Ognuno ha le sue fisse e una delle mie è la scrittura in corsivo. Mi piace scrivere in corsivo e mi piace leggere la scrittura in corsivo delle persone. In quel gesto, secondo il mio del tutto sindacabile giudizio, si nascondono piccoli indizi di personalità e ormai ho sviluppato una mia individualissima tabella di interpretazione delle calligrafie delle persone che incontro o che ho attorno.

Ricordo con piacere il fatto che, sin da quando ero piccolo, io fossi uno dei pochissimi che riusciva ad interpretare la calligrafia di mio padre, quasi come se fosse una sorta di codice segreto noto solo a noi due. L’ho sempre preso in giro per quella calligrafia, ma se un giorno iniziasse a scrivere in modo chiaro a tutti, giuro che mi offenderei a morte!

Lo stesso discorso vale per i miei figli, nel cui modo di scrivere ritrovo spesso tratti della loro personalità. Marco, ad esempio, ha da sempre scritto di preferenza con un carattere verticale, quasi da tavola di disegno tecnico e, crescendo, ha dimostrato di essere estremamente razionale e preferire gli schemi ai lunghi ragionamenti.

Giovanni, di contro, da che ha preso in mano una penna ha cominciato a scrivere in corsivo, con un ordine nettamente migliore se scrive di argomenti che gli piacciono e un disordine impressionante se sta facendo matematica (la mela, come si dice, non cade mai troppo lontana dall’albero).

Forse per questa ragione, qualche tempo fa, fra i tanti esposti in libreria mi ha colpito un libro che poi, per caso, pochi giorni dopo mi è stato regalato da un’amica. Il libro, scritto da Charlie Mackesy, si intitola Il bambino, la talpa, la volpe ed il cavallo (ed. Salani, 128 pagine) ed è un delizioso volume illustrato che, pagina dopo pagina, fa sorridere e pensare.

È assolutamente sconclusionato e perfettamente razionale, come solo i discorsi di un bambino sanno essere e, proprio come quei discorsi, spesso arriva al cuore anche degli adulti per fargli ricordare di guardare con attenzione ciò che hanno tutti i giorni davanti agli occhi.

Io, e sono spesso preso in giro dai miei figli per questo, sono lentissimo a leggere; comincio e metto accanto al comodino anche tre o più libri in contemporanea con il problema che sovente, non ricordandomi più come si era arrivati al punto in cui io avevo abbandonato il segnalibro, devo ricominciare dall’inizio.

Questa volta invece, la storia di questo bimbo curioso, della sua amica talpa che adora le torte, della volpe taciturna e malfidata e del saggio cavallo che riprende a sognare e a non vergognarsi dei suoi sogni l’ho letta tutta d’un fiato e l’ho voluta rileggere anche con Giovanni mentre facevamo colazione.

Lui, ovviamente, ha colto gli aspetti che divertono un bambino di dieci anni, io quelli che coglie un adulto con qualche anno in più, ma abbiamo sorriso tutti e due di gusto. E questo è quello che un buon libro deve fare.

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