Dopo anni di pensamenti, sono giunto alla conclusione che l’uomo sia fondamentalmente stupido. Di questa teoria (peraltro in passato ed oggi supportata da persone di ben altro livello del sottoscritto), si possono fornire un sacco di prove. Una delle innumerevoli è la pervicacia nel voler puntare sullo sci di pista nelle località di montagna.

Sì, lo so che qualcuno o tanti potrebbero eccepire che erano anni che non si vedeva così tanta neve su Alpi e Appennini, ma è anche vero che una rondine non fa primavera e, come ci ricorda Luca Mercalli ogni settimana nella sua rubrica su questo giornale, continua inesorabile il trend del riscaldamento globale, e “il 2020 è stato un altro anno tra i più caldi in due secoli al Nord Italia”.

Del resto, “nell’ultimo secolo, i ghiacciai delle Alpi hanno perso il 50% della loro copertura. Di questo 50%, il 70% è sparito negli ultimi 30 anni” ci ricorda Renato Colucci, glaciologo del Cnr.

Ad onta di ciò, appunto, c’è chi continua a perorare la causa della creazione di nuovi bacini sciistici o l’ampliamento di quelli esistenti, evidentemente puntando sul fatto che, se non c’è, la neve la si produce (peccato che necessitino temperature ben al di sotto dello zero e costanti). A questo proposito, vorrei giusto aggiornare su due dei progetti di cui parlai già in passato: Terminillo e San Domenico.

Terminillo. La giunta guidata da Nicola Zingaretti ha annunciato l’imminente conclusione, con parere positivo della valutazione di incidenza ambientale, dell’iter per l’approvazione del progetto di ampliamento del comprensorio sciistico in provincia di Rieti.

Politica schizofrenica. Zingaretti guida un partito che a parole e nel governo si dice pronto a combattere il riscaldamento climatico e poi, nelle opere, in Lazio autorizza l’abbattimento di 17 ettari di faggeta vetusta tra i 150 e i 200 anni. Ma i politici sono così.

Angelo Bonelli dei Verdi mi ha preannunciato che ricorreranno all’Unione Europea, ma resta il fatto, a monte, della follia di poter anche solo pensare di puntare sullo sci di pista in Lazio, quasi che fosse una risorsa durevole.

San Domenico, Varzo, Ossola, Piemonte. Qui la notizia è che la petizione per evitare l’ampliamento degli impianti ha superato le centomila firme. La non notizia è che gli attori politici di sinistra e di destra sono favorevoli al progetto, come sempre accade quanto c’è da alterare il territorio (leggansi le grandi opere che ora partiranno).

Eppure è facile pensare che nel giro di pochi decenni, con il trend climatico in atto, molti impianti chiuderanno. In essi si saranno riversati fiumi di soldi pubblici (come oggi per compensare i mancati guadagni) e resteranno gli scheletri a perenne memoria della stupidità umana, come testimoniato da uno studio di Pro Natura del 2005.

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