Nel quarto trimestre dell’anno la seconda ondata del coronavirus potrebbe avere effetti negativi sul pil che sulla base dell’esperienza della primavera scorsa ”potrebbero andare da circa tre punti percentuali, in uno scenario meno sfavorevole, a otto punti nello scenario maggiormente avverso”. Lo scrive l’Ufficio parlamentare di bilancio nella Nota sulla congiuntura di ottobre 2020, spiegando che la stima è ottenuta ”proiettando diversi scenari alternativi epidemiologici e tenendo conto della relazione statistica storica con le misure restrittive adottate durante la prima ondata” e “i risultati vanno interpretati con estrema cautela”. La variazione del pil nel complesso del 2020 “ne risulterebbe intaccata, da uno a due punti percentuali, ma gli effetti sarebbero maggiori sulla variazione percentuale del 2021 in quanto il quarto trimestre ha un impatto statistico più forte sulle dinamiche dell’anno successivo”.

Gli impatti macroeconomici di una recrudescenza del virus “sono estremamente difficili da quantificare”, sottolinea l’autorità indipendente. Ma “è possibile comunque fare ricorso allesperienza della primavera scorsa per provare a delineare gli ordini di grandezza degli effetti sul PIL”. Nello scorcio finale dell’anno “l’impulso positivo derivato dal rallentamento della pandemia durante l’estate si esaurirebbe”, con una variazione congiunturale del Pil “appena positiva nello scenario di base, che tuttavia non considera gli effetti della nuova ondata”. Dunque dopo un rimbalzo nel terzo trimestre stimato a +12% circa – pur con notevole incertezza “a causa della mancanza di indicatori congiunturali tempestivi per il settore dei servizi” – le possibilità di crescita nel quarto trimestre “dipendono fortemente dall’evoluzione dell’epidemia, che nelle ultime settimane ha ricominciato a diffondersi velocemente in Italia”.

Fino ad ora gli effetti del Covid si sono fatti sentire con intensità diversa sui diversi settori. La produzione industriale, dopo il crollo congiunturale durante il lockdown, “è cresciuta rapidamente in maggio (42,1 per cento) e in misura più moderata nei tre mesi successivi (8,2, 7,4 e 7,7 per cento, rispettivamente)”, per cui il livello di attività in agosto è ritornato sui valori medi del 2019. Al contrario l’impatto dell’emergenza sanitaria sul terziario “appare persistente. Le restrizioni alla mobilità delle persone hanno determinato un crollo del comparto del commercio al dettaglio, solo in parte recuperato nei mesi successivi al lockdown. Nel secondo trimestre il fatturato dei servizi è risultato inferiore in termini tendenziali di oltre il 70 per cento per gli alloggi e la ristorazione e di circa un terzo per le agenzie di viaggio e il supporto alle imprese”. A fine settembre il traffico aereo di passeggeri “si collocava per oltre il 70 per cento al di sotto del livello del 2019, mentre il traffico autostradale, tornato quasi ai livelli pre-pandemia a inizio agosto, ha progressivamente rallentato a partire da settembre”.

Anche i comparti del terziario che non si sono fermati durante il lockdown hanno registrato forti perdite, come nel caso dell’informatica e delle comunicazioni (-8 per cento). L’indice pmi settoriale, dopo avere registrato minimi storici in aprile (a quota 10,8), si è portato in luglio in territorio espansivo (51,6), per poi collocarsi nuovamente sotto la soglia critica di 50 in agosto e settembre. Significa che i responsabili acquisti si attendono un peggioramento della situazione.

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