“Signor Farina, entreremo dal suo pisello per bombardare il calcolo che le sta dilatando il rene”. Dopo questa frase pronunciata da un urologo di Massa ho pensato subito ad Ethel, è una donna molto gelosa, spero che non si inquieti contro la scienza medica, lei resta sempre sulla superficie del mio pisello, e questa intrusione nel suo “campo da gioco” forse la turba, come turba me del resto. Devo dirvi però la verità: non vedo l’ora che entrino nel mio pisello, perché vivere con un dolore costante e quotidiano al rene non è cosa piacevole. La geopolitica attorno al mio apparato genitale ha preso questa decisione: bombardare dall’interno. E così sia.

Mi faranno una anestesia generale, l’intervento è fissato per fine mese. Mi sono immaginato questo scenario post-operatorio: “Signor Farina, l’intervento è riuscito perfettamente, abbiamo polverizzato il suo calcolo renale e abbiamo estratto i frammenti, c’è solo un particolare, lei si è risvegliato nella terza guerra mondiale, siamo in guerra con la Russia“. Spero vivamente di sbagliarmi e di non dover rimpiangere i bei tempi delle coliche renali.

Una cosa vorrei dirla, questo disagio fisico che sto provando e questo imminente bombardamento mi fa sentire ancora più vicino al popolo ucraino che sta combattendo una guerra risorgimentale contro un invasore spietato. Devo avere coraggio, un pizzico del coraggio di Zelensky e del suo popolo indomito; mentre scrivo sta nevicando su Odessa, città cara a tutti i cinefili per via della famosa scalinata, penso a questi fiocchi purissimi che cadono e che si mischiano alla cenere della distruzione, penso all’unicità irripetibile di ogni fiocco, identica all’unicità di ogni volto umano.

Le guerre nascono proprio da una amnesia del volto umano, ed è proprio per questo che ho dedicato tutta la mia vita ai video ritratti, perché sono consapevole, come il filosofo Lévinas, che il volto dell’altro ci interroga continuamente, ed è la rivelazione di una trascendenza di cui noi siamo responsabili, ognuno di noi.

Un volto umano è perennemente sfuggente, non si lascia assimilare, è una continua fuga verso la totalità e l’infinito, nel volto dell’altro ci sono bagliori di una presenza divina inafferrabile, ma è proprio questa sua natura scivolosa, di volto fuggitivo, che ci spinge all’ascolto e all’amore, e in definitiva alla libertà. Un volto è ciò che non si può incatenare, che sarà sempre oltre se stesso, è una forza centrifuga metafisica. Eppure nelle guerre i volti vengono ricoperti di polvere e cenere, vengono seppelliti sotto i bombardamenti. E questo è atroce, ed è irrimediabile. Ogni volto sepolto sotto le macerie è il volto della trascendenza che viene sepolto.

Certo ci sono dei volti che proprio non si possono digerire, e qui la filosofia di Lévinas mostra la corda, come amare la trascendenza nel volto di un Putin? Ci sono dei volti che non hanno nulla di divino, che sono solo delle dichiarazioni di guerra, guerra al volto umano. Sono dei “controvolti”. Sono volti nemici dell’umanità e di ogni infinito. La filosofia non ci aiuta, tace, e parlano le bombe, e le bombe odiano i volti, li distruggono. Dimenticare il volto umano è il passo decisivo verso la catastrofe, e ogni potere, qualsiasi esso sia, se perde il senso della sacralità del volto umano perde tutto, è un potere che agisce per l’annientamento dell’uomo sulla “faccia” della Terra. Si potrebbe dire con un gioco di parole: la guerra è letteralmente “perdere la faccia”.

Io sono per la pace, ma pace significa anche lottare e resistere contro chi vuole annientare il volto umano. Chissà se una “diplomazia dei volti” è ancora possibile a questo punto della guerra, non dobbiamo certo perdere la speranza, che si faccia di tutto per evitare l’estinzione del volto umano, ma non dobbiamo dimenticarci che in questo momento sono gli ucraini che stanno lottando per salvare il volto umano, e non dobbiamo lasciarli soli. Qualcuno ha fatto notare che gli ucraini “lottano per essere”, contro la Russia di Putin che invece “lotta per avere”. E tra essere e avere noi sappiamo già da che parte stare.

Ora scusatemi, devo prendere un antidolorifico, il rene dilatato si sta facendo sentire, perché non ci sono solo volti, anche i reni e i calcoli, mannaggia. Ethel, non essere gelosa, entreranno nel mio pisello, ma la superficie è tutta tua. E ricorda questo Ethel: la superficie è sintesi d’abisso, l’abisso che ogni volto umano incarna, l’abisso che ognuno di noi deve proteggere dall’annientamento definitivo.

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