Cinque persone sono rimaste ferite mercoledì sera in un agguato avvenuto intorno alle 20 in un bar di Arzano, centro alle porte di Napoli. Secondo le indagini dei carabinieri intervenuti sul posto, due dei feriti sono vicini al clan della “167”, dal nome dell’omonimo complesso di edilizia popolare, ma Il Mattino di Napoli riporta tre nomi di persone vicine al gruppo camorristico: Mario Abate, Vincenzo Merolla e Luigi Casola.

Un’altra persona già nota alle forze dell’ordine, Salvatore Petrillo, nipote del boss locale Pasquale Cristiano, è rimasta ferita nell’agguato. Anche un estraneo è rimasto coinvolto nella sparatoria, secondo fonti locali si tratta di un idraulico 61enne che viaggiava su una Opel Astra e si era fermato nel bar per prendere da bere. Tutti i feriti sono in ospedale e, secondo quanto riferito dai carabinieri che indagano sull’accaduto, nessuno di loro sarebbe in pericolo di vita.

Il Roxy Bar si trova al pianterreno di una palazzina di sei piani in in via Ignazio Silone, una zona poco affollata di Arzano. Intorno alle 20 persone non ancora identificate sono entrate all’interno del locale ed hanno sparato diversi colpi d’arma da fuoco. I carabinieri della Compagnia di Casoria e del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna con il reparto di Polizia scientifica sono al lavoro e la zona è stata interdetta al pubblico. I militari dell’Arma stanno indagando sul movente dell’azione criminale, ma sembra che la pista del raid camorristico sia la più verosimile. La sparatoria infatti è avvenuta lo stesso giorno della scarcerazione del boss Giosuè Belgiorno, detto “il grande”, vicino ai Pagano del clan Amato-Pagano la cui storia viene raccontata nella serie cult Gomorra. Belgiorno era stato incarcerato per l’omicidio del ras locale Antonino D’Andò, ma era uscito dal carcere per via delle sue condizioni di salute, in piena pandemia. Lo scorso anno era tornato in libertà per poi essere nuovamente trasferito in carcere per scontare un residuo di pena. Per le testate locali la sparatoria di ieri sarebbe uno “spettacolo pirotecnico” in onore del boss finalmente libero.

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