Avevamo appena finito di associare alla pandemia lo status di guerra, a chiamare l’economia dopo la pandemia come economia di guerra, che una guerra vera è arrivata davvero: una guerra importante, non in Asia, in Africa, lontana, dimenticata, come ce ne sono tante in corso, ma nel cuore dell’Europa, da quelle parti dove hanno già avuto inizio, il primo e il secondo conflitto mondiale.

Altro che grande reset. Intanto il reset lo abbiamo visto in tivù, via i virologi (diventati star, ma ora molto ammaccati) ed ecco che entra una pattuglia di nuovi esperti, di geopolitica, tattici militari, generali in divisa e senza divisa, direttori di riviste militari che mai ci saremmo sognati di comprare: pendiamo dalle labbra di strateghi militari, sinologi, professori di diritto internazionale decongelati per il fiume di dirette in corso. Chiama chiama Luttwak!

Ed eccola la grande sostituzione: il nemico ora non è un virus, e non siamo tutti dalla stessa parte nel combatterlo, il nemico ora si chiama Putin, e c’è sempre lo zampino della Cina.

Il ministro italiano della Sanità sempre presente durante i mesi più bui della pandemia, è stato sostituito da un altro ministro, ma non quello della guerra/difesa, ma degli esteri Luigi Di Maio, una volta noto come il bibitaro, o Gigino, ora tocca a lui portarci fuori dal guado.

Tra un incontro a Doha e un altro in Polonia, vola e si posa in tutto il mondo, facendo brevi tappe nei salotti tv. Spiegando la guerra come spiegava il varo del reddito di cittadinanza in campagna elettorale.

La pandemia è forse finita, ma la guerra come finirà? Questo per ora nessuno lo sa, anche se sulla pandemia ora gli indizi che sia nata per sbaglio da un laboratorio di Wuhan iniziano ad esserci e sono testimonianze pesanti. La Cina, la Cina tutto porta alla Cina, caro Xi Jinping, so che mi stai leggendo, facciamo finta di niente sul virus che ha inguaiato il mondo, ma salvaci da Putin.

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