Il 26 maggio al Senato sarà il giorno del vitalizio. Nell’aula di Palazzo Madama, infatti, sarà discussa la proposta dei 5 stelle, del Pd e di Leu per impegnare il consiglio di presidenza a trovare una soluzione, dopo la doppia sentenza favorevole – della commissione Contenziosa e del consiglio di Garanzia – che ha restituito l’assegno a Roberto Formigoni. Una decisione che ha aperto le porte alla ripristino dei vitalizi anche per gli altri senatori condannati. A decidere che la mozione targata 5 stelle sarà discussa in aula è stata la conferenza dei capigruppo, alla fine della quale è stata convocata una riunione dei gruppi di maggioranza per redigere una mozione unitaria sul problema aperto con la decisione del Consiglio di garanzia del 19 maggio scorso.

Il documento chiede l’impegno “ad adottare tutte le opportune determinazioni, nelle sedi proprie e competenti, tenendo conto dei principi propri della normativa vigente in materia di incandidabilità, volte a disciplinare i casi di revoca del vitalizio dei senatori cessati dal mandato che siano stati condannati in via definitiva dei delitti di particolare gravità”. La mozione ricorda che sulla revoca dei vitalizi ai condannati ci sono state “diverse delibere del Consiglio di presidenza e decisioni degli organi di autodichia del Senato” e cita la decisione presa dal Consiglio di garanzia il 18 maggio scorso di annullare la delibera del Consiglio di presidenza del 2015, “che prevedeva la cessazione dell’erogazione del vitalizio per gli ex Senatori condannati in via definitiva per reati gravi”. Quindi chiede un impegno, visto che “la suddetta ultima decisione è suscettibile di determinare un grave vuoto normativo”. Sulla questione è arrivata anche una mozione della gamba destra della maggioranza, quella composta da Lega e Forza Italia che con i loro voti hanno restituito l’assegno a Formigoni. Il testo è molto più breve e si impegna solo “a rivalutare, nelle sedi competenti, la disciplina del trattamento previdenziale dei senatori in caso di irrogazione di condanne definitive per reati di particolare gravità”. E’ evidente che si tratta di una mossa più strategica che di sostanza: rivalutare la disciplina dei vitalizi ai condannati non vuole dire adoperarsi per cancellarli.

Un bel problema visto che l’effetto della sentenza è quello di cancellare con un rapido tratto di penna la delibera Grasso del 7 maggio del 2015: all’epoca il consiglio di presidenza del Senato (insieme a quello della Camera) decise di cancellare il vitalizio a tutti i parlamentari condannati in via definitiva a pene superiori ai due anni di reclusione. Formigoni ha fatto ricorso all’organo interno del Senato, la Commissione contenziosa guidata dal berlusconiano Giacomo Caliendo, che il 15 aprile scorso gli ha dato ragione, restituendogli l’assegno. L’Amministrazione del Senato ha fatto ricorso all’organo interno di secondo grado, il Consiglio di garanzia – pure questo presieduto da un berlusconiano come Luigi Vitali – che ha però confermato la decisione della Commissione contenziosa, con il voto decisivo dei due senatori della Lega Pasquale Pepe e Ugo Grassi. La mozione, su proposta di M5s, dovrebbe invitare il Consiglio di presidenza a trovare una soluzione a fronte del vuoto normativo creatosi dopo la sentenza definitiva del Consiglio di garanzia. Nel pomeriggio di domani dovrebbe poi riunirsi anche il Consiglio di Presidenza per iniziare a discutere della questione.

Parallelamente, sempre mercoledì, il Consiglio di garanzia del Senato depositerà le motivazioni con le quali ha deciso di confermare l’assegno a Formigoni. Dopo il deposito, la presidenza del Senato dovrà prenderne atto e assicurarne l’esecutività: a quel punto partirà l’iter per restituire il vitalizio agli ex eletti pregiudicati. Tutti: pure a quelli condannati per reati di tipo mafioso o terrorismo. È per questo che i 5 stelle spingono per discutere la mozione sui vitalizi in aula. Intanto è prevista per le 15 e 30 una nuova riunione del consiglio di Garanzia, con all’ordine del giorno “l’appello avverso la decisione n. 660/2020 della Commissione contenziosa (Annullamento della deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 6/2018 del 16 ottobre 2018 in materia di vitalizi)”. Si tratta della discussa decisione con la quale nel giugno scorso la Contenziosa aveva annullato il taglio degli assegni deciso dal Senato nel 2018. Come ha raccontato Il Fatto Quotidiano sono più di 700 gli ex senatori che attendono la fine dell’austerity: da Antonio Azzollini a Ortensio Zecchino, passando per Antonio Razzi e Domenico Scilipoti, Alessandra Mussolini e Francesco Speroni, Francesco Rutelli e Carlo Scognamiglio e pure l’ex ministro Francesco Nitto Palma, oggi capo di gabinetto della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

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