Come si ipotizzava da tempo, Stellantis ha rimborsato con un anno di anticipo il prestito da 6,3 miliardi erogato a marzo 2020 da Intesa Sanpaolo a Fca Italy e garantito all’80% da Sace. La notizia è stata confermata venerdì, dopo le indiscrezioni pubblicate giovedì da Bloomberg proprio nel giorno in cui il gruppo nato dalla fusione Fca-Psa ha annunciato di voler aumentare la propria quota nella joint venture cinese con Guangzhou Automobile Group. A fronte della garanzia pubblica, che portava con sé condizioni particolarmente favorevoli, Fca si era impegnata ad usare le risorse per pagare fornitori e personale degli stabilimenti italiani e “gestire i livelli occupazionali attraverso accordi sindacali”. Oltre allo stop a dividendi e riacquisto di azioni proprie. Ora il gruppo automobilistico presieduto da John Elkann ha mani libere.

La scorsa estate del resto Stellantis aveva firmato una nuova linea di credito revolving sindacata di 12 miliardi di euro con un gruppo di banche, spiegando che avrebbe sostituito le precedenti linee di credito di Psa per 3 miliardi di euro e Fca per 6,25 miliardi.

Il rimborso arriva mentre il numero uno di Stellantis, Carlos Tavares, ha in corso un braccio di ferro con il governo italiano da cui continua a sollecitare maggiori incentivi, lamentando che produrre le auto elettriche “imposte” dalla Ue costa il 50% in più di quelle tradizionali e in più i costi di produzione negli impianti italiani sono più alti rispetto a quelli degli altri Paesi, per cui a fine 2022 andranno prese delle decisioni. Pochi giorni fa, a sorpresa, il manager ha annunciato che l’accordo per creare a Termoli una nuova gigafactory per le batterie delle auto elettriche non è ancora chiuso: sono ancora in corso “negoziati” con l’esecutivo. Sugli aiuti pubblici richiesti in cambio dell’investimento.

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