“Svolgere con urgenza i necessari accertamenti preliminari”. Il ministero della Giustizia, su disposizione della guardasigilli Marta Cartabia, ha formalmente aperto un fascicolo sull’inchiesta della procura di Trapani sulle Ong, nell’ambito della quale sono stati intercettati anche diversi giornalisti nelle comunicazioni con le fonti. Gli uffici di via Arenula – come anticipato da Il Fatto Quotidiano – hanno chiesto all’ispettorato generale di attivarsi con “urgenza” per i “necessari accertamenti” formulando “all’esito valutazioni e proposte”.

Nel mirino dei magistrati trapanesi che indagano sul ruolo delle ong Jugend Rettet, Save The Children e Medici Senza Frontiere durante gli sbarchi dal 2016 non sono finite solo le organizzazioni che si occupavano del soccorso in mare dei naufraghi, ma anche diversi giornalisti italiani, intercettati dalle forze dell’ordine nel periodo in cui raccontavano la rotta migratoria nel Mediterraneo e le condizioni nelle quali i migranti venivano detenuti nei lager libici.

Tra i reporter finiti nel mirino della polizia giudiziaria – lo Sco, la squadra mobile di Trapani e il comando generale della Guardia costiera – c’è anche il giornalista del Fatto Quotidiano, Antonio Massari, registrato mentre parlava con delle fonti. Fu lui poi a rivelare, nell’agosto del 2018, i rapporti tra gli operatori della Imi e Matteo Salvini. Il caso più eclatante è quello della freelance Nancy Porsia.

Esperta di Libia, Porsia è stata intercettata a lungo anche durante le telefonate con il proprio avvocato, Alessandra Ballerini, nelle quali si diceva preoccupata per le minacce ricevute dalle milizie libiche guidate dal trafficante Bija che, insieme ad Avvenire, ha contribuito a smascherare, dimostrando con immagini anche la sua presenza a un incontro al ministero dell’Interno quando a guidarlo era Marco Minniti.

Il suo lavoro occupa ben 22 pagine, con fotografie, contatti sui social, rapporti personali e nomi di fonti sul campo, oltre ai suoi contatti con altri giornalisti italiani e internazionali, i suoi movimenti e anche alcuni dati personali. Un’intercettazione che, come scrive il quotidiano Domani, è stata richiesta e autorizzata con la funzione di “positioning”, ovvero con il tracciamento degli spostamenti dell’utente. Tutti dati assolutamente irrilevanti per le indagini in corso, visto anche che Porsia non risulta indagata.

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