Calcio

“Mino Raiola gravissimo”: il San Raffaele smentisce la morte del superprocuratore dei calciatori. Zangrillo: “Sta combattendo”

Attraverso il suo profilo Twitter è stato lo stesso procuratore a dirsi "incazzato" per quanto avvenuto: "Stato di salute attuale per chi se lo sta chiedendo: incazzato perché mi uccidono per la seconda volta in 4 mesi. Sembrano anche in grado di resuscitare"

Mino Raiola non è morto. L’ospedale San Raffaele ha smentito la notizia, diffusa dai più importanti media sportivi italiani, della morte di uno dei più famosi e potenti procuratori di calciatori. Il manager 54enne, nato a Nocera Inferiore, nel Salernitano, è in cura presso la struttura milanese ma, come comunicano fonti sanitarie, è vivo. “Sono indignato dalle telefonate di pseudogiornalisti che speculano sulla vita di un uomo che sta combattendo”, dichiara Alberto Zangrillo, direttore del Dipartimento di anestesia e terapia intensiva del San Raffaele.

Nei mesi scorsi erano uscite notizie su alcuni ricoveri a cui l’agente – procuratore tra gli altri di Donnarumma, Ibrahimovic, Verratti e Balotelli – era stato sottoposto. E attraverso il suo profilo Twitter è stato lo stesso procuratore a dirsi “incazzato” per quanto avvenuto: “Stato di salute attuale per chi se lo sta chiedendo: incazzato perché mi uccidono per la seconda volta in 4 mesi. Sembrano anche in grado di resuscitare”.

All’età di un anno Raiola si trasferì ad Haarlem, in Olanda, al seguito dei genitori. Dopo aver lavorato nel ristorante del padre, il futuro agente ha mosso i primi passi nel mondo del calcio come direttore sportivo della locale squadra di calcio. Quindi attraverso l’agenzia “Intermezzo”, da lui fondata, ha mosso i primi passi nel mondo dei procuratori sportivi arrivando a ribaltare il rapporto di forza club-calciatore e incassando commissioni plurimilionarie che hanno toccato gli oltre 27 milioni di euro per il trasferimento di Paul Pogba dalla Juventus al Manchester United.