Circa 50-60 pescherecci francesi hanno protestato al largo dell’isola contro i limiti all'accesso nelle acque territoriali per via di un'interpretazione restrittiva degli accordi sulla Brexit. Johnson ha quindi schierato le navi Severn e Tamar per pattugliare l’area e scoraggiare il tentativo di blocco ingaggiato dai pescatori, ma ora è arrivata la contromossa militare della Francia. Nel primo pomeriggio i pescatori francesi hanno lasciato le acque di Jersey
Nuovo fronte di scontro tra Francia e Regno Unito, che si consuma nelle acque della Manica per effetto della Brexit. Al centro la questione pesca, punto cruciale dell’accordo di divorzio dall’Europa, ma che Londra interpreta in maniera restrittiva. Circa 50-60 pescherecci francesi hanno protestato questa mattina al largo dell’isola britannica di Jersey – che si trova a 22 chilometri dalle coste della Normandia – contro le condizioni ritenute penalizzanti imposte da Londra alla loro attività: infatti le navi francesi possono operare entro 12 miglia dalle coste britanniche soltanto se dimostrano di avere un legame comprovato e di lunga data nelle stesse acque. In questo caso devono comunque ottenere un permesso di autorizzazione, una licenza che finora le autorità di Jersey hanno concesso in minima parte: il via libera è stato dato infatti solo a 41 imbarcazioni su 344, e le autorità britanniche hanno anche imposto limiti alla quantità del pescato per le navi straniere e specifiche rispetto alle reti che possono essere utilizzate nelle acque di Londra.
Solo nel primo pomeriggio le decine di pescherecci francesi hanno fatto rientro in Francia abbandonando la protesta. “Adesso – ha detto Ludovic Lazaro a nome dei pescatori francesi – spetta ai ministri mettersi d’accordo. Noi non possiamo più fare granché”. Il presidente del comitato regionale della pesca di Normandia, Dimitri Rogoff, ha aggiunto che “la dimostrazione di forza è stata fatta”. E ha anche lui aggiunto che “ora deve entrare in gioco la politica. Non spetta ai pescatori bloccare l’isola di Jersey per ottenere quello che vogliono”. Il governo britannico, tramite un portavoce di Downing Street, ha invece annunciato soltanto in serata che le sue due navi militari “si preparano a tornare in porto nel Regno Unito”, precisando che – con il ritiro oggi dei pescatori – “la situazione si è per ora risolta” ma aggiungendo che la Royal Navy “resta in standby per garantire assistenza a Jersey” in caso di ulteriori proteste o minacce legate ai diritti di pesca post Brexit.
La protesta – La risposta del governo locale è stata la richiesta di aiuto a Londra, arrivato sotto forma di due unità della Royal Navy incaricate ora di “monitorare la situazione”. Il Regno Unito assicura “il suo incrollabile sostegno a Jersey”, ha fatto sapere ieri sera Boris Johnson dopo colloqui avuti con il Chief Minister della piccola isola, John Le Fondé, e il ministro degli Esteri, Ian Gorst. Nel frattempo però le proteste vanno avanti: “I nostri battelli sono partiti da un po’ ovunque, dalla Bretagna, dalla Normandia. È incredibile essere riusciti a radunare così tanta gente“, ha dichiarato all’Afp uno dei pescatori francesi che partecipano alla manifestazione, Roman Davodet. Fonti giornalistiche sul posto affermano che, mentre altri pescherecci continuano ad affluire, alcuni fra essi tentano di impedire al cargo Commodore Goodwill di uscire dal porto di Saint-Hélier. Almeno tre pescherecci della stessa Jersey si sarebbero uniti alla protesta.