Televisione

CartaBianca, Bianca Berlinguer: “Continueremo a dare spazio a no vax e no green pass, il pluralismo dell’informazione bene primario”. Continua il dibattito dopo il post di Mentana

Diverse posizioni sulla presenza o meno di no vax e no green pass nei tg e nei talk show: ora anche la conduttrice del programma di RaiTre si aggiunge a chi è 'contrario' alle parole del direttore del tg de La7

di Giuseppe Candela

“Il pluralismo dell’informazione è un bene primario. C’è stata qualche polemica nei giorni scorsi a proposito dell’opportunità o meno di dare spazio nel dibattito televisivo alle posizioni contrarie al vaccino e al green pass“, ha dichiarato Bianca Berlinguer a “CartaBianca“. Una premessa prima del talk dedicato proprio alla pandemia, una posizione pubblica su un argomento discusso da giorni: “Questa trasmissione da sempre è stata chiara ed esplicita nel sostenere le opzioni e le politiche fondate sulle evidenze scientifiche e dunque favorevoli ai vaccini. Ma esiste in Italia una parte della società, certamente minoritaria, che per le ragioni più diverse rifiuta di vaccinarsi e contesta il green pass. Compito dell’informazione e tanto più del servizio pubblico, secondo noi, è quello di consentire anche a queste voci di esprimersi sia perché il pluralismo dell’informazione è un bene primario sia perché solo il confronto delle posizioni consente a quelle basate su fondamenti scientifici di essere maggiormente convincenti nei confronti di chi dubita o di chi più semplicemente ha paura delle conseguenze del vaccino. Così abbiamo fatto finora e così continueremo a fare in futuro“, ha dichiarato la padrona di casa.

Anche il talk show era finito nel mirino nei giorni scorsi. Il dibattito aveva preso il via dopo un post pubblicato sui social da Enrico Mentana: “Mi onoro di non aver mai ospitato nel tg che dirigo nessun esponente dei no-vax. A chi mi dice che così impongo una dittatura informativa, o una censura alle opinioni scomode, rispondo che adotto la stessa linea rispetto ai negazionisti dell’Olocausto, ai cospirazionisti dell’11 settembre, ai terrapiattisti, a chi non crede allo sbarco sulla luna e a chiunque sostiene posizioni controfattuali, come sono quelle di chi associa i vaccini al 5G o alla sostituzione etnica, al Grande Reset, a Soros e Gates o scempiaggini varie”, aveva scritto il giornalista.

Il direttore del TgLa7 aveva espresso in maniera chiara la sua opinione sullo spazio, da molti ritenuto eccessivo, concesso nei programmi informativi a chi osteggia la verità con complotti e teorie antiscientifiche: “Per me mettere a confronto uno scienziato e uno stregone, sul Covid come su qualsiasi altra materia che riguardi la salute collettiva, non è informazione, come allestire un faccia a faccia tra chi lotta contro la mafia e chi dice che non esiste, tra chi è per la parità tra uomo e donna e chi è contro, tra chi vuole la democrazia e chi sostiene la dittatura”.

Parole simili a stretto giro erano arrivate da Monica Maggioni, fresca di nomina alla direzione del Tg1: “No voce ai no vax al Tg1. Se ci va di mezzo la vita delle persone non puoi mettere sullo stesso piano uno scienziato e il primo sciamano che passa per strada. Deve tornare a contare la competenza, non tutte le opinioni hanno lo stesso valore”, aveva dichiarato la giornalista al quotidiano Repubblica. Le parole di Mentana, pur non avendo un solo destinatario, erano state lette come un attacco ai programmi delle rete che hanno scelto nella narrazione una strada differente: da “Non è l’arena” a “DiMartedì“, da “Piazzapulita” a “L’Aria che tira“.

Nella sua replica di Giletti al direttore del TgLa7 aveva precisato che il suo programma “è una agorà che deve creare dibattito, aperta anche a chi non la pensa come me”, rilanciando la proposta di Mentana con una provocazione: “Non credo che Mentana sia un fascista eppure quando CasaPound lo ha invitato, lui ci è andato. Io, invece, no, sebbene da inviato avrei potuto farlo”, dichiarazioni rilasciate a La Stampa. Il riferimento è alla partecipazione del giornalista a un confronto avvenuto a Roma il 29 dicembre 2017 con Simone Di Stefano, leader del movimento dichiaratamente neofascista.
Perché vengono ospitati personaggi discussi come Stefano Puzzer e Fabio Tuiach? “Innanzitutto Enrico conduce un Tg di 30 minuti mentre io un approfondimento di quattro ore, in cui do notizie”, aveva aggiunto il conduttore di Non è l’Arena: “Io non censuro. Io contrasto questo metodo. Sono un anarchico di questo mestiere e porto nel mio programma ogni forma di contraddizione. Non censuro, faccio domande scomode per smascherare le fake. Ognuno a casa si farà la propria idea. Posso non essere d’accordo con Montagnier, Freccero e Cacciari, ma hanno il diritto alla parola e non solo perché sono intellettuali. Sono contrario a portare in tv solo il pensiero mainstream. Bisogna ascoltare tutte le voci è importante che una trasmissione dia spazio anche a chi la pensa diversamente da me ma come 8 milioni di persone No Vax e No Green Pass. Criminalizzare è sempre un errore.”
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