La famiglia di Lee Kun-hee, l’ex presidente del gruppo sudcoreano Samsung electronics morto il 25 ottobre, ha annunciato che verserà in 5 anni oltre 12mila miliardi di won, quasi 11 miliardi di dollari, al fisco come tassa di successione. La cifra, tra le più grandi nella storia, supera il gettito incassato nel settore dal governo sudcoreano lo scorso anno. La famiglia salderà il suo debito nei confronti della collettività sudcoreana anche donando una grande quantità di opere d’arte al l National Museum of Modern and Contemporary Art. Tra queste anche dipinti di Picasso, Chagall e Gauguin. Gli eredi doneranno inoltre l’equivalente di 750 milioni di euro per l’assistenza sanitaria.

“Come contemplato dalla legge, la famiglia prevede di pagare l’intero importo dell’imposta di successione per un periodo di cinque anni, a partire dall’aprile 2021″, ha precisato la famiglia Lee nella sua dichiarazione.
Lee, morto il 25 ottobre dopo una lunga malattia all’età di 78 anni, aveva trasformato Samsung Group nella più grande conglomerata della Corea del Sud. Il colosso dell’elettronica ha oggi ricavi per 200 miliardi di dollari l’anno, vale in borsa 500 miliardi di dollari e le sue esportazioni rappresentano un quinto di tutto quanto la Corea del Sud vende all’estero. Lee Kun-hee, prese il timone del gruppo nel 1987 in seguito alla morte di suo padre Lee Byung-chul, il fondatore.

I media di Seul hanno riferito che è probabile che la famiglia finanzi le tasse di successione con i dividendi azionari, ma potrebbe anche ottenere corposi prestiti bancari. Nessun dettaglio, invece, è stato rivelato sulla divisioni del pacchetto azionario di vario tipo posseduto dal patriarca, l’uomo più ricco della Corea del Sud con asset totali per circa 23,4 miliardi di dollari.
La proprietà azionaria di Lee include il 4,18% di azioni ordinarie e lo 0,08% di privilegiate Samsung Electronics, il 20,76% di Samsung Life Insurance, il 2,88% di Samsung C&T e una quota dello 0,01% in Samsung SDS

Secondo l’Ocse, le tasse di successione di Corea e Giappone sono le più alte al mondo, arrivando ad assorbire fino al 60% dell’asse ereditario. In Gran Bretagna e Stati Uniti il prelievo scende al 40%, in Germania e Spagna intorno al 30%. Irrisorio viceversa il prelievo italiano, al 4% con franchigia di un milione di euro per i dipendenti più prossimi. Il gettito italiano di questo tributo si ferma così in Italia ad appena 820 milioni di euro l’anno contro i 7 miliardi della Germania, i 14 miliardi della Francia o i 2,7 miliardi della Spagna e i 6 miliardi della Gran Bretagna.

Come ebbe a spiegare l’ex ministro delle finanze Vincenzo Visco l’entità dell’aliquota è stata fissata in base a quello che sarebbe il costo per spostare la ricchezza, sottoposta al prelievo, fuori dal paese. Eppure da un punto di vista ideologico un congruo prelievo sulle ricchezze che si trasmettono di padre in figlio ha trovato storicamente sostenitori sia a destra che a sinistra. Lo stesso presidente Luigi Einaudi, una delle più autorevoli figure del liberalismo italiano, si espresse in più occasione a favore di una tassa che attenuasse le disparità di partenza tra i cittadini.

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