Ordinava al telefono escargot (lumache), pasta al tartufo, costose bottiglie di vino, carne pregiata e torte. Poi non pagava, dicendo ai ristoratori che avrebbe mandato qualcuno, che non arrivava. Oppure pagava con assegni scoperti. Nel gennaio 2021 era stato Il Giorno a riportare il caso di una 40enne considerata l’ideatrice di 14 truffe ai danni di esercizi commerciali. Un anno dopo, a indagini finite, i reati contestati sono truffa, insolvenza fraudolenta e ricettazione di assegni con 24 negozi coinvolti. La donna è finita processo con due amiche.

Nel 2021 il debito era di 2mila 500 euro, oggi, riporta il Corriere della Sera, sono 3mila 756. Secondo l’accusa, si sfiorano i 9mila euro in totale. Il modus operandi cambiava: a volte forniva un nome finto, oppure si presentava come amica, figlia, cameriera, parente di persone che del locale erano clienti.

I ristoranti avevano bisogno di lavorare e si fidavano. Ma non erano gli unici target. La donna aveva puntato una gioielleria: aveva acquistato un anello di brillanti e zaffiri, una catena in oro e due ciondoli in argento per un totale di 2mila 240 euro. Il gioielliere in questione si è costituito parte civile nel processo, ma aveva provato a risolvere la questione senza denunciare ai carabinieri. Le aveva chiesto solo la restituzione dei gioielli, ma la donna aveva risposto che erano regali, per cui non ne era più in possesso. Nel mirino anche pasticcerie e negozi di cibo per animali.

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