Fu il primo a fare il giro del mondo, 500 anni fa. Ferdinando Magellano, portoghese, segnò l’inizio di una nuova era e la fine del terrapiattismo. Il navigatore portoghese salpò da Siviglia il 10 agosto 1519, ma fu accoltellato in un fazzoletto di isola delle Filippine da un capotribù indigeno. Una delle sue navi, lo stesso, terminò la cirumnavigazione del globo, tre anni dopo. Cinque secoli dopo la determinazione dell’esploratore vive ancora. Amante dell’azzardo, con il desiderio di superare le Colonne di Ercole, quelle mentali ( che ognuno di noi cerca di oltrepassare) Alvaro de Marichalar y Saenz de Tejada si porta dietro un tir di cognomi e titoli, un albero genealogico di conti, cavalieri e visconti che affonda le radici in 800 anni di storia e un guiness dei primati da realizzare.

Alvaro, avrebbe potuto fare come suo fratello Jaime che ha sposato Elena, l’Infante di Spagna, e portare all’altare un’aristocratica del suo rango, invece si è messo a cavalcioni di un jet ski, davanti a lui orizzonti senza fine dove il cielo si tuffa nel mare, onde alte 4 piani e tempeste.
E’ da Miami è appena partito per il First World Tour in Jet Ski. In realtà se si sommano le miglia che in 30 anni ha macinato nelle sue traversate da Roma a New York, da Formentera a Odessa, da Hong Kong a Tokyo, soltanto per citarne alcune, il giro del mondo è come se lo avesse fatto tre volte.
Il mare sotto i piedi per settimane senza vedere la terraferma, dormendo sotto le stelle, mangiando frutta secca e acciughe sott’olio. Non c’è da lamentarsi, gli uomini di Magellano furono costretti a nutrirsi di sorci e di certi “cuoi”, dopo averli ammorbiditi nell’acqua di mare e cotti sulla brace.
Tanta roba, vero? Per Alvaro nato a Pamplona che una volta all’anno vede i tori lasciati liberi nelle strade acciottolate del centro storico, avrà imparato per tradizione a prendere il toro per le corna. Solo che lo ha sostituito con balene e orche marine.

Ogni sua missione ha un obiettivo, anzi più di uno. Denuncia l’ eccessivo sfruttamento dei mari dove vengono catturati pesci in numero maggiore rispetto alla loro capacità di riprodursi, fino all’estinzione di alcune specie. Si calcola che dai 4 ai 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono nei mari di tutto il mondo ogni anno. Non si contano le volte che il motore del jet ski sia andato in tilt per aver “ingoiato” oggetti di plastica. Sono in pericolo anche le barriere coralline per i cambiamenti climatici… Tanta roba che, questa volta, diventerà un documentario in streaming. Con la tenacia si vince sempre. Ma la vittoria più bella è sempre quella che deve ancora arrivare. Chissà se Alvaro sa che prima di lui l’ha detto Enzo Ferrari e il suo mito corre ancora.

Anche Alvaro ha un corposo pedigree, ex aviatore, imprenditore nel settore delle telecomunicazioni, attivista politico, conferenziere e fondatore di Omnia Europa che, nella sua visione di fanta/politica, dovrebbe essere un partito senza politici. Adesso si riparte, verso l’ignoto, perché anche se Alvaro ha il Gps e la rotta è già tracciata, come per gli antichi esploratori il mare è sempre questo sconosciuto. “Magellano ha segnato una rivoluzione concettuale – dice Alvaro portandosi la mano sul cuore – ci ha dato per la prima volta una visione completa del mondo, ci ha mostrato che c’è un solo oceano e che il mare è un legame tra le persone. Abbiatene cura”.

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