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Ennio Morricone, all’asta l’attico di Roma: si parte da una base di 12 milioni di euro

Stiamo parlando del meraviglioso attico in cui il genio della musica per il cinema è vissuto fino a due anni prima della sua morte, il 6 luglio 2020. Il luogo incantato che ha ispirato tante sue opere, nel centro di Roma. Chi adora il compositore lo conosce già, perché ha fatto da sfondo all’intervista al maestro che è parte integrante del documentario sulla sua vita: “Ennio”

La cifra è impagnativa ma potrebbe valerne la pena. Per diventare proprietari di uno dei luoghi in cui Ennio Morricone ha immaginato, intuito, sognato le colonne sonore dei suoi capolavori ci vogliono 12 milioni di euro. Ed è solo la base d’asta, perché potrebbero essere molti di più. Stiamo parlando del meraviglioso attico in cui il genio della musica per il cinema è vissuto fino a due anni prima della sua morte, il 6 luglio 2020. Il luogo incantato che ha ispirato tante sue opere, nel centro di Roma. Chi adora il compositore lo conosce già, perché ha fatto da sfondo all’intervista al maestro che è parte integrante del documentario sulla sua vita: “Ennio”, diretto dall’oscar Giuseppe Tornatore. Quali sono le caratteristiche di questo super attico? E’ un pezzo pregiato, pregiatissimo e il fatto che a metterlo all’incanto sia Christie’s, la casa d’aste più famosa del mondo, qualifica l’operazione come d’eccellenza.

La descrizione dell’annuncio? “Sontuoso attico di alta rappresentanza con vista unica su Roma…”. E ancora, “Unico nel suo genere, di 1.000 mq interni oltre a terrazze abitabili”. Seguono altre informazioni: “L’immobile – si legge nell’annuncio – ornato da numerose sculture e manufatti dell’antica Roma, è servito da portineria h24, con moderno ascensore fino al piano e dispone di un cortile dove sono presenti due comodi posti auto relativi all’immobile oggetto di vendita”. Indispensabili per chi si vuole muovere su quattro ruote nel cuore della Capitale. Per i fortunati che si possono permettere un acquisto così prezioso.

Questi i dati tecnici. Poi, da qui, la fantasia può correre. Ripartendo dai ricordi dello stesso Morricone. Raccontava che proprio qui le sue mattinate iniziavano con gli esercizi di ginnastica per tenersi in forma. Qui guardava in tv le partite della Roma, che è sempre stata la sua passione calcistica. Qui ospitava gli amici per lunghe partite a scacchi. E poi da qui si inoltrava come un qualunque cittadino, o un qualsiasi turista, per il centro storico. Con tappa frequente, tutta gastronomica, ai tavoli del ristorante “Vecchia Roma” in piazza Campitelli.

Ma proviamo ad addentraci, come fosse una location che si mostra in anteprima al nostro sguardo, in questa dimora sontuosa. Il salone di rappresentanza, quello destinato alle visite, è immenso. I soffitti a cassettoni sono alti cinque metri e sono decorati finemente. Ci sono venti camere e otto bagni. E poi l’incanto di affacciarsi dalla terrazza. Anzi dalle terrazze. Dove i pensieri possono davvero volare sopra i giardini fioriti, sospesi con i loro colori accesi sullo sfondo dell’orizzonte. Fra le nuvole del cielo romano e del suo azzurro carico.

Perché, oltre all’accesso diretto al terrazzo abitabile del terzo piano, si accede ad altri due terrazzi di cui uno vivibile, che può vantare una vista mozzafiato su tutta Roma e sui suoi antichi palazzi. Un colpo d’occhio da sogno sul Campidoglio e sull’Altare della Patria. Un film.Qui devono per forza essere nate alcune delle sue colonne sonore indimenticabili. Per film indimenticabili. Forse “Il Buono il brutto il cattivo, “Giù la testa”, “Nuovo Cinema Paradiso”, o forse il meraviglioso “C’era una volta in America”.

Però, a 89 anni, Morricone aveva deciso di andarsene. Perché? Lo aveva spiegato in un’intervista al Messaggero: “Qualche mese fa ho lasciato l’appartamento affacciato sull’Ara Coeli in cui ho scritto tante musiche. Troppo smog, confusione, traffico. Non ne potevo più di tenere le finestre chiuse”. Se n’era andato all’Eur, al dodicesimo piano di un palazzo sicuramente più anonimo, ma nel quale aveva trovato maggiore tranquillità. E, da quell’altezza, una vista altrettanto suggestiva, per quanto diversa. Il Palazzo della Civiltà, il Fungo, sullo sfondo i Castelli. Un altro genere di meraviglia. Magari proprio in quel luogo meno vistoso ha immaginato di comporre “Tante pietre a ricordare”, in memoria delle vittime del crollo del Ponte Morandi di Genova. Ultima sua composizione.

Ora il grande attico è all’asta. Svetta sullo dello storico Palazzo Muti Bussi, progettato ed iniziato nel 1585 Giacomo Della Porta, uno dei più importanti scultori e massimo esponente del Barocco italiano che ha contribuito a realizzare i maggiori monumenti romani. E’ prevista una grossa partecipazione. Chissà se sarà una competizione serrata. Magari qualcuno la spunterà ‘per un pugno di dollari’.