A Natale si attende un picco di contagi che può toccare i 30mila casi giornalieri, ma “la crescita sta rallentando, un mese fa da una settimana all’altra c’era una crescita del 50%. Poi siamo passati ad un aumento del 25%, arrivando agli ultimi sette giorni del 13%”. La previsione, contenuta in un’intervista al Corriere, è quella del fisico e divulgatore scientifico Giorgio Sestili che invita cittadini e istituzioni alla massima prudenza, soprattutto nel periodo delle festività, ma che registra un appiattimento della curva dei contagi che dovrebbe portare a un’inversione di rotta già dal nuovo anno. Oggi, però, siamo in una fase ancora di crescita dell’epidemia e a confermarlo arrivano i dati del Veneto che nelle ultime 24 ore ha fatto registrare oltre 4mila casi.

A offrire un quadro della situazione in una delle regioni al momento più colpite dalla nuova ondata di coronavirus è lo stesso governatore, Luca Zaia, che intervenuto a Sabato anch’io su Rai Radio1, ha dichiarato: “Oggi abbiamo più di 4mila contagiati”, ma giustifica il dato spiegando che “il vero tema è che ci vorrebbe un po’ di impegno a leggere le percentuali sui tamponi. Il Veneto è la regione che fa più tamponi in Italia. La media nazionale dei positivi sui tamponi è del 2,9%, il Veneto ha il 3,1%, l’Emilia-Romagna il 4,8%, la Calabria il 6,4%, le Marche il 7%”. Molti casi, ma tantissimi tamponi, quindi, con un tasso di positività che, così, rimane in linea con la media nazionale e ben sotto le percentuali registrate in altre aree del Paese.

I numeri mostrano ancora una crescita nella diffusione del virus in tutto il Paese, anche se in rallentamento, ma fondamentali, sostiene Sestili, saranno le misure adottate per cercare di tornare nella fase discendente della curva. E la differenza può farla il periodo delle feste: “Potremmo rimanere a lungo in un plateau, una fase stazionaria. Oppure cominciare a scendere con una velocità variabile”, spiega aggiungendo che questo dipenderà “prima di tutto dall’andamento delle vaccinazioni. Nell’ultima settimana sono state somministrate 3 milioni di terze dosi al ritmo di quasi 500mila al giorno. È stata correlata a questo la diminuzione della crescita dei casi di positività”. A questo devono essere affiancate delle “misure che verranno prese, inserire le regioni nelle zone gialle vuol dire metterle in sicurezza. Sono importanti le misure di contenimento. Comunque l’effetto dei vaccini si vede ancora meglio andando ad analizzare l’impatto che hanno avuto sugli ospedali”, dove “rispetto a un anno fa, a parità di casi di positività, il tasso di ospedalizzazione nelle terapie intensive è di 6-7 volte inferiore”.

Al momento, infatti, sono rare le segnalazioni su reparti di rianimazione in affanno, a differenza di ciò che succedeva appena l’anno scorso. Questo perché la maggior parte dei positivi, oggi, è stato vaccinato e quindi presenta sintomi più lievi della malattia, con le terapie intensive che, invece, sono occupate per la maggior parte da persone non immunizzate. E se il ritmo delle vaccinazioni dovesse registrare un’ulteriore ripresa, come già avvenuto nelle scorse settimane, la situazione è destinata a migliorare ulteriormente: “Nelle ultime settimane il numero delle prime dosi è aumentato del 20% ( più 230mila), ovvero quasi un milione nell’ultimo mese. Vuol dire che tra i non vaccinati sta cambiando qualcosa. Non era scontato. In particolare si stanno vaccinando tanto tra i 19 e i 29 anni. A breve, poi, cominceranno anche le vaccinazioni dei bambini. Continuando con questo ritmo potremmo passare un inverno tranquillo, con un’epidemia sotto controllo”. E chiude con una previsione: “Posso dire che nel prossimo mese nessuna regione andrà in zona arancione o rossa”.

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