Diritti

Sicilia, il nuovo capogruppo del M5s in Regione è (di nuovo) un uomo: “È il terzo di seguito, donne discriminate”

Polemica tra i 5 stelle all'Assemblea regionale siciliana, dove il nuovo capogruppo sarà Giovanni Di Caro. Si tratta del terzo uomo a svolgere questo compito consecutivamente. La deputata Marano: “L’elezione di un nuovo capogruppo uomo umilia, ruolo e dignità delle donne in seno al gruppo del Movimento". Intanto Musumeci potrebbe varare a breve una giunta di soli uomini

Anno nuovo. Scelte vecchie. O almeno così pare in Sicilia, dove mentre un imminente rimpasto promette una giunta di soli uomini, regalando all’isola il primato di governo più maschio d’Italia, scoppia la polemica di genere anche all’interno del M5s. È stato, infatti, appena eletto il terzo uomo di seguito come capogruppo all’Assemblea regionale siciliana: sarà Giovanni Di Caro che da gennaio prenderà il posto di Giorgio Pasqua. Immediata arriva la reazione: “L’elezione di un nuovo capogruppo uomo umilia, ruolo e dignità delle donne in seno al gruppo del Movimento”, dice Josè Marano in un post sul suo profilo Facebook, dando fuoco alle polveri. E per Marano c’è una precisa volontà di non dare spazio alle donne: “Se ci fosse una volontà diversa dovrebbero parlare i fatti, e i fatti dicono che gli ultimi tre sono stati uomini, eppure in seno al M5s sono stati eletti 12 uomini e 8 donne”. E dire che la legislatura era iniziata proprio con una donna, Valentina Zafarana, che ha guidato il Movimento all’Ars per tutto il 2018, poi sostituita da Francesco Cappello, e nell’ultimo anno da Giorgio Pasqua: “L’anno scorso, fatta la nomina di Pasqua era stato deciso che quella successiva sarebbe stata una donna: invece ecco arrivare l’ennesimo uomo”, tuona Marano.

Giovanni Di Caro sarà, dunque, alla guida per il 2021 di un gruppo che nel 2020 ha perso 5 membri che hanno creato un nuovo gruppo, Attiva Sicilia, guidato, questo sì, da una donna. Così che l’esordio di Di Caro pare tutto in salita: “La questione di genere non c’entra. Semplicemente in sede di elezione del nuovo capogruppo i consiglieri e le consigliere hanno votato me e non Marano: mi pare si sia scatenata una polemica solo sul fatto che lei ci sia rimasta male sul fatto”. E sulla promessa che sarebbe stata una donna, Di Caro chiarisce: “Non era una decisione perentoria ma solo un auspicio. Sono stato eletto alla quasi unanimità, è stata solo una questione di scelta”.

“Mettere donne in ruoli chiave è, infatti, una scelta politica precisa. E il Movimento ha sempre dato un segnale chiaro in tal senso”, ribatte Marano. Certo è che in Sicilia la rappresentanza femminile non attraversa un bel momento, considerando che l’imminente rimpasto di giunta promette di sostituire l’unica assessora della giunta Musumeci, Bernadette Grasso, con un uomo, raggiungendo il primato italiano di unica giunta con 12 assessori tutti maschi (il Molise ha solo uomini ma sono in 5). Questo mentre in Europa le posizioni apicali delle istituzioni comunitarie sono guidate da Ursula Von Der Leyen e Christine Lagarde, con Angela Merkel leader del principale Paese dell’Unione. Al di qua dello Stretto, invece, i numeri di genere addirittura arretrano. E questo nonostante una norma approvata dall’Assemblea regionale soltanto lo scorso giugno che obbliga dalla prossima giunta alla presenza di almeno un terzo di rappresentanti dell’altro sesso. “Non va bene, assolutamente”, scuote la testa Marano. Che continua: “Siamo arretrati perché non si sceglie di avanzare. E se non siamo noi donne a sollevare la questione, allora chi?”.