Oriano Testa è stato il portiere del Borgorosso Football Club, la squadra presieduta da Alberto Sordi nel film di Luigi Filippo D’Amico. Nell’estate delle riprese il calciatore di proprietà del Bologna aveva appena concluso la stagione in D con il Baracca Lugo. Classe 1948, Testa aveva già vinto con la Primavera rossoblù il Torneo di Viareggio ed era finito in prestito nella formazione del suo paese, allenata da Gino Pivatelli. È il 1970, quando viene ingaggiato insieme ad altri compagni per recitare nel film “Il Presidente del Borgorosso Football Club”. Dopo quell’esperienza sul set tornerà al Bologna, esordendo in A (tre presenze in totale più una in Coppa Italia), per costruirsi poi una carriera in serie C con l’Empoli.

Il 18 ottobre 1970 Sordi alla Domenica sportiva condotta da Alfredo Pigna, presenta il film in uscita nelle ore successive. Il campionato è fermo per la partita della Nazionale con la Svizzera. Ci sono polemiche sulla presenza dell’attore in Rai tanto che ad un certo punto sembra addirittura saltare, invece appare in diretta: “C’è stato un po’ di tentennamento – dice – per questa mia partecipazione alla Domenica Sportiva, forse temevano che io arrivassi con i miei zebrotti del Borgorosso Football Club. Il film non ha polemiche, non entra in una critica di costume, è un film che esalta il calcio italiano, io lo amo profondamente. È un racconto semplice, ingenuo, spontaneo, com’è il cuore di tutti gli sportivi e di tutti i tifosi”.

Sono passati cinquant’anni da allora. Oggi Testa ricorda con enorme piacere quelle settimane in cui ha recitato al cinema il ruolo di se stesso. Il portiere del Borgorosso si chiama infatti Testa.
Quando il presidente Benito Fornaciari eredita dal padre appena scomparso la proprietà della squadra, va a conoscere al campo i suoi giocatori. Quando incrocia Testa gli chiede se fosse vestito di nero perché in lutto. “No, sono il portiere”, recita la sua parte Oriano.

Il presidente Fornaciari piano piano imparerà qualcosa sul mondo del pallone (dilettante), Sordi invece ne sapeva?
“Qualcosina, niente di che. Tifoso romanista, con noi calciatori parlava spesso di altro. Si metteva al centro del campo e noi tutti intorno. E ci faceva ridere, era spassosissimo. Per me sono state settimane molto piacevoli”.

Con Sordi è rimasto in contatto?
“Quando qualche tempo dopo ho esordito in A, Albertone è stato intervistato da un giornale ed è stato molto carino con me, dicendo che l’Atalanta non avrebbe mai segnato al portiere del suo Borgorosso. Finì 0-0”.

Lei riuscì a non subire gol neanche da Pelé.
“Eravamo in tour negli States con il Bologna. C’erano anche il Santos e il West Ham. La Perla Nera non fece gol. Esperienza indimenticabile anche quella”.

Durante il film invece qualche gol se lo prese. Nella sconfitta con la Celerina 3-2 si vede una sua uscita a vuoto.
“Una delle cose più difficili per un portiere è sbagliare per finzione. In quel caso ho fatto fatica”.

Si è sentito in quei giorni più un calciatore o più un attore?
“Né una cosa né l’altra. Ma ci siamo divertiti tantissimo. Dalla mattina alla sera a disposizione della produzione che mi dava 10 mila lire al giorno”.

Come costruirono la squadra?
“Presero una parte del Baracca Lugo, poi altri calciatori di squadre di paesi limitrofi. Quelli che hanno fatto successivamente più carriera sono stati Valerio Spadoni, acquistato dalla Roma, e Germano Pistori. Gli altri sono rimasti nei dilettanti. Con qualcuno ci si vede ancora, si parla del calcio di allora e anche di quel film. I ricordi fanno bene”.

Era il regista a coordinare le parti calcistiche della pellicola?
“No, quel compito era di Adriano Zecca che del film era anche sceneggiatore. Zecca aveva fatto tanti anni in A con Torino, Modena e Roma. Lo avevano scelto per la sua esperienza. A volte ci diceva di fare partita vera, altre ci faceva seguire il copione”.

Nel cast anche Omar Sivori?
“Arrivò verso alla fine del campionato del Borgorosso. Era l’ultima settimana di riprese. Lo ricordo al mare con Sordi e Carlo Taranto che nel film interpretava l’allenatore José Buonservizi”.

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