L’anno scolastico degli studenti della scuola secondaria di secondo grado di Avellino finirà lontano dai banchi di scuola, nonostante la città e la provincia siano in fascia gialla. È l’unico caso in Italia ed è ormai diventato noto a tutto il Paese. A decidere di tener chiusi gli istituti superiori è il sindaco Gian Luca Festa, giornalista ed ex cestista. Inutili gli inviti del prefetto Paola Spena e del direttore regionale scolastico Luisa Franzese a far tornare in classe gli studenti: il primo cittadino non vuol sentire ragioni e dopo settimane di lezioni online sabato ha firmato una nuova ordinanza che prevede ancora sei giorni di didattica a distanza. Venerdì l’aveva annunciato sul suo profilo Facebook: “Farò di tutto per tutelare la salute della mia comunità. Firmerò l’ordinanza che prevede la dad per le scuole superiori ancora per una settimana”. Una scelta portata avanti nonostante la denuncia fatta dal Codacons che ha presentato contro il sindaco un esposto alla Procura della Repubblica di Avellino ipotizzando i reati di interruzione di pubblico servizio e abuso d’ufficio: “E’ stata presentata una denuncia nei miei confronti. Tra il Codacons e la salvaguardia della salute dei miei ragazzi, delle famiglie, dei docenti io sto dalla loro parte. Sono pronto ad assumermi le mie responsabilità”.

Uno scontro quello tra Festa e il Codacons che nelle ultime ore si è inasprito dal momento che l’associazione di consumatori ha annunciato di voler portare il caso Avellino sul tavolo del presidente del Consiglio Mario Draghi. Festa, tuttavia, non teme nulla e spiega la sua decisione in qualità di autorità sanitaria locale: “Nella mia città il 70% degli studenti delle superiori arriva dalla provincia dove ci sono ancora troppi focolai di Covid. Oggi ad Avellino abbiamo un dato di contagi soddisfacente che arriva al massimo al 5% ma nei paesi questo numero raddoppia. Va fatto un ragionamento dettato dalla particolare situazione di questa zona ben diversa da Napoli o da altre metropoli: su 118 comuni della provincia, 100 hanno meno di 5mila abitanti e se va bene hanno solo la scuola media. I ragazzi vengono tutti in città a frequentare le superiori. Non voglio vanificare il grande sacrificio fatto nei mesi scorsi dai miei concittadini”. A supportare Festa sono anche gli studenti, le famiglie e i docenti: i rappresentanti degli studenti delle diverse scuole hanno scritto un appello a sindaco e prefetto per chiedere di continuare a fare lezioni da casa. Una richiesta accolta dal primo cittadino di Avellino: “Se fossimo a gennaio o a febbraio non avrei prolungato così tanto la didattica a distanza ma a venti giorni dalla chiusura della scuola mi sembra una scelta sensata anche dal punto di vista psicologico”.

Il 22 maggio vi sarà una nuova valutazione della situazione ma il sindaco ha già in testa di tener chiuse le scuole fino al suono dell’ultima campanella. Inutile l’appello del prefetto Paola Spena che oltre ad invitare Festa a fare un passo indietro non può fare: “Non ho alcuno strumento normativo per oppormi all’ordinanza del sindaco. L’Asl non ritiene che vi sia una situazione straordinaria al punto da sostenere la decisione presa da Festa che è l’autorità sanitaria locale. Va ricordato che nel resto della provincia i ragazzi stanno andando a scuola; è solo Avellino ad aver chiuso. Il piano predisposto dal mio ufficio per la riapertura prevedeva un incremento delle corse sulla città ma non è servito. D’altro canto ho ricevuto in questi giorni una lettera dei rappresentanti degli studenti che chiedono di proseguire le lezioni a distanza”. Ad avere le mani legate è anche Luisa Franzese, dirigente dell’ufficio scolastico regionale: “Le indicazioni ministeriali sono chiare. Per noi la scuola è prioritaria. Ognuno si assume le sue responsabilità. Non posso fare nulla. Siamo gli unici che non possiamo aprire o chiudere le scuole. Non conosco la situazione epidemiologica in quella zona ma è il primo cittadino che decide. Non ho la competenza tecnica per intervenire”.

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