La pandemia ha sollecitato la spinta altruistica degli italiani. Nell’ultimo anno e mezzo i donatori delle no profit sono passati da circa il 18% al 27%, salendo di 9 punti percentuali. Inoltre, dal 2018 a oggi, l’ammontare medio delle donazioni è cresciuto in modo considerevole: da 70 euro l’anno a 90. È la fotografia scattata, in occasione della giornata internazionale dedicata al testamento solidale, dall’edizione 2021 della survey “Gli italiani e la solidarietà ai tempi del coronavirus”, promossa dal Comitato Testamento Solidale e condotta da Walden Lab, dal 17 al 21 giugno 2021, su 1.015 persone di età compresa tra i 25 e i 75 anni. Un campione statisticamente rappresentativo di circa 40 milioni di italiani. L’indagine, presentata durante un incontro online, mostra che resta molto solida anche la conoscenza di che cosa sia il testamento solidale: il 73% degli intervistati sa di cosa si tratta, e la percentuale aumenta di ben 10 punti (83%) tra chi ha più di 60 anni. In crescita, inoltre, si conferma il trend di quanti hanno fatto o sono propensi a fare un lascito: sono il 22% degli over 50, 10 punti in più rispetto al 2018. Anche se sul testamento solidale restano ancora dei pregiudizi da sfatare.

Chi può fare un lascito solidale? – Dai dati raccolti emerge che secondo il 47% degli intervistati può fare un lascito chi non ha eredi, chi è ricco (40%) e chi è più sensibile alle cause umanitarie (27%). Solo un 13% ritiene che il lascito solidale sia un gesto alla portata di tutti, a prescindere dal patrimonio e dallo stato civile. Ed è, in effetti, così. Come spiega Rossano Bartoli, portavoce del Comitato Testamento Solidale e Presidente della Lega del Filo d’Oro: “Il testamento solidale è uno strumento straordinario per le organizzazioni del terzo settore, che con il loro operato garantiscono in trasparenza che le ultime volontà di un donatore si trasformino in progetti concreti in favore di chi ne ha bisogno. Soprattutto, è una scelta che può fare chiunque e nel pieno rispetto degli eredi, senza ledere in alcun modo i diritti loro garantiti dalla legge. Non esistono patrimoni di serie A e di serie B: chiunque, anche con una piccola somma o con un bene, può predisporre un lascito solidale e donare un futuro migliore a chi resta”. Tra i principali dubbi che frenano le persone a predisporre un lascito solidale, troviamo: la precarietà lavorativa dei figli, la scelta di privilegiare gli eredi, la scarsa fiducia sull’utilizzo dei propri fondi, l’impossibilità di veder concretizzati le proprie donazioni e il timore che i familiari possano non reagire bene.

Cresce la fiducia nel terzo settore – Dal report, il non profit si conferma l’attore sul quale gli italiani ripongono maggior fiducia per uscire dalla crisi post-pandemica e contribuire a creare una società migliore: per il 63% del campione le no profit hanno dato un contributo positivo per migliorare la società, seguite dalle piccole medie imprese (45%), i cittadini italiani in generale (43%), le amministrazioni locali (41%), l’Unione Europea che, con il 41% delle citazioni, è l’ente che cresce di più rispetto al 2020 (31%) nella valutazione generale. Tra le cause più sostenute nell’ultimo anno, resta in vetta la ricerca medico-scientifica col 37%. Segue il sostegno alle persone in stato di bisogno (24%), il contributo contro fame e povertà nel mondo (20%), la protezione degli animali (17%), l’assistenza ai malati (17%), le emergenze umanitarie (15%), il sostegno alla disabilità (12%) e le adozioni a distanza (10%).

Dal presente al futuro: la crisi ci renderà migliori? – A differenza della survey 2020, si registra una sensibile perdita di aspettativa positiva rispetto al senso civico e alla solidarietà. Solo il 29% degli intervistati ha una prospettiva decisamente ottimistica, a fronte di un 33% che invece pensa che ci sarà un peggioramento delle condizioni generali. E il fronte dei pessimisti avanza di 4 punti percentuali rispetto al 2020. Come fa notare Paolo Anselmi, presidente di Walden Lab: “La cosa più interessante è vedere chi sono i pessimisti e chi gli ottimisti. Tra questi ultimi ci sono: persone che hanno fiducia nel terzo settore, che fanno volontariato e che sostengono associazioni no profit con donazioni. Quindi c’è una relazione statisticamente significativa tra il sostegno dato al no profit e una visione positiva del futuro. Questo fa la differenza: tutti sono convinti che il futuro ci riservi una maggiore incertezza economica, probabilmente una crescita delle diseguaglianze, ma gli ottimisti sono quelli che ritengono che ci sia la possibilità di una risposta personale e collettiva alla crisi. L’emergenza, che stiamo purtroppo ancora attraversando, ha toccato la coscienza di molti, traducendosi in un gesto di solidarietà. Bisogna, però, durante le emergenze come questa, chiedersi se questi comportamenti permarranno anche dopo il superamento della crisi o se si tratti soltanto di una reazione emotiva. Io ritengo che ci siano dei motivi per essere ottimisti”.

Il Comitato Testamento Solidale dal 2013 promuove un’azione di sensibilizzazione e informazione sullo strumento del lascito testamentario e riunisce 24 tra le principali realtà del Terzo Settore: ActionAid, AIL, AISM, Fondazione Don Gnocchi, Lega del Filo d’Oro, Save the Children, Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus, Amnesty International, Amref, Apurimac onlus, Associazione Luca Coscioni, CBM, Greenpeace, Humanitas, Istituto Pasteur Italia Fondazione Cenci Bolognetti, Operation Smile Italia Onlus, Fondazione Telethon, Fondazione Umberto Veronesi, Mission Bambini, Progetto Arca, Unicef, Università Campus Bio-Medico di Roma, UICI e Vidas.

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