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Una guerra nucleare non va combattuta, eppure le spese militari continuano ad aumentare

di Giovanni Casciaro

A inizio gennaio vi è stata una presa di posizione importante sugli armamenti nucleari da parte delle potenze atomiche Francia, Cina, Usa, Regno Unito e Russia. In un messaggio congiunto al Consiglio di sicurezza dell’Onu, hanno affermato: “Non c’è modo di vincere una guerra nucleare”, per questo “non deve mai essere combattuta”. Un’affermazione notevole, che conferma quanto hanno sempre sostenuto scienziati e organizzazioni pacifiste. Tuttavia, come sovente accade, si riconosce il rischio insito in certe situazioni ma, con le scelte politiche, se ne perpetua o aggrava la pericolosità, utilizzando in modo sconsiderato ingenti risorse pubbliche.

È quanto accade per l’emergenza ambientale: si continuano a sostenere con finanziamenti pubblici metodi di produzione di beni ed energia, causa dell’effetto serra e della distruzione di ambienti naturali e biodiversità. Si è arrivati anche a riproporre il nucleare come fonte energetica ecosostenibile e quindi finanziabile. E ai rituali discorsi a favore della pace si contrappongono nella realtà un ampliamento, carico di tensione, della Nato verso est e un vertiginoso aumento delle spese militari. Per il potenziamento degli armamenti nucleari sono previste cifre stimate in miliardi di dollari, malgrado la capacità distruttiva già accumulata: 13.400 ordigni, di cui 40 in Italia, sotto il controllo degli Usa.

A opporsi a queste scelte politiche irresponsabili sono le organizzazioni pacifiste. Proprio in gennaio ricorre il primo anniversario dell’entrata in vigore del Trattato che dichiara illegale l’uso delle armi nucleari (Tpnw), adottato dall’Onu il 7 luglio 2017 e diventato esecutivo il 22 gennaio 2021, novanta giorni dopo la ratifica da parte di cinquanta Stati. Questo grande obiettivo è stato conseguito, malgrado le pressioni contrarie delle potenze nucleari, grazie all’impegno di Ican, Campagna Internazionale per la messa al bando delle armi nucleari, un movimento internazionale formato da centinaia di organizzazioni.

Purtroppo a non aver ancora firmato questo trattato sono proprio i paesi detentori delle armi nucleari e i loro alleati, fra cui l’Italia. I governanti di questi paesi hanno la consapevolezza, come dimostra il loro ultimo messaggio indirizzato al Consiglio di sicurezza, del fatto che la cosiddetta deterrenza nucleare, cioè la dissuasione attraverso la minaccia della reciproca distruzione totale, sia un equilibrio del terrore senza alcuna garanzia. Eppure fanno ogni forma di pressione affinché il trattato non sia firmato e continuano a dilapidare enormi risorse in una escalation senza fine degli armamenti.

Intanto, il numero dei Paesi che hanno ratificato il divieto Onu sulle armi nucleari è aumentato: il Perù è stato il 59esimo Paese, il 23 dicembre scorso. In questi giorni, su questa auspicabile scelta, l’Azione Cattolica, le Acli, la Comunità di pace Giovanni XXIII, il Movimento Focolari Italia e Pax Christi hanno rinnovato l’appello “affinché il nostro paese ratifichi il Trattato Onu, unendosi così agli oltre cinquanta stati che l’hanno già fatto”. La stessa sollecitazione, con l’implicito invito a non subire le decisioni Nato, è pervenuta dalle organizzazioni pacifiste, tra cui la Rete pace e disarmo e Senzatomica.

Numerose sono quindi le iniziative in atto a favore della pace: a oggi alcuni risultati importanti sono stati conseguiti, altri ancora possono essere raggiunti e sono necessari, data la grave tensione internazionale in atto; tensione che pericolosamente si sta sviluppando anche in Europa, dove le massime autorità Nato dichiarano oggi un possibile un confronto bellico con la Russia. Le associazioni pacifiste sono impegnate a impedire questa drammatica eventualità richiedendo a tutte le parti soluzioni pacifiche dei conflitti. Ed è proprio interesse di noi tutti sostenerle.

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