Cronaca

Luca Morisi, il pomeriggio del 14 agosto passato in caserma dopo la lite con i due romeni. Le “chiamate” al Viminale

Il 47enne, ex guru social della Lega, rifiutò di firmare il verbale. Le versioni dei protagonisti della vicenda divergono su più punti. Al ministero dell'Interno arrivarono delle telefonate per chiedere riservatezza e per capire a che punto era la segnalazione per il consumo di droga

Con il passare dei giorni si aggiungono piccoli tasselli e alcune indiscrezioni sul caso di Luca Morisi, il 47enne ex guru social della Lega, denunciato per cessione di stupefacenti, dopo che uno dei due giovani cittadini romeni invitati nella casa di Belfiore (Verona), per passare una nottata a base di droga e sesso, ha chiesto l’intervento dei carabinieri per “un furto”. Ebbene quando i militari dell’Arma intervengono sul posto il trio sta litigando. E così stando quel pomeriggio del 14 agosto l’ingegnere informatico lo passò in caserma. Gli investigatori redigono i verbali: Morisi tace l’identità di chi gli ha venduto la droga: il riferimento è alla sola cocaina perché il 47enne nega di aver avuto Ghb, la droga dello stupro così chiamata perché incide sui freni inibitori. Sul punto le dichiarazioni tra i protagonisti della vicenda sono diverse. E comunque il 47enne rifiutò di firmare il verbale di perquisizione nel suo appartamento dove sono stati trovati solo residui di cocaina che hanno fatto scattare una segnalazione alla Prefettura. Le dichiarazioni divergono anche sulla questione dei soldi: 4mila euro pattuiti, 2500 quelli pagati.

Da quella notte e dal pomeriggio in caserma passano 17 giorni prima che Morisi si dimetta dal suo incarico di guida della macchina social del Carroccio, chiamata la “Bestia”, intanto scrive La Repubblica al ministero dell’Interno, per un anno e mezzo ufficio dell’amico e leader della Lega Matteo Salvini, arriva almeno tre telefonate. Qualcuno che parla a nome di Morisi probabilmente per chiedere informazioni sul destino di quei verbali, verificare lo stato della segnalazione di “consumatore di stupefacenti” che Morisi aveva avuto – come prevede la normativa di riferimento – dopo il ritrovamento di tracce di polvere bianca su piatti di ceramica e di una bustina dentro un libro. Ovviamente anche la richiesta del massimo riserbo. Ma quanto successo a Belfiore non è rimasto un segreto o almeno solo parzialmente perché a fine mese alcuni politici già commentavano Morisi aveva combinato qualcosa. In attesa delle analisi sul liquido sequestrato contenuto nella bottiglietta che il romeno, che ha chiamato i carabinieri, aveva nello zaino, le indagini proseguono. Il 47enne ha chiesto di essere interrogato e anche i due giovani potrebbero essere sentiti al loro rientro in Italia.