Verrà illustrato ufficialmente il 14 gennaio, ma il piano che Luca De Meo ha in mente per rilanciare Renault comincia a trapelare. Secondo quanto riportato da Autonews, in possesso di un documento interno all’azienda, il manager italiano da luglio sul ponte di comando della Régie ha predisposto una strategia articolata su più punti al quale ha dato il nome simbolico di “Renaulution“, che ha illustrato a manager e rappresentanti dei lavoratori.

L’ex golden boy di Sergio Marchionne vuole ripartire dall’Alleanza coi giapponesi, sia di Nissan che di Mitsubishi. “Se separiamo i tre membri dell’alleanza l’uno dall’altro, passeremo direttamente alla serie B delle case automobilistiche. Sono quindi determinato a fare tutto il possibile per garantirne il successo”, spiega De Meo. Anche se poi non fornisce dettagli sui “progetti magici” in via di sviluppo anche con Nissan, chiarendo solo che qualsiasi progetto portato avanti in maniera congiunta dev’essere più “concreto e preciso”.

L’altra priorità, forse quella più impellente, è la riduzione dei costi. Al punto che, già prima dell’arrivo del manager ex Seat, Renault aveva annunciato un piano di risparmi per 800 milioni di euro all’anno, che comprende tra l’altro il taglio di 1.500 posti di lavoro. Da quanto trapela, in più De meo vorrebbe evitare sovrapposizioni nella ricerca e sviluppo nonché investimenti in tecnologie non fruibili nell’immediato.

Nello specifico, egli ritiene che la gamma di prodotti e servizi offerti sia troppo ampia, ecco perché è prevista una riduzione complessiva del 30%. Il problema è che De Meo vuole che tale riduzione dell’offerta di modelli avvenga senza perdere vendite o quote di mercato: operazione difficile, visto che la concorrenza in ogni singola nicchia è grande, e i competitors potrebbero approfittare di eventuali mancanze nella gamma Renault.

L’obiettivo principale è quello di generare profitti, a prescindere dai volumi. Per farlo, De Meo mette nel mirino il segmento C, ovvero quello più ampio e profittevole del mercato europeo: “è il centro di gravità della nostra offerta. Non ho paura di dire che possiamo ottenere un aumento dal 25% al 30% dei prezzi delle transazioni in questo segmento entro il 2025”.

E proprio l’Europa sarà il cuore dell’offensiva Renault, vista la scarsa fortuna dei tentativi di crescita al di fuori del vecchio continente: “La nostra espansione geografica non ha prodotto i risultati attesi. In un ambiente altamente instabile, mercati come l’Eurasia e l’America Latina non hanno dato i profitti che speravamo”. Discorso diverso per la Cina, su cui l’azienda francese continuerà a puntare, seppure con nuovi modelli di business e facendo leva su partnership più forti e affidabili rispetto al passato.

Il resto riguarda ciò che Renault può e deve fare, o creare, da sola. Ovvero una riorganizzazione interna (ma coordinata con Nissan) che impegni l’azienda nei prossimi 10 anni, e che frutti innovazioni tecnologiche realizzate in-house piuttosto che acquisite dai fornitori: “bisogna riportare la creatività e la competenza in Renault. Bisogna lasciar lavorare gli ingegneri, anziché fargli gestire programmi”. Come pure, secondo il manager italiano, entrare massicciamente nel business dei servizi di mobilità: tecnologia finanziaria, gestione delle flotte, sicurezza informatica, economia circolare e sviluppi high-tech al di fuori del mondo automotive. “Dal 2026, avremo dal 20 al 30% delle nostre attività in settori che non hanno più nulla a che fare con la tradizionale produzione automobilistica “, conclude De Meo.

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