Pandemia e crisi economica restano le due grandi emergenze da affrontare. Tutto il resto viene dopo. L’Occidente ha scelto l’asset dei vaccini come arma principale per uscire dalla crisi sanitaria.

Questa scelta si sta rivelando molto complessa da condurre in porto e intrisa di incertezze scientifiche.

Non ne abbiamo altre e quindi è necessario fare qualsiasi sforzo per venirne a capo. Il rapporto con le industrie del settore rimane quantomeno oscuro, tanto che mi sono convinto a chiedere una commissione di inchiesta in sede europea sui contratti sottoscritti, ma sono le incertezze scientifiche e organizzative a creare le maggiori ansie e preoccupazioni nelle popolazioni di tutta Europa.

Semplicemente vergognoso “il vestito di Arlecchino” con il quale si è andati avanti nell’individuare chi vaccinare. Pazienti fragili, allettati, attendono a casa di essere vaccinati mentre giovani professionisti amministrativi di grandi strutture sanitarie che non hanno nessun rapporto diretto coi pazienti sono stati vaccinati seguendo la categoria del personale sanitario.

È solo un esempio delle numerose contraddizioni su questo terreno. Adesso emergono singolari idee come ”vaccinare la filiera del turismo” e, perché no, domani quella ”della catena alimentare”.

Il governo Draghi non è riuscito a mettere ordine nel rapporto Stato-Regioni, nel difendere con fermezza e chiarezza i principi da seguire.

Eppure, la sentenza della Suprema Corte ha definitivamente chiarito che spetta allo Stato centrale, in via esclusiva, la titolarità della lotta alla pandemia. Bisogna subito cambiare passo senza alcuna ulteriore indecisione, ma come detto sono le ampie incertezze scientifiche a determinare le preoccupazioni più serie. Sono state cambiate più e più volte le indicazioni su uno dei vaccini. Non si capisce se chi si sia vaccinato, trascorso un congruo tempo, possa contagiare e contagiarsi.

Certo, già nella fase di approvazione dei vaccini avevamo il dato che non coprono il 100% del rischio contagio. Già nella fase di trial sapevamo che una serie di effetti collaterali erano prevedibili. Ma in Europa le principali istituzioni scientifiche hanno parlato lingue diverse, trasmettendo ai cittadini confusione e paura. Persino l’Ema, alla quale tutti guardiamo come riferimento scientifico, in quindici giorni è ritornata sui suoi passi. Perché sta accadendo tutto questo? Quali sono le ragioni di fondo? Ce lo stiamo chiedendo un po’ tutti senza trovare risposte univoche.

Ci sono elementi che inducono a pensare a ragioni di guerra industriale e/o geopolitica. Altre che vanno nella direzione opposta, trovando la principale risposta a tutto questo nella assoluta mancanza di precedenti nell’affrontare un’emergenza così grave, ed ancora nei tempi velocissimi nei quali si è giunti ai vaccini. Chi governa ha il dovere di provare a indicare una rotta.

Cambiare continuamente orientamento è il peggior modo di andare avanti. Tutto questo rischia di oscurare i successi delle democrazie occidentali, a partire dalla gratuità assoluta del vaccino sancita a livello mondiale. Le battaglie tra ”aperturisti ” e ”rigoristi” assumono un profilo ridicolo e provinciale. Alla base delle scelte del nostro Capo dello Stato c’era il richiamare tutti a un eccezionale sforzo di convergenza per uscire dalla pandemia.

Da questo spirito non bisogna in alcun modo allontanarsi. I cittadini debbono ritrovare da subito nelle istituzioni repubblicane, ad ogni livello, un riferimento certo di protezione e sicurezza. In ballo c’è la stessa democrazia come meccanismo in grado di fornire risposte adeguate in tempi certi.

Non meno complessa è la crisi economica. Perplessità sull’impianto dell’ultimo decreto sostegni in particolare sui meccanismi legati alle perdite di fatturato, perplessità sul blocco dei licenziamenti solo fino a giugno, ma soprattutto ancora tanta indecisione sul piano del Recovery.

L’uscita dalla crisi sanitaria è il più potente strumento economico nelle mani di tutti i governi.

Ma è evidente che dopo decenni di liberismo sfrenato l’inversione a trecentosessanta gradi che affida tutta e interamente allo Stato la responsabilità di portarci fuori dalla crisi economica va utilizzata in maniera razionale.

Sono spariti quelli che per decenni ci hanno detto che il mercato avrebbe risolto da solo ogni difficoltà. Questa è una buona notizia. Ma lo Stato, in particolare il nostro, non può rimanere ai titoli. Svolta green, digitale, sviluppo del Mezzogiorno sono per ora solo titoli. In tempi brevissimi debbono diventare una discussione di merito che coinvolga i cittadini.

La sentenza della Suprema Corte tedesca non è un buon viatico sui tempi di arrivo delle risorse.

Una cosa è però certa: nonostante i successi che l’Inghilterra sembra inanellare nell’uscita da questa tremenda emergenza mondiale, l’unica via è il rafforzamento di tutte le istituzioni di cooperazione internazionale. Il grande sconfitto è certamente lo spirito isolazionista e sovranista. Più Europa e più cooperazione globale sono le vere stelle comete per porre fine a questo incubo

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