Cultura

Lo Scaffale dei Libri, la nostra rubrica settimanale: diamo i voti a Randagi di Amerighi, Circe di Miller, La madrivora di Larraquy e Sally Rooney

di Davide Turrini e Ilaria Mauri

Una figlia reietta, una madre possessiva, un’amante passionale, una moglie devota, una donna tormentata. Una maga potente, una ninfa ribelle e dall’animo indomito. Tutto questo e molto di più è Circe, così come l’ha immaginata Madeline Miller nel suo omonimo bestseller edito qualche tempo fa da Marsilio ma balzato ora in vetta alle classifiche letterarie. Un libro corposo, toccante e a tratti doloroso, da maneggiare e assaporare lentamente, con cura. Una manna per i classicisti e per tutti gli amanti della mitologia classica, che in quest’opera magna ritrovano un compendio di grecità, una sintesi estrema e perfetta di tutta la cosmogonia partorita dal vivido immaginario degli antichi greci. Dimenticate quelle quattro cose imparate a scuola sul conto di Circe, additata da Omero nell’Odissea come la perfida maga che trasforma i compagni di Ulisse in porci e trattiene l’eroe ritardando il suo ritorno a Itaca. O meglio, chiedetevi perché e come Circe è arrivata a quel punto e affidatevi al suo accorato racconto in prima persona redatto dalla Miller. L’autrice scava a fondo nella letteratura, analizza e scandaglia l’animo di questa figura controversa, ne coglie lo spirito indipendente e tormentato per consegnarci un ritratto inedito e multiforme, capace di catalizzare e riflettere tutte le sfumature di questa donna arcaica eletta ad archetipo della figura femminile. Questo libro è infatti il diario segreto della maga, che ripercorre la sua vita immortale narrando in prima persona aneddoti e imprese, lasciando riaffiorare i ricordi pagina dopo pagina. La figlia del Sole e della ninfa Perseide, nata con voce mortale e aspetto non memorabile, primogenita di tre fratelli (Pasifae e Perse). Sbeffeggiata dalla madre e dalla sorella, respinta dal fratello, tradita dal suo primo amore, il pescatore Glauco, cresce infelice e rancorosa, sentimenti che la portano a scoprire il potere della magia. Una ribellione che la condanna all’esilio e alla solitudine, in un’esistenza immortale che si intreccia e si incastra con le storie di tanti altri eroi e figure mitologiche, in primis appunto quella di Ulisse. Ma se Omero ce la descrive come una maga sensuale e affabulatrice, qui scopriamo piuttosto una donna fragile, combattuta tra ansie e timori, che trasforma in porci gli uomini come via d’uscita dai loro assalti sessuali. “Era quello il momento che preferivo, vederli corrugare la fronte nel tentativo di comprendere perché non avessi paura. Percepivo le mie erbe nei loro corpi simili a corde in attesa di essere pizzicate. Assaporavo quella loro confusione, quella loro nascente paura. E poi pizzicavo le corde”, racconta Circe descrivendo il loro trasumanare e costringendoci ad abbandonare tutti i nostri preconcetti sul suo conto. E’ una donna divina che trasuda umanità, che riversa nelle sue parole tutto il peso delle sue sconfitte, delle sue cicatrici, della capacità di curarsi da sola e andare avanti scoprendo giorno dopo giorno una forza d’animo inaudita. C’è tutto in questo romanzo travolgente. C’è l’amore, la passione, la vendetta, la paura, l’avventura, la tenacia e la debolezza. Perché Miller demolisce tassello dopo tassello tutta la narrazione omerica e post-omerica, regalandoci poi un finale a dir poco sorprendente ma assolutamente coerente con la narrazione, che lascia al lettore un senso di appagante compiutezza e una rinnovata convinzione del fatto che solo conoscendo davvero la propria essenza si può essere pienamente artefici del proprio destino. Voto: 10 e lode.

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