Lacrime, cori, grida di ringraziamento e baci lanciati al feretro. Ma anche scontri con la polizia, feriti e arresti, in una giornata calda e convulsa in cui Buenos Aires ha dato l’ultimo addio a Diego Armando Maradona. Migliaia di persone in fila alla Casa Rosada, il palazzo presidenziale argentino, per entrare nella camera ardente riservata solo ai più grandi, nello stesso luogo dove dieci anni fa gli argentini accorsero per omaggiare la salma dell’ex presidente Nestor Kirchner. Per El Pibe de Oro serve un saluto da capo di Stato. Sul feretro avvolto nella bandiera argentina sono appoggiate le maglie del Boca Juniors e quella della Nazionale, manca quella del Napoli. Ma la processione per l’ultimo saluto è finita completamente fuori controllo quando in centinaia sono entrati in massa alla Casa Rosada: a quel punto sono stati sparati fumogeni all’interno della sede del governo, mentre anche all’esterno, in plaza de Mayo e nelle vie adiacenti, le tv argentine mostravano scene di guerriglia urbana con feriti, cariche e lanci di pietre. Il feretro è quindi stato portato un un’altra sala del palazzo presidenziale per motivi di sicurezza. Tensioni che hanno portato la famiglia a chiudere al pubblico intorno alle 16, in anticipo rispetto all’orario previsto, le 19 (le 23 in Italia). La salma, che intorno alle 17.30 ha lasciato la Casa Rosada da un’uscita secondaria, è stata portata al cimitero ‘Jardin de Bella Vista’, a 35 chilometri da Buenos Aires, dove sono sepolti madre e padre di Maradona (Doña Tota, morta nel 2011 e don Diego, deceduto nel 2015). Napoli invece ha deciso di rendere un nuovo omaggio al campione radunandosi fuori dalla curva B dello stadio San Paolo, che prestò diventerà stadio Maradona.

L’ultimo saluto – L’ultimo saluto è iniziato e proseguito come una processione, con migliaia di persone in fila sulla Plaza de Mayo in attesa di entrare alla Casa Rosada. Niente distanziamento, poche mascherine e spesso non indossate correttamente. Uomini e donne, anziani e bambini, tifosi del Boca e del River uniti sotto la bandiera dell’Argentina, in una sfilata dove si incontrano sofferenza e orgoglio (di un paese intero), fiori e magliette numero 10, silenzi e lacrime, commozione e tensioni. La polizia è infatti intervenuta all’interno della stessa camera ardente – dove alcune persone sono anche svenute – quando alcune centinaia di tifosi hanno fatto irruzione. Sono stati sparati fumogeni e anche nella città si sono verificati scontri, con diverse persone rimaste ferite e centinaia di uomini spiegati per contenere ulteriori disordini. La polizia è stata attaccata con pietre e bastoni da piccoli gruppi di tifosi e gli agenti hanno risposto con l’uso di idranti e di lacrimogeni. Secondo quanto riferito dai media argentini, ci sarebbero feriti e arresti. Le immagini trasmesse dal canale America hanno mostrato un agente cadere pesantemente a terra, colpito da pietre e poi preso a calci da alcuni giovani, che sono stati dispersi con spray irritanti lanciati da altri agenti. Il ministro degli Interni argentino Wado de Pedro, prima dell’uscita del feretro, ha contestato la repressione, da parte della polizia, dei tifosi accorsi alla camera ardente. Rivolgendosi su Twitter al governatore di Buenos Aires Horacio Rodríguez Larreta e al suo vice Diego Santilli, de Pedro ha chiesto loro di “metter fine a questa follia portata avanti dalla polizia municipale. Questo messaggio popolare non può terminare con una repressione e con le cariche per disperdere chi è venuto per Maradona”.

Un vero e proprio fiume di persone, auto e motociclette, ha accompagnato il carro funebre verso il cimitero privato ‘Jardin de Bella Vista’ dove la prima corona di fiori che è arrivata, è quella di Pelé. Decine di motociclette della polizia hanno scortato il mezzo che trasportava le spoglie del campione argentino, insieme ad altri mezzi delle forze dell’ordine, mentre i suoi sostenitori si sono accostati con le auto ai margini della strada, arrampicati sulle barriere new jersey, affacciati dai cavalcavia, per accompagnare l’ultimo viaggio della stella del calcio argentino con striscioni, bandiere e canti, applausi. “Sono immagini mai viste, è commovente”, commenta una giornalista del canale ‘all news’ Tn. Secondo la tv argentina di Torneos y Competencias (TyC), Maradona ha firmato una lettera chiedendo che nel momento del decesso, il suo corpo fosse imbalsamato, per proteggerlo dal trascorrere del tempo. Una lettera che sarà consegnata alla famiglia di Diego al suo arrivo nel cimitero.

L’autopsia – I medici legali che hanno realizzato mercoledì sera l’autopsia sul cadavere di Maradona nell’Ospedale di San Fernando, in provincia di Buenos Aires, hanno diffuso un referto in cui la morte viene attribuita a “insufficienza cardiaca acuta, in un paziente con una miocardiopatia dilatata, insufficienza cardiaca congestizia cronica che ha generato un edema acuto del polmone“. Si è infine appreso che lo studio realizzato per determinare le cause della morte sarà completato con analisi tossicologiche che nel giro di una settimana preciseranno se Maradona, prima di morire, ha ingerito farmaci, droghe o alcol.

L’omaggio di Napoli – Anche Napoli, ieri, ha proclamato il lutto cittadino per omaggiare il suo più grande campione di sempre, con una veglia nei luoghi simbolo della città che è andata avanti tutta la notte. E anche stamattina l’omaggio a Maradona è ripreso: in tanti, davanti allo stadio San Paolo, si soffermano vicino agli striscioni, ai cartelli, alle sciarpe, ai fiori collocati dai tifosi azzurri all’esterno delle transenne. Molti i disegni di bambini. C’è chi scatta foto, chi si sofferma a guardare, chi si fa il segno della croce. A campeggiare il grande striscione con il volto del campione azzurro e la scritta ‘The King’. Cori e fumogeni, proprio come in curva: in migliaia si sono dati appuntamento fuori la curva B dello stadio San Paolo per rendere omaggio a Diego. All’appuntamento, nato su social e WhatsApp si sono presentati ultras e semplici tifosi, pronti a intonare i cori più famosi della curva. Altro luogo di raduno, ai Quartieri Spagnoli, in via De Deo, dove c’è il murales di Maradona e dove per ore si sono ritrovati ieri sera i tifosi del Napoli.

Lo stadio – Dopo che la notizia era già circolata nella serata di ieri, il sindaco partenopeo, Luigi De Magistris ha ribadito di essersi “già mosso questa mattina, faremo i primi passi formali per dedicare lo stadio di Napoli a Maradona. Ovviamente ci sono dei tempi, ma saranno tempi brevi, perché quando c’è una volontà così forte credo che non ci sia carta bollata che tenga. Chissà se non riuscissimo a farlo coincidere con l’inizio della ripresa delle partite con il pubblico. Sarebbe bellissimo”, ha affermato il sindaco ricordando gli anni in cui il campione arrivò a Napoli: “Erano gli anni del dopo terremoto, Napoli era piegata, il calcio, che è una passione per gli italiani, vedeva il Napoli sempre sotto la Juve, il Milan, l’Inter, sembravano squadre irraggiungibili. Un Napoli che non riusciva ad emergere e attraverso Maradona, quel funambolo, quel genio che da solo riusciva a vincere una partita, è stato il riscatto di un popolo“. D’accordo anche il presidente della società Aurelio De Laurentiis: “Credo sia giusto intitolare il San Paolo al tuo nome per averti ancora con noi quale testimone dell’eccelsa strada che questa squadra ha intrapreso. I tuoi sono stati anni indelebili nella memoria dei Napoletani. Simbolo di un ambito riscatto e di una desiderata resurrezione. Grazie Diego tu sei e rimarrai con tutti noi”.

Dopo le migliaia di messaggi di cordoglio circolati per tutta la giornata di ieri, altri grandi esponenti del calcio, dello sport e non solo hanno deciso di condividere il proprio dolore per la scomparsa di un mito. Tra i più toccanti, oggi, c’è quello di Claudio Caniggia, ex attaccante argentino, suo compagno nel Boca Juniors e in Nazionale: “Sono devastato dalla notizia, era la mia anima gemella. Spero che tu capisca, non ho parole in questo momento. Voglio solo dire alla tua famiglia che li accompagno in questo dolore”, ha scritto su Twitter.

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