Avevano promesso l’amnistia e l’avvio di un processo di pacificazione interno all’Afghanistan che avrebbe coinvolto anche le minoranze e i critici, sempre nel rispetto della Sharia, ma continuano a emergere episodi di repressione e violenze da parte dei Taliban nei confronti di coloro che si oppongono alle imposizioni del nascente Emirato Islamico. L’ultimo in ordine di tempo, confermato anche dai vertici del movimento, è quello che riguarda l’arresto di Maulvi Mohammad Sardar Zadran, importante leader religioso ed ex capo del Consiglio degli Ulema dell’Afghanistan, composto dalle massime autorità islamiche del Paese.

A darne notizia è l’agenzia di stampa Pajhwok, ma conferme arrivano anche dai Taliban su un arresto avvenuto nella provincia sud orientale di Khost, anche se non ne sono stati spiegati i motivi. Il suo caso segue quelli, ben più gravi, che hanno coinvolto il comico dissidente, Khasha Zwan, ucciso dagli Studenti coranici a luglio, e il musicista folk Fawad Andarabi, assassinato da un miliziano che gli ha sparato alla testa nella Valle di Andarabi.

Dietro all’arresto di questi giorni potrebbero esserci le esternazioni del Consiglio degli Ulema di luglio, quando aveva definito illegittima la guerra civile nel Paese ed esortato a mettere fine immediatamente agli scontri, “all’assassinio di musulmani” e alla distruzione di proprietà pubbliche e private. L’allora presidente del Consiglio degli Ulema aveva ricordato che gli accademici islamici di altri Paesi musulmani, fra cui Indonesia, Bangladesh, Egitto e Arabia Saudita, avevano emesso una fatwa sull’illegittimità della guerra civile afghana.

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