Scuola

Scuola, anche quest’anno gli scrutini finali rischiano di trasformarsi in una sanatoria

Nelle scuole ci si prepara agli scrutini finali. Ed ecco le note del ministero, ormai divenute immancabili, sulle valutazioni. Qualche giorno fa sono arrivate ai Presidi le indicazioni per procedere alla “Valutazione periodica e finale nelle classi intermedie Primo e secondo ciclo di istruzione”. Insomma di Elementari e Medie, Licei, Istituti tecnici e Istituti professionali. Una sorta di vedemecum per gli insegnanti, da tener presente al momento di tirar le somme, a fine anno.

Per la scuola secondaria di primo grado sembra non ci siano grandi novità. Le indicazioni, ancorate al Decreto Legge 62 del 2017. Così “la valutazione finale degli apprendimenti […] è espressa con voto in decimi […]”. Salvo aggiungere “[…] tenendo conto dell’effettiva attività didattica svolta, in presenza e a distanza”. Inoltre, “nel caso di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline, il consiglio di classe può deliberare, con adeguata motivazione, la non ammissione alla classe successiva […]”. Infine la consueta deroga al requisito di frequenza “per casi eccezionali […], anche con riferimento alle specifiche situazioni dovute all’emergenza pandemica”.

Ma forse la parte più importante del documento si trova all’inizio. Quando si forniscono indicazioni di carattere generale. A prescindere dall’ordine e dal grado. Preliminarmente “si ricorda che la valutazione degli apprendimenti e delle attività svolte in modalità a distanza produce gli stessi effetti delle attività didattiche svolte in presenza”. Quasi a voler creare una discontinuità con lo scorso anno scolastico, quando proprio dal ministero arrivò un’indicazione opposta. Con la Dad che avrebbe costituito un salvacondotto per il passaggio alla classe successiva, fatta eccezione per casi eccezionalissimi.

Ma c’è dell’altro. Di seguito. “Si ritiene comunque opportuno richiamare l’attenzione delle SS. LL. sulla necessità che la valutazione degli alunni e degli studenti rifletta la complessità del processo di apprendimento maturato nel contesto dell’attuale emergenza epidemiologica. Pertanto, il processo valutativo sul raggiungimento degli obiettivi di apprendimento avverrà in considerazione delle peculiarità delle attività didattiche realizzate, anche in modalità a distanza, e tenendo debito conto delle difficoltà incontrate dagli alunni e dagli studenti in relazione alle situazioni determinate dalla già menzionata situazione emergenziale, con riferimento all’intero anno scolastico”. Forse vale la pena rileggere. Almeno un’altra volta. Il periodo è complesso. Con molte subordinate. Ma saltano agli occhi alcune parti, che aiutano a capire. A partire da “emergenza epidemiologica” e “difficoltà incontrate”.

La sensazione è che anche quest’anno fermare qualcuno non sarà facile. Anche dopo aver verificato che per l’intero anno non ha mostrato alcun miglioramento nella gran parte delle discipline. Anzi, si è platealmente dimostrato disinteressato. E più che probabile, nonostante qualche interrogazione programmata e diversi tentativi di molti insegnanti. Perché è innegabile che anche questo anno sia stato “duro”, anche alle Medie. Anche se con sostanziali differenze tra Regioni. A volte persino tra Comuni. Ma è altrettanto innegabile che la qualità media dell’insegnamento in Dad, quando si è reso necessario, sia migliorata.

Insomma la sensazione è che la pandemia, i cui effetti indiretti sulla psiche dei giovani appaiono evidenti, potrà costituire anche quest’anno una sanatoria. Se ciò si verificherà si commetterà un errore. Proprio nei confronti dei ragazzi e delle ragazze. Che in genere non desiderano regali ingiustificati, ma regole chiare. Non vogliono insegnanti “buoni” ma “seri”. Sanno sempre distinguere tra un voto meritato ed uno concesso con eccessiva magnanimità. Una promozione “vera” ed una “offerta”. Chi ha frequentato la prima e la seconda media, sconta di certo la chiusura delle scuole verificatesi nella seconda metà dello scorso anno. Un periodo terribile. Angosciante. Più di quanto sia accaduto in questo, però.

Dunque, forse varrebbe la pena, tra qualche settimana, valutare serenamente. Senza punire, ovviamente. Ma anche senza dover giustificare oltre modo. Tenendo conto delle difficoltà che la pandemia ha provocato. Senza però farne un alibi. Perché la scuola non può essere solo lezioni e interrogazioni, è evidente. Ma non può neppure trasformarsi nel luogo in cui si devono risolvere problemi di ogni tipo. Dimenticando il suo ruolo costitutivo. Formativo. Per questo il non passaggio ad una classe superiore, quando è stato opportunatamente soppesato, può non essere un danno per i ragazzi. Anzi può trasformarsi in una opportunità. In una occasione per prendere coscienza nella realtà. In se stessi.

La crescita può contemplare anche delle “fermate”. Anche in questo modo ci si approccia al mondo reale. Quello fuori della scuola.