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Covid, l’occupazione delle terapie intensive sale al 18%. A Trieste e Gorizia sospesa l’attività chirurgica causa pandemia

Saranno garantite le operazioni d'urgenza. La quarta ondata sta limitando l'attività sanitaria: nelle scorse ore è arrivato l'allarme da parte degli oncologi e lunedì quello dei chirurghi
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Attività chirurgica sospesa nelle province di Trieste e Gorizia a causa della pandemia. Lo comunica l’Asugi, Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina, in una nota, dove precisa che lo stop partirà dal 12 gennaio e che verranno sospese anche le operazioni in regime di libera professione a causa del costante flusso di pazienti Covid e non Covid presso i Pronto Soccorsi. A essere garantite saranno le operazioni di urgenza ed emergenze chirurgiche, traumatologia e la chirurgia oncologica indifferibile. Verranno inoltre sospese tutte le attività di ricovero programmato dell’area medica. E intanto sale al 18% (+1%) in Italia l’occupazione delle terapie intensive (era all’11% il 24 dicembre) e, a livello giornaliero, cresce in 11 regioni: la PA di Trento arriva al 31%, sale del 4% in Abruzzo (al 18%) e del 3% in Sicilia (20%) e Umbria (16%). Ma cresce anche in Calabria (20%), Campania (12%), Lombardia (17%), Piemonte (24%), Puglia (10%), Sardegna (14%), Toscana (21%). È quanto emerge dal monitoraggio Agenas dell’11 gennaio. Il tasso cala in Friuli (al 21%) e PA Bolzano (17%). Stabile in Basilicata (3%),Emilia Romagna (17%), Lazio (21%), Liguria (20%),Marche (22%), Molise (5%),Val d’Aosta (18%),Veneto (20%).

La quarta ondata travolge il mondo sanitario impegnato in ambiti non strettamente connessi alla pandemia. Nelle scorse ore, infatti, è arrivato l’allarme dagli oncologi: “Dopo quasi due anni di pandemia si assiste nuovamente ad una fortissima riduzione di attività diagnostiche e interventi chirurgici per molti pazienti e anche per i malati oncologici. Sicuramente qualcosa non ha funzionato e – sarebbe corretto ammetterlo, anche perché le soluzioni per evitare ulteriori ritardi e che i progressi in termini di guarigione e sopravvivenza per i malati oncologici vengano vanificati ci sono”. In una lettera chiedono il potenziamento reale della medicina territoriale, delle cure precoci domiciliari anti-Covid e utilizzo di medici pensionati e medici militari negli Hub vaccinali per far sì che i medici degli ospedali non siano sottratti ad attività fondamentali come la diagnostica. Inoltre un’intervista a Il Corriere della Sera, Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione Nuovi Farmaci all’Ieo, l’Istituto Europeo di Oncologia, ha ricordato che nel corso della prima ondata si sono sacrificati almeno un milione e 400 mila esami di screening (necessari per la prevenzione dei tumori). Nel 2021 c’è stato un recupero del 60%, che ora rischia però di andare di nuovo perso proprio a causa delle difficili condizioni di lavoro cui è soggetto il personale in ambito oncologico.

Invece lunedì la Società italiana di chirurgia (Sic) aveva lanciato l’allarme per la “drammatica” riduzione degli interventi ordinari negli ospedali, che nelle diverse Regioni sono diminuiti dal 50 all’80 per cento. “Le Aziende sanitarie sono costrette a destinare ampi spazi di ricovero ai pazienti Covid e le terapie intensive sono in gran parte occupate da pazienti principalmente no vax – spiega la Sic – si assiste all’aggravamento delle patologie tumorali che spesso arrivano tardi in ospedale ormai inoperabili”.

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