Diego Armando Maradona è morto nello stesso giorno, a quattro anni di distanza, di colui che considerava come un “secondo padre”, Fidel Castro. Con il leader cubano aveva un rapporto stretto, nel quale l’ammirazione era reciproca in uno strano intreccio tra passione politica e amore per lo sport. Era il 1987 quando El Pibe de Oro andò per la prima volta nell’isola, ospite di Fidel. Poi negli anni della dipendenza dalla cocaina fu a Cuba che l’asso argentino soggiornò per disintossicarsi e l’amicizia divenne sempre più stretta. “E’ il più grande della storia”, disse Diego di Fidel. “Sei il Che Guevara dello sport“, ribatté il leader per il quale lo sport era un “diritto del popolo”. E Maradona lo prese in parola, facendosi tatuare sulla spalla e sul polpaccio l’immagine dei due volti della rivoluzione del 1959.

Il 25 novembre del 2005, quindici anni fa, moriva invece George Best, che all’epoca aveva 59 anni. Come Maradona, anche Best fu un ribelle del pallone. Il nordirlandese, stella del Manchester United, con cui vinse una Coppa dei Campioni nel 1968 e due campionati inglesi, è considerato uno dei più grandi di tutti i tempo. E a sua volta ha dovuto combattere con la dipendenza, nel suo caso dall’alcool. Tutti lo ricordano per la frase: “Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcol e automobili, il resto l’ho sperperato”.

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