Ha attraversato il ponte di confine fra Ucraina e Romania. Lo ha chiamato il ponte dei giocattoli perché mani amorevoli di madri posano giocattoli per i bambini profughi ucraini che lo attraversano. E’ il loro primo abbraccio d’accoglienza. Erri, pacifista a oltranza, fermamente convinto che ci vuole un dialogo fra Mosca e l’Occidente. E forse questo dialogo può avvenire anche attraverso la cultura. Quella cultura russa, da Tolstoy a Solzenicyn, di cui tutti siamo un po’ figli.

Con questo animo Erri martedì 29 marzo ha debuttato all’Auditorium (quella meravigliosa struttura multifunzionale creata da Renzo Piano) di Roma. Titolo: “Un’ora a teatro”, vis à vis con una intensa Sabrina Knaflitz, moglie di Alessandro Gassman. Ma non usa mai il cognome del marito, perché il talento è solo suo e non una questione di famiglia. Sabrina ricorda quando il suocero Vittorio, il totem del palcoscenico, andò a vederla, di nascosto, a una sua prima teatrale. E lei si meritò tutto il suo applauso e la sua benedizione.

Erri e Sabrina, un soldalizio artistico voluto da Paola Porrini Bisson, produttrice e ideatrice (insieme a Erri) della pièce. Presidente della Fondazione Erri De Luca, Paola è anche producer della compagnia OH!PEN con base a Los Angeles e promuove cinema internazionale e la Grande Letteratura. Hanno prodotto, tra l’altro, l’ultimo film (Happy Times) del regista israele-caliofrniano Michael Mayer, che sarà seduto in platea. Due, per Erri, è la formula base della biologia, della vita, alleanza tra femminile e maschile per rinnovare il mondo. In alcune grammatiche che Erri De Luca ha frequentato ha uno statuto a parte, non è singolare e non è plurale, ha specifica e indipendente forma di duale.

Sul palco Erri e Sabrina formano un duale “a grandezza naturale”, parafrasando il titolo di uno dei suoi libri/longseller, che contiene storie: le imprese di un fiore, le stranezze di un albero che non lascia cadere i suoi frutti, l’avventura di due gas della chimica. In mezzo irrompe la scrittrice/poetessa americana, Dorothy Parker, con un finale schizzante tutto napoletano. Che non vogliamo spoilare.

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