È stato trovato morto in Ucraina Vitaly Shishov, leader della Belarusian House in Ukraine (Bdu), un’ong che aiuta i bielorussi fuggiti nel Paese a trovare una sistemazione e un lavoro, punto di riferimento della diaspora. Il suo cadavere era impiccato a un albero in un parco nei pressi di casa sua, a Kiev. La polizia ucraina ha aperto un’indagine per omicidio premeditato, allo scopo di valutare l’ipotesi che si tratti di un omicidio mascherato da suicidio, e ha fatto sapere di aver sequestrato il cellulare di Shishov e i suoi effetti personali. L’attivista risultava scomparso da più di ventiquattr’ore: la sua compagna, lunedì, aveva denunciato come se ne fossero perse le tracce dopo che era andato a fare jogging al mattino e risultasse irraggiungibile al telefono. “Non c’è dubbio che questa fosse un’operazione pianificata da agenti della sicurezza per liquidare un bielorusso pericoloso per il regime. Continueremo a lottare per la verità sulla morte di Vitaly”, comunica la Bdu, che l’8 agosto ha in programma una grande dimostrazione a Kiev per l’anniversario dell’inizio delle proteste contro la contestata rielezione di Alexander Lukashenko, definito l’ultimo dittatore d’Europa.

Devastata dalla notizia della morte dell’attivista bielorusso Vitaly Shishov, trovato impiccato a Kiev. Il mio cuore è con la sua famiglia. È preoccupante che coloro che fuggono dalla Bielorussia non possano ancora essere al sicuro. Ringrazio le autorità dell’Ucraina per aver avviato un’indagine su questo caso”, scrive su Twitter la leader dell’opposizione di Minsk in esilio, Sviatlana Tsikhanouskaya. Sulla vicenda interviene anche il presidente del Parlamento europeo David Sassoli: “La morte di Vitaly Shishov è orribile. Aiutava chi fuggiva dalle persecuzioni. Il fatto che gli attivisti bielorussi vengano colpiti in Paesi terzi costituisce una seria escalation“, sottolinea. E le Nazioni Unite, per bocca dell’Alto commissario per i diritti umani Marta Hurtado, chiedono un’indagine “rigorosa, imparziale ed efficace su ciò che è accaduto e stabiliscano se si è trattato di un suicidio, di un omicidio o se c’è un legame con la sua attività”.

I’m thankful to ???????? authorities for launching an investigation into this case. pic.twitter.com/77otMfjk4q

— Sviatlana Tsikhanouskaya (@Tsihanouskaya) August 3, 2021

Shishov era stato costretto a fuggire in Ucraina nell’autunno del 2020, dopo aver partecipato alle manifestazioni nella città di Gomel: in Ucraina, riferisce ancora l’ong, era sotto sorveglianza, e “sia fonti locali sia la nostra gente in Bielorussia” avevano allertato il gruppo della possibilità di un rapimento o un omicidio. “Vitaly trattava questi avvertimenti stoicamente e con senso dell’umorismo, conosceva il rischio”, dicono. Da qualche tempo c’erano “sconosciuti” a seguirlo quando faceva jogging, aveva riportato su Telegram il Vyasna Human Rights Centre, un’altra organizzazione per i diritti umani con sede a Minsk. Due mesi fa esatti, Shishov aveva creato un canale Telegram allo scopo di segnalare agenti dei servizi segreti bielorussi attivi in Ucraina. Yury Shchuchko, esponente della Bdu, ha dichiarato all’Associated Press che Shishov aveva il naso rotto e segni di pestaggio sul volto. “Niente è stato rubato, era vestito negli abiti soliti di chi fa sport e aveva solo il telefono con sè”, ha affermato. Ha aggiunto che in precedenza l’attivista aveva segnalato di essere sorvegliato nelle sue corse mattutine, in cui sconosciuti tentavano di avvicinarlo e avviare una conversazione. “Siamo stati avvertiti di stare attenti, perché qui è operativa una rete di agenti del Kgb bielorusso è operativo e tutto è possibile. Vitaly mi aveva chiesto di occuparmi dei suoi cari, aveva una inquietante sensazione”

Nel mese di luglio, le autorità di Minsk avevano aumentato la pressione su ong e i media indipendenti, ordinando oltre duecento raid in uffici e appartamenti di attivisti e giornalisti in cui sono state arrestate decine di persone. Lukashenko ha promesso di continuare quella che ha definito un'”operazione di ripulitura” contro gli attivisti della società civile, che ha descritto come “banditi e agenti stranieri“. Regolarmente, inoltre, la tv di Stato bielorussa trasmette programmi in cui si invoca l’impiccagione dei “traditori della patria”, proprio il destino che è toccato a Shishov. Ucraina, Polonia e Lituania sono i Paesi di maggior afflusso da parte dei dissidenti in fuga. La notizia della morte di Shishov arriva il giorno dopo la concessione di un visto per motivi umanitari, da parte della Polonia, all’atleta olimpica bielorussa Krystsina Tsimanouskaya, che aveva preso posizione pubblica contro Lukashenko e ha denunciato di essersi opposta a un tentativo di rimpatrio forzato da Tokyo da parte del regime. Il marito dell’atleta ha raccontato di essere fuggito dalla Bielorussia a Kiev, e di sperare di ricongiungersi presto con la moglie in Polonia. Il 23 maggio scorso il regime di Minsk aveva dirottato un volo Ryanair per arrestare il dissidente Roman Protasevich e la compagna Sofia Sapega, che si trovano ancora agli arresti domiciliari e rischiano la pena di morte.

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