I casi tra gli operatori sanitari sono in “leggero aumento” da inizio luglio “rispetto al resto della popolazione”. L’Istituto superiore di sanità mette l’accento sul caso sollevato dai sindacati degli infermieri e dall’Ordine dei medici. Nel documento esteso sull’andamento epidemiologico del Covid-19 pubblicato sul sito Epicentro, l’Iss sottolinea inoltre come le curve dei casi tra coloro che lavora nelle strutture sanitarie, tra i primi a vaccinarci, e i cittadini che in larga parte hanno avuto accesso agli hub nei mesi successivi tendano a dilatarsi, seppur in forma assai lieve. Resta infatti, specifica, l’Istituto “stabilmente sotto il 0,02% da inizio febbraio” di quest’anno. “Si osserva un lieve aumento ad inizio luglio in corrispondenza dell’aumento del numero dei casi nella restante popolazione – si legge nel documento – La percentuale di casi diagnosticati fra gli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione risulta essere in leggero aumento”. Intanto, il ministero della Salute ha comunicato che, sulla base dei parametri di riferimento, la Calabria resterà in bianco anche la prossima settimana.

A parlare per prima dell’aumento era stata la Federazione nazionale ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) a fine agosto, spiegando però che la maggior parte dei casi non aveva sviluppato sintomi gravi e che non si segnalavano decessi. La settimana scorsa era stato invece il sindacato Nursing up a riportare come tra il 10 agosto e il 10 settembre fossero stati 1.848 gli operatori sanitari contagi, in massima parte infermieri appunto: “Siamo di fronte oggi ad una potenziale riduzione dell’immunità. Servono decisioni risolutive”, aveva detto il segretario Antonio De Palma riferendosi alla necessità di inserire la categoria tra quelle prioritarie per la terza dose di vaccino.

Nei giorni successivi, la circolare del ministero della Salute ha invece stabilito come i primi a ricevere la terza dose saranno solo immunodepressi e trapiantati, posticipando la necessità per le altre categorie probabilmente all’inizio del 2022. In ogni caso, come sottolinea l’Iss, le persone che hanno completato il ciclo vaccinale contro Covid-19 hanno, rispetto a quelle non vaccinate, il 77% di rischio in meno di contrarre la malattia, il 93% in meno di finire in ospedale e -96% di essere ricoverati in terapia intensiva o di morte. Numeri pressoché stabili rispetto ai precedenti aggiornamenti forniti dall’Istituto nei suoi report.

Durante il periodo 30 agosto-12 settembre, aggiunge l’Iss, sono stati diagnosticati e segnalati 17.312 nuovi casi nella popolazione 0-19 anni, di cui 190 ospedalizzati, 2 ricoverati in terapia intensiva e nessun deceduto. Nelle due settimane precedenti (16-29 agosto 2021) erano stati diagnosticati 22.843 nuovi casi nella popolazione 0-19 anni, di cui 297 ospedalizzato, 4 ricoverati in terapia intensiva e zero decessi. A fronte della crescita dell’incidenza rilevata ad inizio luglio in tutte le fasce di età, si è osservata una forte diminuzione nella fascia 12- 19 anni e un rallentamento della crescita dell’incidenza negli over 20 a partire da inizio agosto.

Invece, per la popolazione con età inferiore ai 12 anni, attualmente non vaccinabile, si è registrata una diminuzione dell’incidenza solo a partire da fine agosto. In merito alla distribuzione percentuale dei casi da inizio anno nella popolazione 0-19 anni per fascia di età, dalla seconda decade di luglio si è osservato un aumento in percentuale dei casi nelle fasce di età più giovani (0-3, 3-5, 6-11) a discapito delle fasce 12-15 e 16-19. Sebbene il dato non sia consolidato, nelle ultime due settimane poco più del 50% dei casi nella popolazione 0-19 anni si è osservata nella popolazione con età inferiore ai 12 anni.

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