Cultura

Lo Scaffale dei Libri, la nostra rubrica settimanale: diamo i voti a Randagi di Amerighi, Circe di Miller, La madrivora di Larraquy e Sally Rooney

di Davide Turrini e Ilaria Mauri

La madrivora è una pianta la cui linfa produce (in un salto tassonomico poco approfondito) microscopiche larve animali. Le larve hanno il compito di divorare il vegetale fino a inaridirlo completamente. I resti si disperdono e fecondano il terreno, riavviando così il processo”. È dentro questa immagine che Roque Larraquy racchiude tutto il senso del suo romanzo d’esordio, La madrivora. Pubblicato in realtà nel 2018, arriva ora nelle librerie italiane con Alter Ego, che ci regala questo concentrato di orrore umano puro, dando uno spunto ulteriore di riflessione sulla natura umana. Orrore è infatti ciò che si prova quando si legge questo volumetto, composto da due storie parallele, una ambientata nel 1907 e l’altra nel 2009. Scenari e protagonisti diversi, ma stessa miseria: da un lato c’è il dottor Quintana del sanatorio di Temperley, in Argentina, che si lascia coinvolgere in un sedicente progetto scientifico per scoprire cosa prova una persona appena muore; e dall’altro c’è un artista omosessuale obeso che ripercorre la sua vita in una lettera a una studentessa sconosciuta, entrando nei dettagli del suo macabro esperimento, la creazione di un “mostro” perfetto attraverso anche parti del suo corpo. Due storie che si fondano entrambe su quell’anelito insito dalla notte dei tempi nell’animo umano, l’hybris tanto cara ai greci, che spinge l’uomo a travalicare ogni confine nel vano tentativo di raggiungere Dio. Così assistiamo ai dialoghi assurdi e surreali di questo gruppo di pseudomedici che ingaggia un gruppo di malati di cancro e li convince a farsi decapitare per tentare di scoprire cosa succede dopo che gli viene tagliata la testa. Una brama spasmodica di indagare quei nove metafisici secondi in cui la coscienza abbandona il corpo. Uno sforzo di indagine che ha segnato la vita anche dell’artista, tra uno squallido senso dell’amore e drammi esistenziali che alimentano la sua pazzia e i deliri da demiurgo, divorandolo dall’interno proprio come le larve della madrivora. Un romanzo non facile, sicuramente non convenzionale, che mette tutta la sua potenza in quel che sta dietro la scrittura apparentemente banale ma per questo ancor più straniante. Voto (atterrito): 8.

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