di Monica Valendino

Dove le persone comuni vedono disastri, la politica e i suoi sostenitori finanziari vedono opportunità. Da sempre è stato così, non è da meno una pandemia. Un buon test dunque per cercare di consolidare la gerarchia di cui è costituita la stessa politica, che dovrebbe essere sulla carta la più elaborata delle attività umane.

Condizionale d’obbligo, ovviamente: ogni animale su questo pianeta cerca di organizzarsi socialmente per cercare di trarre beneficio come specie sull’ambiente che lo circonda. L’essere umano, animale biologicamente uguale agli altri, ma con uno sviluppato intelletto non è da meno: solo che invece di trovare una strada comune per armonizzare i rapporti individuali ed economici su scala planetaria, si attiva quotidianamente per soddisfare un atavico egoismo che poi va a costituire la scala gerarchica che ci governa.

La democrazia in sé ha un peccato originale in quanto il popolo legittima il governo che deve guidarlo, ma è quasi impossibile trovare esempi di estrazione popolare nelle scale più elevate della gerarchia stessa. E questo porta a una deformazione lessicale, visto che democrazia dovrebbe sostituirsi con oligarchia (o come oggi torna in voga, aristocrazia): l’ultima legislatura ha prodotto al Senato della Repubblica solo un infermiere, un assistente sociale, tre agricoltori, cinque commercianti, mentre ben 48 sono gli imprenditori, 46 gli avvocati, 20 amministratori locali. Insomma chi detiene già una buona solidità economica e visibilità può ambire a farsi eleggere, altrimenti senza i fondi necessari a candidarsi e senza un vero partito che li rappresenti, le classi sociali più defilate (che compongono una buona parte della società) vengono dimenticate.

Ma come ha insegnato il biologo francese Henri Laborit credere di esserci liberati dall’individualismo borghese perché esprimiamo il nostro pensiero all’ombra protettiva delle classi sociali e delle loro lotte, perché ci illudiamo di agire contro il profitto, lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, le potenze finanziarie, i poteri costituiti, significa ignorare totalmente ciò che motiva, dirige, orienta le azioni umane e innanzitutto ciò che motiva, dirige, orienta i nostri giudizi e le nostre azioni.

Ciò non vuol dire che si debba esprimersi e agire diversamente, ma bisogna sapere che dietro un discorso dichiaratamente altruista e generoso si nascondono motivazioni pulsionali, desideri inappagati di dominanza ai loro divieti o ribellioni inefficaci contro l’alienazione all’ordine sociale dei nostri atti gratificanti, ricerche di soddisfazioni narcisistiche. Di modo che, quando interessi comuni permettono a un gruppo umano di abbattere il potere costituito, subito si scatena in seno al nuovo potere una lotta per la dominanza, appare e si insedia un nuovo sistema.

Per cui alla fine il sistema gerarchico si basa proprio sulla demarcazione tra chi crede di esprimere un voto libero e una classe che si autoconsolida di volta in volta facendo credere che all’insoddisfazione di origine economica o sociale si rimedia generalmente aumentando il potere di acquisto della maggioranza delle persone.

Tutto questo per comprendere che oggi la politica pandemica trova terreno fertile per testare fino a che punto può spingersi nel suo atto di dominanza del sistema. Un organismo che deve avere una struttura ben definita e verticale. E’ divertente constatare come i potenti cerchino di persuaderci che occorre destreggiarsi tra inflazione e disoccupazione per raggiungere il sospirato scopo del benessere nella società in costante espansione. Tutto dimenticando che al centro di tutto ci dovrebbe essere l’individuo, soddisfatto di tutti i suoi bisogni: ma un individuo soddisfatto rischia davvero di essere pericoloso, perché se tutti lo fossero probabilmente anche il tasso di egoismo raggiungerebbe quello dell’altruismo compensandosi, ovvero un grosso pericolo per la struttura consolidata.

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