Scontro interno all’Università Insubria di Varese. Il prorettore di Como Stefano Serra Capizzano ha denunciato per violenza privata e diffamazione il Rettore Angelo Tagliabue. I rapporti tra i due – eletti con un programma unitario nel 2018 – si erano raffreddati già da un anno. Il vicario comasco infatti non aveva apprezzato i tentativi da parte del collega di modificare lo statuto universitario e, di conseguenza, le regole per l’elezione della massima carica. Il suo dissenso sarebbe stato quindi la causa delle successive estromissioni dalle riunioni e degli allontanamenti, poi finiti nel fascicolo della Procura di Varese. “Ho subito una serie di atti pesanti che hanno intaccato il mio benessere psicofisico. Così ho ritenuto di dovermi difendere – ha spiegato Serra Capizzano – Questo periodo di difficoltà però non deve impattare sull’Ateneo. Riguarda due persone singole”. Come ribadito anche in un comunicato a studenti e personale: “Si tratta, come è ovvio, di ambito distinto e la magistratura dovrà fare il suo corso”

L’origine della questione in realtà non è chiara. In un’intervista rilasciata al quotidiano locale La Provincia di Como, Serra Capizzano – professore ordinario di Analisi numerica – ha però registrato “freddezza e astio”, dopo una sostituzione per un periodo di malattia nel 2020. Da quel momento i rapporti istituzionali tra i due sono gradualmente diminuiti, fino alle proposte, “mai passate e mai discusse”, di modificare lo statuto. Prima della discussione – riporta il giornale comasco – il prorettore non sarebbe nemmeno stato avvisato, nonostante la decisione lo riguardasse in prima persona. Al centro del dibattito c’era infatti “la riduzione del peso degli studenti – cioè dei loro rappresentanti negli organi accademici di Varese e di Como – nell’elezione del Rettore” racconta il docente 54enne al Fatto.it. Un altro tema di scontro era poi la “licenziabilità del prorettore”: il vicario – secondo l’idea di Tagliabue – sarebbe dovuto diventare una figura fiduciaria. La sua nomina quindi, come la revoca, sarebbero in quel caso passate dal rettore. Si tratta di un’eccezione nel panorama universitario: le due cariche infatti sono legate per l’intera durata del mandato. E la decadenza dell’uno solitamente coinvolge inevitabilmente anche l’altro. “Si trattava di un atto di autorità non condiviso con nessuno, nemmeno con gli studenti – afferma Serra Capizzano – L’opposizione mi ha visto partecipe e ho pagato con quello che penso essere stato mobbing”.

Rettore e vicario non hanno parlato per circa un anno e mezzo. La vicenda però non è rimasta senza un seguito. Allontanamenti da riunioni e frasi offensive pronunciate durante alcune adunanze pubbliche sarebbero – secondo le ricostruzioni – alcune delle motivazioni della denuncia. Tagliabue poi ha tolto per decreto regolare le deleghe al docente. Quella per la ricerca – che consiste nel “curare i rapporti con le istituzioni scientifiche nazionali e internazionali” – è andata a Flavia Martinelli. Quella strategica, fondamentale per le decisioni dell’Ateneo a Como, è stata invece assegnata a febbraio 2021 a Cristina Schena. L’ultimo atto è stata la sanzione disciplinare di dieci giorni di sospensione, più la perdita di circa un terzo dello stipendio mensile. Serra Capizzano ha preferito non commentare: l’indagine – comunicata all’avvocata del vicario Marta Gilli – è ancora in fase preliminare.

Tutti i tentativi di riconciliazione non sarebbero andati a buon fine, quindi ora a decidere la questione sarà la Procura di Varese. “Penso ci sia stato un tentativo di defenestrarmi con la commissione disciplinare nei miei confronti per togliermi credibilità” ha detto il professore. Sulla denuncia invece: “Ho presentato anche altre querele per falso in atto pubblico – dichiara – La mia è stata una rivolta etica prima che di difesa della mia persona”. Il periodo di “sconforto e depressione” dopo il lavoro quindicennale negli organi apicali dell’Ateneo passa – per Serra Capizzano – in secondo piano rispetto al “messaggio etico” che il docente ha voluto lanciare: “Vorrei che l’accademia fosse un luogo libero di circolazione di idee e cose simili non avessero cittadinanza”, ha spiegato. Se uno nella mia posizione subisce quello che io ritengo di aver subito – poi in caso lo affermerà anche la Procura – e non si difende, che messaggio diamo?”. La notizia è stata appresa con rammarico da colleghi e dai capi di Dipartimento, che hanno diffuso un comunicato unitario. In privato il prorettore ha detto di aver ricevuto numerosi messaggi di sostegno.

“A tre anni da un progetto comune, nell’ultimo periodo differenti vedute hanno portato a divergenze istituzionali con il Pro Rettore vicario – è stata la risposta di Angelo Tagliabue – che troveranno composizione nel proprio ambito naturale, cioè quello accademico. Il lavoro di una Università in ascesa costante su tutti i fronti deve procedere lungo un alveo il cui faro è il progresso scientifico e il rispetto delle persone”, ha precisato poi il 58enne ordinario di Malattie odontostomatologiche, “per favorire la crescita dei nostri studenti, docenti e tecnici amministrativo in un ambiente sano e stimolante. L’Università è la casa comune del progresso scientifico e del dialogo costruttivo, cui tutti noi dobbiamo tendere per vocazione naturale”. Tagliabue e Serra Capizzano dovranno continuare a guidare l’Insubria fino al 2024, ma la riappacificazione non sembra semplice.

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