere ci sia anche la presenza di una più ampia fetta di residenti e commercianti come coloro che intervenendo in difesa ed in soccorso delle persone aggredite hanno dimostrato di possedere la cultura della civiltà e della sensibilità. È da loro che bisogna ripartire ed è per loro che bisogna insistere nell’attività di repressione di ogni forma di illegalità. L’auspicio è che le forze dell’ordine riescano ad individuare al più presto tutti i responsabili di questa vicenda”.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - Sui referendum, compreso quello sul Jobs Act, "ci saremo con le nostre proposte e senza chiedere abiure nè forzature, nel rispetto del passato e del presente. Io sono contenta di far parte dell'unico partito che fa dei congressi e può cambiare idea senza che un giorno si svegli il capo con un piede diverso o una tegola in testa". Lo dice Elly Schlein nella replica nella Direzione Pd.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Qualcuno cerca di strumentalizzare le mie parole di prima, peraltro senza riportarle per intero: se c'è una leader italiana che si è schierata contro le parole e i falsi storici di Trump sono io, perché Meloni non ha ritenuto di farlo". Lo dice Elly Schlein nella replica in Direzione Pd.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Riprendo gli interventi di Fassino, Picierno, Zampa e dico che siamo d'accordo sul fatto che senza il supporto all'Ucraina, a quest'ora staremmo discutendo di come Putin ha riscritto i confini dell'Ucraina e questa è una cosa che da sinistra non si può accettare". Così Elly Schlein nella replica in Direzione Pd.
"Io invece non sono d'accordo sul fatto che l'Europa non potesse fare niente di diverso. Non c'è stato nessuno in Europa che ha voluto questa guerra partita dall'aggressione di Putin" e Trump su questo ha detto "un falso storico".
"Ma è altrettanto vero che, anche se l'Europa non ha voluto questa guerra e ha sostenuto l'Ucraina, non possiamo dire di essere stati in grado come Europa di fare abbastanza per la pace. Noi lo chiediamo da due anni. Se questa iniziativa fosse stata presa prima, quando Biden sosteneva Kiev, forse avrebbe reso la discussione più facile rispetto a farla oggi dove quello che sta facendo Trump non è un negoziato equo ma di assumere il punto di vista dell'aggressore. Per questo, a maggior ragione, l'Europa deve starci dentro".