Tempi duri per Urbano Cairo. Il suo Torino si barcamena a fondo classifica in un campionato da dimenticare, inanellando il terzo bilancio consecutivo in rosso (19 milioni). Complice il Covid, poi, il suo gruppo, Cairo Communication, ha bruciato nel 2020 più di 200 milioni di fatturato, mentre La7 ha registrato 6 milioni di perdite operative. Come se non bastasse è in forse anche l’esito della battaglia legale con il fondo americano Blackstone sul palazzo Rcs di via Solferino a Milano, sede del Corriere della Sera. Con il rischio che Rcs possa essere costretta a tirar fuori fino a 300 milioni per risarcire Blackstone che ha dovuto rinunciare alla vendita dell’immobile ad Allianz a causa del contenzioso avviato da Cairo tre anni fa.

A breve il redde rationem: entro il 31 maggio il tribunale arbitrale della Camera di commercio di Milano dovrà decidere se la compravendita di via Solferino è avvenuta o meno ad un giusto prezzo (120 milioni contro 190-200 secondo Cairo). Il tema è delicato come testimonia il fatto che la casa editrice, interpellata sul punto dal fattoquotidiano.it, ha preferito non commentare restando fiduciosamente in attesa della decisione. Se l’arbitro dovesse ritenere che il valore della cessione è corretto, allora Blackstone segnerebbe un punto a suo favore nella battaglia legale in corso a New York per ottenere da Cairo e Rcs fino a 300 milioni di risarcimento. L’argomento non è da poco se si pensa che l’intera Rcs vale in Borsa poco meno di 400 milioni. Se, invece, il tribunale arbitrale dovesse dare ragione all’editore del Corriere della Sera, allora Cairo potrà tentare di ottenere un indennizzo. Ma con un costo “nascosto” molto elevato: quello di mettere in imbarazzo banca Intesa Sanpaolo e il suo numero uno Carlo Messina, i maggiori finanziatori del suo gruppo, nonché gli advisor della compravendita dell’immobile di via Solferino.

Un bel pasticcio, insomma, che, al momento, non promette niente di buono per Cairo visto che la procura di Milano ha recentemente chiesto l’archiviazione dell’inchiesta per usura relativa alla vendita dell’immobile di via Solferino scattata in seguito alla denuncia di un piccolo socio rimasto anonimo. “La decisione della procura rende ancor più difficile provare che Blackstone abbia “approfittato” della situazione di necessità in cui versava Rcs – spiega una fonte finanziaria che preferisce restare anonima – Di conseguenza la causa contro il fondo intentata da Cairo rischia di trasformarsi in un buco nell’acqua. Con tanto di parcelle legali stellari al seguito”.

E, in effetti, a Milano non erano stati in pochi a sconsigliare al patron del Torino Calcio le vie legali contro il fondo statunitense. Ma Cairo non ha voluto sentire ragioni. Dal suo punto di vista, la compravendita era viziata dalla situazione di difficoltà finanziaria in cui versava Rcs nel periodo in cui era amministratore delegato Pietro Scott Jovane. E la prova starebbe nel canone di locazione correlato alla vendita dell’immobile e ritenuto da Cairo particolarmente vantaggioso per il fondo. Negli ambienti del mattone milanese c’è però anche chi la pensa diversamente: “E’ stata una normale operazione finanziaria”.

Certo vantaggiosa per Blackstone. Ma pur sempre una compravendita nel mattone senza i presupposti per l’usura – precisa un immobiliarista – Forse Cairo sperava in uno sconto sul canone di locazione”. Sconto che però finora non è arrivato. In compenso in Rcs sono arrivati i tagli ai fornitori e anche quelli ai dipendenti con 38 esuberi nella divisione periodici. I conti della casa editrice, giunta ormai al quarto stato di crisi, sono tornati in ordine: nonostante la pesante flessione del fatturato (18,9% nel 2020), Rcs è rimasta in utile (31,7 milioni contro i 68,5 del 2019) e, oltre ad aver ridotto i debiti, ha anche deciso di distribuire una cedola (0,03 euro per azione) ai soci. Anche questo, considerato il braccio di ferro in corso con Blackstone, un segnale di ottimismo.

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