L’Italia ingrata vota a favore delle sanzioni contro Cuba: uno schiaffo in faccia
Non più tardi di un anno fa l’Italia fu beneficata dall’arrivo di una missione medica cubana che, a rischio della vita dei suoi componenti, medici e infermieri, recò importante e vitale soccorso a Crema e Torino, due centri particolarmente colpiti dalla pandemia che, allora come oggi, infuriava mietendo vittime. I sanitari cubani, appartenenti alla benemerita brigata “Henry Reeve” giunsero in Italia su esplicita richiesta delle Regioni colpite, Lombardia e Piemonte e col beneplacito tacito ovviamente del governo italiano e del ministro, il “sinistro” Speranza.
Dobbiamo dire che non trovammo, all’epoca né in seguito, grandi manifestazioni di gratitudine da parte delle istituzioni italiane, fatta eccezione forse per la sindaca di Crema. Tutto questo mentre i nostri alleati storici, dagli Stati Uniti, all’epoca ancora governati da Trump, alla Germania, ad altri Paesi dell’Unione europea e a quest’ultima in quanto istituzione, brillavano per la loro assenza e se ne infischiavano bellamente dei tormenti del popolo italiano, allora in prima fila nel subire i colpi del Covid.
Un anno o giù di lì è passato, e il governo italiano ha avuto modo di fare ancora una volta mostra della cialtronaggine e inaffidabilità che, a detta di detrattori forse non del tutto privi di una qualche ragione, fanno parte del nostro carattere nazionale. L’occasione è stata data dalla votazione in seno al Consiglio dei diritti umani, laddove era in discussione una risoluzione, ben motivata giuridicamente dal punto di vista del diritto internazionale, che rilevava un’assoluta ovvietà, e cioè il pesante impatto negativo che le sanzioni, ovvero, con termine più tecnico, le misure coercitive unilaterali hanno sui diritti umani.
Sono misure contrarie a numerose norme del diritto internazionale, dato che costituiscono lo strumento col quale gli Stati economicamente più forti vorrebbero piegare ai loro voleri gli Stati recalcitranti che si ostinano a voler avere una politica estera ed interna autonoma dalle loro indicazioni. Sono l’altra faccia dei bombardamenti e degli interventi armati. Confliggono in modo frontale con una concezione, l’unica ammissibile, del diritto internazionale come rapporto tra enti pari-ordinati che cooperano in buona fede per il raggiungimento di finalità comuni. Una concezione sempre più necessaria nell’attuale contesto internazionale segnato da sfide globali, dalla pandemia all’ambiente, dalla povertà alle migrazioni, che possono essere affrontate e vinte solo con un impegno comune di tutti gli Stati.
Nulla di più alieno alle anacronistiche vedute del governo Draghi, che in nome di un becero atlantismo fuori dal tempo ha imposto ai suoi rappresentanti a Ginevra presso il detto Consiglio dei diritti umani di votare contro la risoluzione in questione. Una risoluzione che invece andava approvata venendo incontro agli auspici di chiunque, da Papa Francesco al Segretario delle Nazioni Unite Guterres, ha chiesto con forza di sospendere le sanzioni quantomeno finché dura la pandemia.
Uno schiaffo in faccia agli Stati come Cuba che, pur colpiti oramai da oltre sessant’anni di bloqueo, hanno la forza di combattere il Covid non solo a casa propria ma nel mondo intero, producendo vaccini efficaci che saranno messi a disposizione della comunità internazionale e inviando ovunque le proprie brigate mediche. Uno schiaffo in faccia al popolo venezolano che vuole la pace ed è stanco delle continue intromissioni delle potenze imperiali interessate solo al suo petrolio e alle altre sue risorse.
Ovviamente la risoluzione è stata approvata a larga maggioranza nonostante l’opposizione dell’Italia e degli altri tristi rappresentanti delle oligarchie occidentali al tramonto. A noi italiani resta però la vergogna di questo voto infame, del quale dobbiamo ringraziare il governo Draghi, sostenuto da un arco di forze eccezionalmente vasto, da Speranza a Salvini, quanto povero di idee e gravemente manchevole di quella dignità e quella riconoscenza che dovrebbero caratterizzare, oltre alle persone, anche gli Stati.
E intanto le vaccinazioni vanno a rilento perché gli “alleati” più facoltosi di noi, dagli Stati Uniti, al Regno Unito ad Israele, si sono accaparrati le limitate quantità di vaccini messe a disposizione delle multinazionali attente solo ai loro profitti garantiti dallo scudo dei brevetti che impedisce a molti, anche da noi, di produrli autonomamente. La disumanità e disonestà dei governi felloni si ritorce, come sempre accade, anche contro le popolazioni che hanno la disgrazia di essere loro sottoposte.
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La Redazione
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Serve un salto quantico" in Europa e "spero domenica a Londra vadano anche per fare questo" e per farlo "serve un vero protagonismo delle istituzioni europee e non di singoli Paesi". Così Elly Schlein nella replica alla Direzione Pd.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "No alle caricature che ci fanno da fuori. Non siamo per il finto pacifismo di Trump perché dentro la pace di Trump c'è l'idea della resa, dei ricatti e degli interessi economici. E non siamo con l'Europa per continuare la guerra che è quello di cui ci accusa Salvini e anche qualche nostro alleato... Noi pensiamo che siamo chiamati a fare di più su una posizione chiara per un'Europa unita di pace". Così Elly Schlein nella replica alla Direzione Pd.
Milano, 27 feb. (Adnkronos) - "Chiedo ai fautori della separazione delle carriere che criticano questa giornata di astensione dicendo che vogliamo difendere poteri e privilegi: guardate che la riforma attribuirà una rilevanza esterna, con conseguenti poteri e privilegi, a questa nuova casta di pm superpoliziotti che non dovrà rispondere a nessuno: né all'esecutivo, né ad un organo unitario rappresentativo dell'intera magistratura". E' uno dei passaggi dell'intervento di Luca Villa, procuratore capo presso il Tribunale per i minorenni di Milano, nel giorno dello sciopero dei magistrati contro le riforme costituzionali in tema di giustizia.
"Avremo pm che si valuteranno e giudicheranno tra di loro senza quei rompiscatole e semina-dubbi dei giudici e senza nemmeno quel giudice interno che ti dice che prima ancora che pubblico ministero sei un magistrato ed il fine ultimo del tuo agire non è ottenere la condanna ma contribuire con gli altri soggetti processuali a distinguere il vero, dal verosimile e dal falso. E inoltre: come ve lo spiegate che proprio nelle Procure si sta registrando una adesione così massiccia allo sciopero? Si é mai visto in Italia qualche funzionario pubblico che dice 'non voglio più potere, né maggiori privilegi'?" aggiunge.
"Non so come andrà a finire, lascio ad altri le elevate citazioni di Calamandrei e dei tanti nostri padri nobili, ma se andrà in porto la riforma riservo ai fautori della separazione delle carriere, che credono ancora all’importanza dei valori democratici sottesi alla nostra Costituzione, il più modesto Nanni Moretti nel 'Sol dell’avvenire': 'Un giorno vi sveglierete e piangerete, rendendovi conto di ciò che avete combinato'" conclude Villa che nella sua carriera - più che trentennale - ha svolto entrambi i ruoli di giudice e pubblico ministero.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Dobbiamo riconoscere gli errori fatti dall’Europa in questi ultimi anni. Era ed è sacrosanto sostenere l’Ucraina. Ma è sempre mancato un pezzo: quello dell’iniziativa di Pace. Nel nostro vuoto europeo oggi arriva il cinismo di Trump che ci spiazza tutti. Ma quel vuoto lo abbiamo lasciato noi. Abbiamo lasciato la parola Pace alla destra americana. Incredibile. Doveva essere l’Europa a promuovere una grande iniziativa di Pace. Osservo con amarezza che la commissaria Kallas ancora ad inizio 2025 ha parlato di 'vincere la guerra'. È una posizione che considero fuori dal mondo". Lo ha dichiarato Roberto Speranza intervenendo alla direzione nazionale Pd.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "La vittoria di Trump segna fortissimo un confine. Quello tra la forza e la ragione. Tra un esasperato egoismo e il rispetto dell’altro, tra una libertà consapevole e una libertà anarchica dovuta alla potenza materiale, economica e guerresca. Il suo video su Gaza gronda del sangue che sarebbe necessario per farne una realtà. Questo confine va protetto con un cambiamento profondo dell’Europa, che dovrebbe tornare a fare il proprio mestiere". Così Goffredo Bettini all'iniziativa 'Dialogo tra socialismo e cristianesimo: una via autentica' in corso a Roma.
"L’Europa in questi anni si è appiattita su un atlantismo di pura obbedienza. Ha perso la sua autonomia, il suo profilo culturale, il senso della sua missione nel mondo. La sua radice del Dopoguerra, socialista e cristiana. Invece di essere ponte tra diverse civiltà e raccordo tra diverse nazioni, ha rilanciato sempre l’iniziativa degli Stati Uniti d'America, aggiungendo qualcosa in più. Anche l’Italia. Tradendo, così, la sua tradizionale politica di dialogo nel mondo e nel Mediterraneo. Da Andreotti fino a Craxi".
"Avendo perso sé stessa, avendo creduto solo nel suo alleato, oggi l’Europa si trova silente e balbettante. Certo: si doveva aiutare l'Ucraina con le armi, ma bisognava invocare comunque la pace e la trattativa. Invece si è invocata solo la guerra, accompagnata da un linguaggio esasperato per sostenerla e per illudersi di vincerla. La guerra non è mai neutra. Anche chi la pratica con buone ragioni lascia materiali tossici, difficili poi da smaltire. La guerra impone che il tuo avversario sia descritto sempre come un pazzo, o un mostro, il peggio dell’umano. Nella guerra non si comprendono mai le ragioni storiche che hanno mosso popoli e nazioni ad ingaggiarla".
"Ecco dove è mancata l’Europa. Ed oggi -continua Bettini- si trova trascinata dai suoi stessi errori ad invocare ancora la guerra, quando si può aprire uno spiraglio di pace; invece di domandare unità: quale pace? Una pace che renda conto del sacrificio umano e materiale del popolo ucraino e del fatto che lo stesso Zelensky è stato spinto dall’Occidente. Una parte del quale, la più potente, nel suo stile mercantile, gli chiede ora un risarcimento economico delle spese sostenute".
"Una pace doppiamente imperiale. Di Trump e Putin, nel disprezzo del Vecchio Continente. Si tratta finalmente di liberare il nostro sguardo europeo da ulteriori condizionamenti. Di realizzare una difesa comune, per un ruolo di deterrenza, di equilibrio, di pace in un mondo sconvolto. Di rispondere a Trump, aprendosi all’India, alla Cina, alle sponde africane. Smontando finalmente l’idiozia di un Occidente unito, libero e democratico contro il resto del mondo autocratico".
"Ci sono tanti Occidenti. Anche l’Occidente è macchiato di sangue e di barbarie. Nell’Occidente è nato il pensiero che ha voluto la Shoah, che noi aborriamo. E nel resto del mondo non ci sono solo sgozzatori fanatici, ma tante e diverse civiltà che intendono affacciarsi nell’arena mondiale".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Da Trieste è giunta una volontà nuova di partecipazione all'impegno pubblico da parte del mondo cattolico. È una buona notizia per la nostra democrazia, afflitta dall'astensionismo e dalla perdita della dimensione valoriale, spirituale e comunitaria. I i cattolici hanno spesso incontrato, intrecciando i rispettivi percorsi, la sinistra e il pensiero del socialismo. Soprattutto nei momenti nei quali sono sembrati in gioco, nella modernità, la vita e i destini della Terra; la sopravvivenza della nostra specie". Così Goffredo Bettini all'iniziativa 'Dialogo tra socialismo e cristianesimo: una via autentica' in corso a Roma.
Il terreno d'incontro è quello che va dalla "discussione di salari non sufficienti" all'ambiente "che si deteriora, la centralità dei profitti e dei consumi, il degrado culturale e la volgarità imperante, il culto della forza e il rifiuto della debolezza, l'esaltazione della guerra e la rinuncia alla fratellanza. Questo è il terreno sul quale si aprono praterie di dialogo tra il pensiero cattolico più avanzato e una rinnovata capacità critica della sinistra".
Un incontro, osserva, che "non può ridursi all’esigenza di ricostituire un partito dei cattolici. Fuori tempo e fuori contesto. Neppure, anche se ne capisco il senso, all’occasione di segnalare nel Pd l’esigenza di visibilità di una delle sue anime". Ma che è necessario in un momento in cui "c’è un Occidente che ha il volto di Trump. Tutte le previsioni peggiori degli ultimi anni si stanno purtroppo realizzando. Per far agire le coscienze, anche singole, avere anche solo una persona in più sul fronte di una democrazia rinnovata e di un’emancipazione sociale pare a me decisivo, al cammino comune tra il socialismo e il cristianesimo, nelle loro versioni più umanistiche e rispettose della vita".
Roma, 27 feb.(Adnkronos) - "E' giusto difendere l'Ucraina ma l'Europa è stata deficitaria sull'iniziativa di pace" ed ora la destra americana con Trump "chiuderà la guerra" a suo modo. Così Roberto Speranza, a quanto viene riferito, intervenendo alla Direzione Pd. L'esponente dem avrebbe anche fatto anche un accenno a chi in Europa continua a sostenere l'opzione di una vittoria sul campo dell'Ucraina come la commissaria Ue Kaja Kallas che ancora parla "di vincere la guerra".
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Fabio Marcelli
Giurista internazionale
Politica - 29 Marzo 2021
L’Italia ingrata vota a favore delle sanzioni contro Cuba: uno schiaffo in faccia
Non più tardi di un anno fa l’Italia fu beneficata dall’arrivo di una missione medica cubana che, a rischio della vita dei suoi componenti, medici e infermieri, recò importante e vitale soccorso a Crema e Torino, due centri particolarmente colpiti dalla pandemia che, allora come oggi, infuriava mietendo vittime. I sanitari cubani, appartenenti alla benemerita brigata “Henry Reeve” giunsero in Italia su esplicita richiesta delle Regioni colpite, Lombardia e Piemonte e col beneplacito tacito ovviamente del governo italiano e del ministro, il “sinistro” Speranza.
Dobbiamo dire che non trovammo, all’epoca né in seguito, grandi manifestazioni di gratitudine da parte delle istituzioni italiane, fatta eccezione forse per la sindaca di Crema. Tutto questo mentre i nostri alleati storici, dagli Stati Uniti, all’epoca ancora governati da Trump, alla Germania, ad altri Paesi dell’Unione europea e a quest’ultima in quanto istituzione, brillavano per la loro assenza e se ne infischiavano bellamente dei tormenti del popolo italiano, allora in prima fila nel subire i colpi del Covid.
Un anno o giù di lì è passato, e il governo italiano ha avuto modo di fare ancora una volta mostra della cialtronaggine e inaffidabilità che, a detta di detrattori forse non del tutto privi di una qualche ragione, fanno parte del nostro carattere nazionale. L’occasione è stata data dalla votazione in seno al Consiglio dei diritti umani, laddove era in discussione una risoluzione, ben motivata giuridicamente dal punto di vista del diritto internazionale, che rilevava un’assoluta ovvietà, e cioè il pesante impatto negativo che le sanzioni, ovvero, con termine più tecnico, le misure coercitive unilaterali hanno sui diritti umani.
Sono misure contrarie a numerose norme del diritto internazionale, dato che costituiscono lo strumento col quale gli Stati economicamente più forti vorrebbero piegare ai loro voleri gli Stati recalcitranti che si ostinano a voler avere una politica estera ed interna autonoma dalle loro indicazioni. Sono l’altra faccia dei bombardamenti e degli interventi armati. Confliggono in modo frontale con una concezione, l’unica ammissibile, del diritto internazionale come rapporto tra enti pari-ordinati che cooperano in buona fede per il raggiungimento di finalità comuni. Una concezione sempre più necessaria nell’attuale contesto internazionale segnato da sfide globali, dalla pandemia all’ambiente, dalla povertà alle migrazioni, che possono essere affrontate e vinte solo con un impegno comune di tutti gli Stati.
Nulla di più alieno alle anacronistiche vedute del governo Draghi, che in nome di un becero atlantismo fuori dal tempo ha imposto ai suoi rappresentanti a Ginevra presso il detto Consiglio dei diritti umani di votare contro la risoluzione in questione. Una risoluzione che invece andava approvata venendo incontro agli auspici di chiunque, da Papa Francesco al Segretario delle Nazioni Unite Guterres, ha chiesto con forza di sospendere le sanzioni quantomeno finché dura la pandemia.
Uno schiaffo in faccia agli Stati come Cuba che, pur colpiti oramai da oltre sessant’anni di bloqueo, hanno la forza di combattere il Covid non solo a casa propria ma nel mondo intero, producendo vaccini efficaci che saranno messi a disposizione della comunità internazionale e inviando ovunque le proprie brigate mediche. Uno schiaffo in faccia al popolo venezolano che vuole la pace ed è stanco delle continue intromissioni delle potenze imperiali interessate solo al suo petrolio e alle altre sue risorse.
Ovviamente la risoluzione è stata approvata a larga maggioranza nonostante l’opposizione dell’Italia e degli altri tristi rappresentanti delle oligarchie occidentali al tramonto. A noi italiani resta però la vergogna di questo voto infame, del quale dobbiamo ringraziare il governo Draghi, sostenuto da un arco di forze eccezionalmente vasto, da Speranza a Salvini, quanto povero di idee e gravemente manchevole di quella dignità e quella riconoscenza che dovrebbero caratterizzare, oltre alle persone, anche gli Stati.
E intanto le vaccinazioni vanno a rilento perché gli “alleati” più facoltosi di noi, dagli Stati Uniti, al Regno Unito ad Israele, si sono accaparrati le limitate quantità di vaccini messe a disposizione delle multinazionali attente solo ai loro profitti garantiti dallo scudo dei brevetti che impedisce a molti, anche da noi, di produrli autonomamente. La disumanità e disonestà dei governi felloni si ritorce, come sempre accade, anche contro le popolazioni che hanno la disgrazia di essere loro sottoposte.
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Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "No alle caricature che ci fanno da fuori. Non siamo per il finto pacifismo di Trump perché dentro la pace di Trump c'è l'idea della resa, dei ricatti e degli interessi economici. E non siamo con l'Europa per continuare la guerra che è quello di cui ci accusa Salvini e anche qualche nostro alleato... Noi pensiamo che siamo chiamati a fare di più su una posizione chiara per un'Europa unita di pace". Così Elly Schlein nella replica alla Direzione Pd.
Milano, 27 feb. (Adnkronos) - "Chiedo ai fautori della separazione delle carriere che criticano questa giornata di astensione dicendo che vogliamo difendere poteri e privilegi: guardate che la riforma attribuirà una rilevanza esterna, con conseguenti poteri e privilegi, a questa nuova casta di pm superpoliziotti che non dovrà rispondere a nessuno: né all'esecutivo, né ad un organo unitario rappresentativo dell'intera magistratura". E' uno dei passaggi dell'intervento di Luca Villa, procuratore capo presso il Tribunale per i minorenni di Milano, nel giorno dello sciopero dei magistrati contro le riforme costituzionali in tema di giustizia.
"Avremo pm che si valuteranno e giudicheranno tra di loro senza quei rompiscatole e semina-dubbi dei giudici e senza nemmeno quel giudice interno che ti dice che prima ancora che pubblico ministero sei un magistrato ed il fine ultimo del tuo agire non è ottenere la condanna ma contribuire con gli altri soggetti processuali a distinguere il vero, dal verosimile e dal falso. E inoltre: come ve lo spiegate che proprio nelle Procure si sta registrando una adesione così massiccia allo sciopero? Si é mai visto in Italia qualche funzionario pubblico che dice 'non voglio più potere, né maggiori privilegi'?" aggiunge.
"Non so come andrà a finire, lascio ad altri le elevate citazioni di Calamandrei e dei tanti nostri padri nobili, ma se andrà in porto la riforma riservo ai fautori della separazione delle carriere, che credono ancora all’importanza dei valori democratici sottesi alla nostra Costituzione, il più modesto Nanni Moretti nel 'Sol dell’avvenire': 'Un giorno vi sveglierete e piangerete, rendendovi conto di ciò che avete combinato'" conclude Villa che nella sua carriera - più che trentennale - ha svolto entrambi i ruoli di giudice e pubblico ministero.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Dobbiamo riconoscere gli errori fatti dall’Europa in questi ultimi anni. Era ed è sacrosanto sostenere l’Ucraina. Ma è sempre mancato un pezzo: quello dell’iniziativa di Pace. Nel nostro vuoto europeo oggi arriva il cinismo di Trump che ci spiazza tutti. Ma quel vuoto lo abbiamo lasciato noi. Abbiamo lasciato la parola Pace alla destra americana. Incredibile. Doveva essere l’Europa a promuovere una grande iniziativa di Pace. Osservo con amarezza che la commissaria Kallas ancora ad inizio 2025 ha parlato di 'vincere la guerra'. È una posizione che considero fuori dal mondo". Lo ha dichiarato Roberto Speranza intervenendo alla direzione nazionale Pd.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "La vittoria di Trump segna fortissimo un confine. Quello tra la forza e la ragione. Tra un esasperato egoismo e il rispetto dell’altro, tra una libertà consapevole e una libertà anarchica dovuta alla potenza materiale, economica e guerresca. Il suo video su Gaza gronda del sangue che sarebbe necessario per farne una realtà. Questo confine va protetto con un cambiamento profondo dell’Europa, che dovrebbe tornare a fare il proprio mestiere". Così Goffredo Bettini all'iniziativa 'Dialogo tra socialismo e cristianesimo: una via autentica' in corso a Roma.
"L’Europa in questi anni si è appiattita su un atlantismo di pura obbedienza. Ha perso la sua autonomia, il suo profilo culturale, il senso della sua missione nel mondo. La sua radice del Dopoguerra, socialista e cristiana. Invece di essere ponte tra diverse civiltà e raccordo tra diverse nazioni, ha rilanciato sempre l’iniziativa degli Stati Uniti d'America, aggiungendo qualcosa in più. Anche l’Italia. Tradendo, così, la sua tradizionale politica di dialogo nel mondo e nel Mediterraneo. Da Andreotti fino a Craxi".
"Avendo perso sé stessa, avendo creduto solo nel suo alleato, oggi l’Europa si trova silente e balbettante. Certo: si doveva aiutare l'Ucraina con le armi, ma bisognava invocare comunque la pace e la trattativa. Invece si è invocata solo la guerra, accompagnata da un linguaggio esasperato per sostenerla e per illudersi di vincerla. La guerra non è mai neutra. Anche chi la pratica con buone ragioni lascia materiali tossici, difficili poi da smaltire. La guerra impone che il tuo avversario sia descritto sempre come un pazzo, o un mostro, il peggio dell’umano. Nella guerra non si comprendono mai le ragioni storiche che hanno mosso popoli e nazioni ad ingaggiarla".
"Ecco dove è mancata l’Europa. Ed oggi -continua Bettini- si trova trascinata dai suoi stessi errori ad invocare ancora la guerra, quando si può aprire uno spiraglio di pace; invece di domandare unità: quale pace? Una pace che renda conto del sacrificio umano e materiale del popolo ucraino e del fatto che lo stesso Zelensky è stato spinto dall’Occidente. Una parte del quale, la più potente, nel suo stile mercantile, gli chiede ora un risarcimento economico delle spese sostenute".
"Una pace doppiamente imperiale. Di Trump e Putin, nel disprezzo del Vecchio Continente. Si tratta finalmente di liberare il nostro sguardo europeo da ulteriori condizionamenti. Di realizzare una difesa comune, per un ruolo di deterrenza, di equilibrio, di pace in un mondo sconvolto. Di rispondere a Trump, aprendosi all’India, alla Cina, alle sponde africane. Smontando finalmente l’idiozia di un Occidente unito, libero e democratico contro il resto del mondo autocratico".
"Ci sono tanti Occidenti. Anche l’Occidente è macchiato di sangue e di barbarie. Nell’Occidente è nato il pensiero che ha voluto la Shoah, che noi aborriamo. E nel resto del mondo non ci sono solo sgozzatori fanatici, ma tante e diverse civiltà che intendono affacciarsi nell’arena mondiale".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Da Trieste è giunta una volontà nuova di partecipazione all'impegno pubblico da parte del mondo cattolico. È una buona notizia per la nostra democrazia, afflitta dall'astensionismo e dalla perdita della dimensione valoriale, spirituale e comunitaria. I i cattolici hanno spesso incontrato, intrecciando i rispettivi percorsi, la sinistra e il pensiero del socialismo. Soprattutto nei momenti nei quali sono sembrati in gioco, nella modernità, la vita e i destini della Terra; la sopravvivenza della nostra specie". Così Goffredo Bettini all'iniziativa 'Dialogo tra socialismo e cristianesimo: una via autentica' in corso a Roma.
Il terreno d'incontro è quello che va dalla "discussione di salari non sufficienti" all'ambiente "che si deteriora, la centralità dei profitti e dei consumi, il degrado culturale e la volgarità imperante, il culto della forza e il rifiuto della debolezza, l'esaltazione della guerra e la rinuncia alla fratellanza. Questo è il terreno sul quale si aprono praterie di dialogo tra il pensiero cattolico più avanzato e una rinnovata capacità critica della sinistra".
Un incontro, osserva, che "non può ridursi all’esigenza di ricostituire un partito dei cattolici. Fuori tempo e fuori contesto. Neppure, anche se ne capisco il senso, all’occasione di segnalare nel Pd l’esigenza di visibilità di una delle sue anime". Ma che è necessario in un momento in cui "c’è un Occidente che ha il volto di Trump. Tutte le previsioni peggiori degli ultimi anni si stanno purtroppo realizzando. Per far agire le coscienze, anche singole, avere anche solo una persona in più sul fronte di una democrazia rinnovata e di un’emancipazione sociale pare a me decisivo, al cammino comune tra il socialismo e il cristianesimo, nelle loro versioni più umanistiche e rispettose della vita".
Roma, 27 feb.(Adnkronos) - "E' giusto difendere l'Ucraina ma l'Europa è stata deficitaria sull'iniziativa di pace" ed ora la destra americana con Trump "chiuderà la guerra" a suo modo. Così Roberto Speranza, a quanto viene riferito, intervenendo alla Direzione Pd. L'esponente dem avrebbe anche fatto anche un accenno a chi in Europa continua a sostenere l'opzione di una vittoria sul campo dell'Ucraina come la commissaria Ue Kaja Kallas che ancora parla "di vincere la guerra".