Lunedì all’alba, a Roma e in tutto il Lazio è pronto a scattare il maxi piano per riportare a scuola in sicurezza almeno 150mila studenti delle scuole superiori. Quelli sulla carta sono 251mila (160mila solo nella Capitale) ma come previsto dall’ultimo Dpcm firmato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, le scuole possono scegliere di avere in presenza almeno il 50% degli studenti fino ad un massimo del 75%.

La cabina di regia coordinata dal prefetto Matteo Piantedosi è preparata. Prima delle 8 (orario di ingresso del primo gruppo) ci saranno in giro il 60% dei ragazzi in presenza. L’altro 40% entrerà a scuola due ore più tardi. Questa soluzione dovrebbe permettere una gestione del flusso del traffico intelligente.

Sul piano dei trasporti, Atac, l’agenzia del trasporto autoferrotranviario del Comune di Roma, Cotral, compagnia dei trasporti laziali che gestisce i bus, e Astral, il servizio della Regione sulla mobilità, hanno messo sul piatto 3.100 corse in più. La Cotral avrà fino a 500 corse aggiuntive al giorno con 400mila posti aggiuntivi al mese. Astral per rafforzare le penetrazioni su Roma del trasporto extraurbano, in accordo con Roma Agenzia per la Mobilità e Atac, ha assicurato una disponibilità aggiuntiva fino a 500 bus turistici, 150 nel solo Comune di Roma, in grado di sviluppare fino a 1.100 corse aggiuntive al giorno, per un totale di 880mila posti in più al mese. Ma non solo. Il piano prevede un numero di 100 autobus (sia di Atac che Cotral) “caldi” pronti ad entrare in azione in caso di necessità.

Altro capitolo, gli assembramenti. Per contrastarli, così come in Toscana, anche nel Lazio ci saranno delle sentinelle alle pensiline delle maggiori fermate ma anche davanti alle scuole: 250 tutor saranno messi a disposizione dall’Atac e altri 70-80 uomini saranno alla metro nella capitale. Il resto del lavoro lo faranno i volontari della Protezione civile insieme a tutte le forze dell’ordine coordinate dal questore di Roma Carmine Esposito. I presidi non saranno lasciati più soli. Da lunedì davanti alle scuole ci saranno macchine della polizia o dei Carabinieri o degli agenti municipali.

Resta il nodo relativo ai tamponi. La Regione Lazio, da dieci giorni, ha fatto partire il progetto “Scuola Sicura” rivolto agli studenti dai 14 ai 18 anni che possono presentarsi anche senza certificato medico per fare il tampone veloce, gratuitamente, nella rete drive-in della regione. Un progetto che finora – a detta del dirigente dell’ufficio scolastico regionale, Rocco Pinneri – non ha visto la partecipazione di un gran numero di ragazzi: solo 7.500. La prova del nove sarà lunedì, giorno in cui gli studenti di diverse scuole della capitale hanno proclamato uno sciopero per chiedere una proroga della didattica a distanza.

Secondo Pinneri il piano darà buoni risultati: “L’intoppo è sempre possibile ma proprio per evitare qualche falla nel sistema si sono previsti dei meccanismi di salvaguardia come i bus pronti ad intervenire qualora le sentinelle segnalassero degli affollamenti. In queste ultime ore ho verificato ancora con i presidi le loro necessità e dov’era necessario abbiamo aggiunto altre corse”. Soddisfatto anche il presidente dell’Associazione nazionale presidi della regione Lazio, Mario Rusconi: “I controlli sui bus e alle fermate sono essenziali. L’Atac metterà a disposizione anche una app e un numero telefonico per raccogliere reclami”. E quando si chiede a Rusconi se tutto ciò non poteva essere fatto prima lui risponde: “Certo. Ci sono stati dei gravi ritardi ma meglio tardi che mai. Ora serve aumentare il numero dei tamponi da fare ai ragazzi. Noi abbiamo proposto di organizzare dei punti per effettuare il test nei cortili delle scuole”. A incrociare le dita delle mani è l’assessore all’Istruzione regionale Claudio di Berardino: “Martedì avremo un tavolo per monitorare la situazione ed intervenire se necessario”.

La voce critica arriva invece dal Garante per l’infanzia e l’adolescenza regionale, Jacopo Mazzetti: “Se sul piano dei trasporti si è lavorato, resta insufficiente ciò che è stato fatto per individuare gli spazi necessari per garantire il distanziamento. Da settembre ad oggi non si è fatto abbastanza e molte scuole non potranno continuare a ospitare più del 50% degli alunni in presenza. La Regione ha delle gravi responsabilità”.

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